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Sarebbe un peccato se il primo incontro del Forum cattolico-islamico - tenutosi all’inizio di novembre a Roma dopo la lettera dei 138 saggi musulmani A Common Word - passasse via come un appuntamento tra tanti. Perché quelle due giornate di lavori tra esperti provenienti da tutto il mondo - concluse da un incontro con il Papa - hanno prodotto qualcosa di importante. Le solite Cassandre avevano discettato sull’inutilità di questi incontri. Invece la Dichiarazione comune firmata dai partecipanti è un testo chiaro e pieno di contenuti. Un documento - consultabile integralmente su www.missionline.org - che finalmente evita ambiguità su temi chiave come il diritto a praticare ovunque «in privato e in pubblico» la propria religione o il fatto che il rispetto della dignità di ogni persona vada applicato «su una base paritaria» anche alle donne. Qualcuno potrebbe concludere che «questa volta gliele abbiamo cantate ai musulmani». Ma si sbaglierebbe. Basta leggerla tutta - quella Dichiarazione - per capire come passi precisi siano chiesti anche a noi cristiani. Quando - ad esempio - leggiamo nel documento che tutti «i simboli religiosi non dovrebbero subire alcuna forma di scherno o di irrisione» e che va promossa «un’attenta informazione sulla religione dell’altro», ci sentiamo davvero a posto? Su AsiaNews padre Samir Khalil Samir - uno dei partecipanti al Forum - ha sottolineato la serietà di questo confronto, aggiungendo: «Ho avuto la netta percezione che nel mondo musulmano ci sia una maggior ricerca dell’incontro coi cristiani». Dopo il Forum il dialogo con l’islam ha punti di riferimento chiari. Guai a lasciarli cadere.