| Chi siamo | il PIME | Mondo e Missione | Link | Contatti

Vedi anche
25/10/2008 Bibbia
Sinodo: le «Proposizioni» sulla missione
15/10/2008
La Parola di Dio in America
di Oscar Rodriguez Maradiaga
15/10/2008
La parola di Dio in Oceania
di Michael Ernest Putney
15/10/2008
La Parola di Dio in Asia
di Thomas Menamparampil
15/10/2008
La Parola di Dio in Europa
di Josip Bozanic
15/10/2008   
La Parola di Dio in Africa
di John Olorunfemi Onaiyekan
La relazione continentale tenuta dell'arcivescovo di Abuja (Nigeria) al Sinodo dei vescovi

Nell’Istrumentum Laboris, (IL) n° 7b, leggiamo la seguente osservazione, che consideriamo pertinente.
“Nelle Chiese locali di origine più recente l’uso della Bibbia fra i fedeli è più ampio che altrove.”
Entro i limiti di tempo concessimi da questa presentazione, vorrei spiegare, sebbene in modo succinto, quanto tale affermazione valga per il continente africano. Due importanti eventi biblici, celebratisi recentemente in Africa, ci hanno permesso di testimoniare e di documentare questa realtà. Il primo è stato il Quarantesimo Anniversario del documento conciliare Dei Verbum, celebrato a giugno 2005 con un incontro ad Abuja, Nigeria, sull’Apostolato biblico in Africa. Il secondo ha avuto luogo all’inizio di quest’anno quando la Federazione Biblica Cattolica si è riunita in plenaria per la prima volta nel continente africano, a Dar es Salaam, in Tanzania. In ambedue le occasioni, abbiamo sentito parlare di ciò che Dio ha fatto per portare la Sua parola in ogni angolo dell’Africa, in particolare a partire del Concilio Vaticano II. Oggi, guardando il nostro continente, possiamo dire che la parola di Dio è la buona novella che è stata disseminata in ogni dove. Ci sono sfide da affrontare, ma anche tanti motivi di consolazione.
Per la mia breve presentazione, ho deciso di adottare il triplice schema in cui è articolato l’argomento del Sinodo, che troviamo sia nei Lineamenta sia nell’Instrumentum Laboris, ovvero:
(a) la Parola di Dio in Africa
(b) la Parola di Dio nella vita della Chiesa in Africa e
(c) la Parola di Dio nella missione della Chiesa in Africa.

I. LA PAROLA DI DIO IN AFRICA

1. Semina Verbi nella tradizione africana. I documenti pre-sinodali sottolineano l’importanza del concetto generale della Parola di Dio, ben oltre i testi delle Scritture. La Parola di Dio è il dialogo fra Dio e l’umanità intera, che raggiunge ogni persona umana, di qualsiasi età abbia e ovunque si trovi. Il Sinodo africano ha finalmente e definitivamente riabilitato la religione e le culture tradizionali africane riconoscendo ufficialmente, con un autorevole documento, che la Religione tradizionale africana è una fede monoteistica che crede e adora l’unico vero Dio, “il Creatore” (EIA 57). Si tratta dello stesso Dio che mai si è reso inaccessibile a tutti coloro che lo cercano con un cuore puro (LG 15). Ovviamente, a causa delle umane imperfezioni, questo Dio spesso viene avvicinato con immagini o riflessioni confuse. Tuttavia la verità fondamentale è che l’Essere Supremo, Creatore del cielo e della terra, è l’oggetto della adorazione e delle preghiere della nostra Religione Tradizionale africana. Le fondamentali norme etiche delle religioni del nostro continente, pur nella loro imperfezione, riflettono i raggi della “luce che illumina ogni uomo.” (Gv 1, 9). Tutto ciò non è avvenuto senza la grazia di Dio, come afferma chiaramente il Concilio Vaticano II (LG 15). Ciò è dovuto non solo a una preparatio evangelica alla successiva accoglienza del messaggio del Vangelo, ma anche a un ambiente già predisposto e a un terreno fertile per l’annuncio della Parola di Dio sia attraverso le scritture sia attraverso il ministero della Chiesa (EIA 57).
Credo sia importante riconoscere questo aspetto, se vogliamo spiegarci perché la fede Cristiana si è diffusa così rapidamente durante il secolo scorso nel continente africano, quale “opera meravigliosa della grazia divina” (EIA 33). Il mio defunto padre, che fu uno dei primi ad abbracciare il Cristianesimo nel nostro villaggio, intorno al 1920, mi spiegò che quando divenne cristiano, non dovette accettare un nuovo Dio, perché era lo stesso Olorun, l’Essere Supremo Yoruba, che aveva già conosciuto nella Religione tradizionale. Egli edificò su questo la sua fede cristiana, con la grazia di Dio e la presenza dei missionari che predicavano il Vangelo. Dunque, perfino nel cosiddetto Continente Nero, la luce dell’Eterna Parola di Dio non è mai mancata.

2. L’Africa nelle Sacre Scritture. Parola di Dio sono le Sacre Scritture che raccontano le storie del popolo di Dio durante l’Antica e la Nuova Alleanza, e vediamo che nella storia divina il continente africano è sempre stato molto presente. Sin dall’inizio il patriarca Abramo si rifugiò in Egitto (Gen. 12, 10-20). Non dobbiamo inoltre dimenticare che lo stesso Egitto divenne l’ “incubatrice” storica del popolo di Israele. La famiglia di Giacobbe – Israele – che abbandonò la terra di Caanan per l’Egitto su invito di Giuseppe, comprendeva soltanto 70 persone (Es 1, 5). Rimasero nella Terra di Goshen per circa 430 anni, (Es 12, 40). E quando ci fu l’Esodo, erano diventati una grande nazione di 600.000 uomini, “senza contare le loro famiglie” (Es 12, 37). Ma se noi, invece, contiamo le loro famiglie, considerando una media minima di cinque persone ciascuna, parliamo allora di un totale intorno ai tre milioni di persone che si misero in viaggio! Fu pertanto in Egitto che Israele, in quanto nazione, si sviluppò al suo inizio. Così, per il popolo di Israele, l’Egitto non è solo la terra della persecuzione e dell’esodo, ma anche del rifugio e della protezione. Per gran parte della sua storia, Israele fu un piccolo stato stretto fra grandi nazioni: l’Egitto a sud, la Siria a nord, la Mesopotamia a est.
Nel Nuovo Testamento, l’Egitto è ancora la terra del rifugio per la Sacra Famiglia, (Mt 2, 13-15). Nella passione, fu un africano, ovvero Simone di Cirene, che aiutò Gesù a portare la croce (Mt 15, 21). Nel giorno di Pentecoste, molti pellegrini vennero dall’Africa, dall’“Egitto e dalle parti della Libia vicino a Cirene” (At 2, 10). L’eunuco etiope (At 8, 26-39) fu uno dei primi a portare a casa il messaggio cristiano, nel cuore dell’Africa.
Per tanto non dobbiamo stupirci che alcuni dei primi nuclei cristiani, che produssero teologia e teologi, ma anche martiri e confessori, abbiano avuto origine in Africa Settentrionale – Alessandria, Cartagine e Ippona, per menzionarne solo alcuni. Tutto ciò viene riconosciuto e celebrato nell’Esortazione post-sinodale di Giovanni Paolo II, Ecclesia in Africa, n. 31. Credo sia importante ricordare tutto ciò affinché cessiamo di pensare all’Africa come a una terra nuova ed estranea alla storia della salvezza che le Sacre Scritture hanno conservato per noi. Il nostro continente può vantarsi di essere una “terra biblica” in un modo tale che molte delle grandi nazioni cristiane non possono neppure accostare.

3. Le Scritture nell’Africa di oggi. Il Concilio Vaticano II stabilì che tutti i fedeli dovessero avere ampio accesso alla Parola di Dio contenuta nelle Sacre Scritture (DV 22). E molti sforzi sono stati fatti sin da allora per permetterne la conoscenza ai cristiani dell’Africa. Tuttavia, sono ancora molte le difficoltà da superare.

3.1. I testi delle Scritture in se stessi possono costituire un problema in molti luoghi. Infatti, il costo della Bibbia, che in molte parti del mondo può essere irrilevante, in Africa può arrivare a uno stipendio mensile. Dunque, molti non dispongono di denaro sufficiente per possedere una Bibbia. In tal senso, ci si è impegnati a stampare Bibbie a prezzi accessibili. A questo proposito, dobbiamo elogiare il lavoro dei nostri fratelli protestanti, che hanno fatto di questo compito una priorità del loro apostolato. In molti luoghi la Chiesa Cattolica ha unito i suoi sforzi a quelli di altri cristiani, in particolar modo nell’ambito della Società Biblica e tale collaborazione sta dando molti frutti.

3.2. A parte il problema dei testi, vi è anche la questione della lingua. Infatti la Bibbia non ha ancora trovato una traduzione adeguata in molte lingue. Pertanto l’accesso diretto alla Parola di Dio contenuta nelle scritture resta precluso a coloro che conoscono solo quelle lingue. Ecco quindi l’importanza della traduzione, che non è un compito facile. E anche in questo dobbiamo ringraziare l’assiduo lavoro dei nostri fratelli protestanti, che in molte parti dell’Africa si sono dedicati alla traduzione della Bibbia. La Chiesa Cattolica, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II, si è impegnata fortemente in questo compito, sebbene non senza grandi difficoltà. Assai spesso i mezzi a disposizione per raggiungere l’obbiettivo, nonché le competenze necessarie a questo fine, sono molto carenti. Ciò nonostante, le traduzioni sono molto importanti in Africa, perché non si tratta soltanto di trasporre in un’altra lingua la Parola di Dio, ma anche di diffondere la parola scritta in un continente in cui l’analfabetismo è ancora largamente diffuso. In simili circostanze, la traduzione della Bibbia nelle lingue locali rende i testi sacri disponibili e accessibili anche alle persone che non sanno leggere: infatti, ascoltandone la lettura nella propria lingua, possono ricevere la Parola di Dio attraverso l’ascolto. In una cultura ampiamente orale, quale quella Africana, l’importanza dell’ascolto della Parola di Dio non può essere sottovalutata. Dopo tutto, il Signore ha detto: “Beati coloro che ascoltano la Parola di Dio e la osservano!” (Lc 11, 28). Sebbene sia convinto che debbano essere benedetti anche coloro che leggono la Parola di Dio, forse debbono esserlo di più coloro che l’ascoltano semplicemente.

3.3. Tuttavia, anche dopo aver ascoltato la Parola di Dio letta nelle nostre lingue, resta il compito di interpretarla per impregnare del vero significato del messaggio dello Spirito Santo coloro cui essa è rivolta. E qui abbiamo il compito dell’interpretazione, dell’esegesi sia a livello scientifico che popolare. Abbiamo ricevuto grande testimonianza delle meraviglie che lo Spirito Santo ha operato nei cuori e nelle menti dei cristiani che si avvicinano in semplicità alla Parola di Dio, con fede e amore profondi. Esiste una specie di “istinto spirituale” cristiano per la giusta comprensione della Parola di Dio, che talora fa vergognare alcuni esegeti per le loro speculazioni irresponsabili. Sia i Lineamenta (n. 19, 25) sia l’Instrumentum Laboris (n. 38) parlano finalmente della Lectio Divina. A partire dal Concilio Vaticano II, ciò ha contribuito grandemente all’apostolato biblico in Africa, e in tal senso abbiamo messo a punto vari metodi di lettura, meditazione e applicazione delle Scritture alla vita della nostra gente. Per esempio, solo per menzionarne qualcuno, il monastero di Dzogbegan, nel Togo settentrionale, e il Centro pastorale di Lumko in Sudafrica hanno dato vita ad alcuni metodi di studio, che sono stati utilizzati in tutto il mondo, spesso con delle modifiche, ma sempre con grande profitto.

3.4. I nuovi mezzi di comunicazione. Sebbene la mia presentazione sia succinta, non posso non menzionare la sfida che rappresentano i nuovi mezzi di comunicazione. Oggigiorno, computer e satelliti hanno rivoluzionato la comunicazione. Se dobbiamo diffondere la Parola di Dio, com’è volontà del Padre, non possiamo ignorare cosa sta accadendo nell’ambito delle nuove tecnologie della comunicazione. Purtroppo, il divario tecnologico si allarga ogni giorno di più fra le nazioni ricche e quelle povere, ma la buona novella è che proprio queste stesse tecnologie stanno in molti modi colmando la distanza. I telefoni cellulari e Internet hanno raggiunto anche le zone più remote, prive di elettricità e di telefonia fissa. Le possibilità dunque di diffondere la Parola di Dio vanno al di lá di ogni immaginazione. In molte parti dell’Africa esistono numerosi e creativi progetti per diffondere il messaggio delle scritture con mezzi diversi dai testi e dai libri tradizionali. Dunque, sono urgentemente necessari una solidarietà e una condivisione di risorse a livello mondiale.

II. LA PAROLA DI DIO NELLA VITA DELLA CHIESA AFRICANA

“La Parola di Dio sorregge la Chiesa lungo tutta la sua storia” (Lin. 19) e ciò vale anche per la storia della Chiesa in Africa.

1. La Chiesa primitiva fu edificata sulla Parola di Dio contenuta nelle Sacre Scritture. Ciò è altrettanto vero per la chiesa primitiva dell’Africa settentrionale. Tale tradizione ha proseguito ininterrotta fino ai nostri giorni. In tal senso, le Chiese copte dell’Egitto e dell’Etiopia si fondano ampiamente sulle Scritture, così come altre Chiese di rito orientale.

2. Tuttavia, oggi, l’attenzione è rivolta soprattutto alle Chiese più giovani dell’Africa sub-sahariana. Mentre la tradizione della Chiesa Cattolica che si è insediata in alcune parti dell’Africa nel XV secolo è rimasta inalterata per 500 anni in paesi come il Mozambico e l’Angola, la chiesa che oggi si trova in molte parti del continente è frutto di un’evangelizzazione più recente, risalente soprattutto al XX secolo, ovvero un “periodo di rapida crescita”, come è detto al numero 33 di Ecclesia in Africa. I missionari che portarono la fede cattolica in Africa alla fine del XIX secolo e durante la maggior parte del XX furono uomini e donne del loro tempo, figli dei paesi da cui provenivano. E’ dunque naturale che la Bibbia, in quanto testo scritturale, non fosse una priorità nella vita della chiesa di quei tempi. Ed è per questo che le prime comunità cattoliche avevano maggior familiarità con le dottrine apprese attraverso il catechismo e le preghiere dei missionari che non dalle citazioni dei capitoli e dei versetti della Bibbia. Tuttavia ciò non significa che essi fossero ignoranti delle Sacre Scritture, poiché lo stesso catechismo si basava, indirettamente, su di esse. Ancor più importante fu allora la liturgia. Durante la messa, venivano letti dei brani che poi venivano commentati nelle omelie. E sebbene il messale preconciliare contemplasse meno letture di quello odierno, queste erano ben assortite e venivano tratte sia dall’Antico che dal Nuovo Testamento. Inoltre non dobbiamo sottovalutare l’ampio uso delle narrazioni bibliche, molto famose presso i giovani e i bambini. Attraverso tali pubblicazioni, gran parte delle storie essenziali della Bibbia, contenute sia nell’Antico sia nel Nuovo Testamento, vennero imparate con grande profitto. Naturalmente, vi erano delle Bibbie cattoliche disponibili, ma, come le traduzioni, non erano largamente diffuse. Si soleva dire che mentre i protestanti andavano in chiesa portando la Bibbia con sé, i cattolici ci andavano con i loro rosari e i loro messali, quando ne avevano.

3. Poi venne il Concilio Vaticano II con la sua rivoluzione biblica che aprì le Sacre Scritture alla vita della Chiesa. Il Concilio ha dato orientamenti molto chiari non solo nella Dei Verbum, particolarmente al capitolo 6, ma anche in altri documenti, come la Costituzione dogmatica sulla liturgia Sacrosanctum Concilium e in quella sulla formazione dei sacerdoti Optatam Totius, in cui le Scritture vennero definite “l’anima della teologia” (OT 16). Tali orientamenti vennero accolti con grande serietà dalla Chiesa d’Africa. Possiamo dire che fu allora che si verificò un’esplosione di entusiasmo nei confronti della Parola di Dio contenuta nelle Sacre Scritture. I laici in particolar modo si dimostrarono assetati della Parola delle Sacre Scritture. Cercarono di apprendere tutto il possibile e talvolta, per ansia di conoscenza, furono disposti ad abbeverarsi ai pozzi avvelenati dei territori non cattolici.
Il Concilio affidò la responsabilità di interpretare in modo corretto le Sacre Scritture direttamente alla guida delle Chiese locali, ovvero i Vescovi, i quali non hanno trascurato il loro dovere. Quasi tutte le Conferenze episcopali hanno una Commissione biblica e per l’orientamento dell’apostolato biblico. Tali Commissioni sono legate alle Conferenze episcopali anche a livello regionale e continentale. A livello continentale, la SECAM possiede un ufficio di coordinamento denominato Centro Biblico per l’Africa e il Madagascar (BICAM). In passato si trovava a Nairobi, ma adesso la sede centrale della SECAM risiede ad Accra, in Ghana. La struttura continentale è coordinata ed integrata a livello mondiale attraverso la Federazione Biblica Cattolica di cui la Chiesa Africana costituisce uno dei maggiori componenti. Mediante questa struttura, il Magistero della Chiesa in Africa ha cercato di incoraggiare, promuovere e coordinare l’uso delle Scritture nella Chiesa. Alcuni progetti riguardanti la diffusione della Bibbia, come produzione di testi, traduzioni e pubblicazioni di materiale biblico sono rigorosamente supervisionati da personale competente, che viene incaricato dalle autorità preposte. Ciò ha dato molti frutti nella maggior parte delle nazioni africane.
A questo riguardo, la Chiesa africana apprezza sinceramente il ruolo di molti Istituti di Vita Consacrata, incaricati specificamente si svolgere l’apostolato biblico. Per esempio, possiamo ricordare i Padri e le Figlie di San Paolo (la famiglia paolina), che pubblicano molte Bibbie e altro materiale correlato, nonché la Congregazione della Parola Divina.
In ambito di esegesi scientifica, la Chiesa africana si è assunta seriamente la responsabilità di garantire che gli esegeti e i teologi africani siano adeguatamente sostenuti e incoraggiati, nonché guidati, nel loro lavoro. La SECAM dispone di una commissione biblica, chiamata “Commibible” dalla fusione fra le due parole inglesi Biblical e Commission, Commissione Biblica. Il suo compito è quello di supervisionare il lavoro del BICAM e di altri organismi di apostolato biblico in Africa. Parallelamente, ma strettamente legata al Commibible, vi è poi l’Associazione degli esegeti biblici africani, denominata PACE (Associazione panafricana degli esegeti cattolici). Questa organizzazione tiene regolarmente congressi e incontri scientifici, circa uno ogni due anni, in cui la discussione delle questioni scritturali avviene ad altissimo livello, in ambito di riflessione scientifica. Le loro pubblicazioni hanno ricevuto il plauso e il rispetto di organismi paritetici in altre regioni della Chiesa universale. Il loro lavoro merita tutto il nostro sostegno e incoraggiamento

III. LA PAROLA DI DIO NELLA MISSIONE DELLA CHIESA IN AFRICA

Per ora, abbiamo visto molte delle opere che la Chiesa sta realizzando, nella sua missione africana, attraverso la Parola di Dio. Ora mi limiterò a sottolineare solo alcuni punti.

1. Evangelizzazione primaria. In primo luogo, l’Africa è ancora un continente di prima evangelizzazione. Recenti statistiche rivelano che la percentuale di cattolici in Africa si aggira ancora intorno al 14%, (EIA 38). Ciò è da considerarsi una messe copiosa (EIA 74). Il compito dell’evangelizzazione primaria richiede, naturalmente, che la Parola di Dio venga annunciata e proclamata in tutta la sua potenza e il suo vigore, il che comporta che la Scrittura venga presentata in modo adeguato a coloro che stiamo esortando ad accogliere il messaggio cristiano. La catechesi mediante la quale realizziamo l’evangelizzazione primaria si è sempre più radicata nelle Sacre Scritture, secondo gli orientamenti del Direttorio generale per la Catechesi, nonché l’esempio del Catechismo della Chiesa Cattolica.


2. La cura pastorale. È inoltre missione della Chiesa guidare i suoi membri affinché vivano coerentemente la fede Cristiana nella vita e nelle occupazioni di ogni giorno. E in tal senso la Parola di Dio contenuta nelle Scritture è un punto di riferimento costante “una luce sul nostro cammino” Sal 119,105. Le lezioni delle Sacre Scritture, sia dell’Antico che del Nuovo Testamento, sono sempre valide, poiché la Parola di Dio dura in eterno. I cristiani che, vivendo nel mondo, devono testimoniare il messaggio del Vangelo, sono così stimolati a conoscere le fonti della loro fede, approfondendo in particolar modo la Parola di Dio ispirata contenuta nelle Sacre Scritture. Dunque le Scritture hanno un ruolo importantissimo nella missione pastorale della Chiesa verso i propri membri.

3. Ecumenismo. Ma la Chiesa ha una missione da compiere anche fuori dal suo ovile. Cominciamo con i cristiani che non appartengono alla nostra Chiesa. Abbiamo già menzionato la nostra collaborazione, fondata sull’ecumenismo, per la produzione di testi biblici e traduzioni. Abbiamo notato con nostro grande piacere, e certamente a maggior gloria di Dio, che una maggior conoscenza delle Sacre Scritture da parte dei cattolici ci ha avvicinato ai fratelli appartenenti ad altre tradizioni cristiane, per i quali le Scritture sono spesso la principale e forse l’unica guida alla vita cristiana. Quando siamo capaci di leggere la Bibbia e pregare insieme, molti malintesi vengono superati, diventa possibile e proficuo collaborare e si promuove la missione della Chiesa in generale. Esistono, ovviamente, delle difficoltà, soprattutto con quei gruppi che, oltre a essere fondamentalisti, sono dichiaratamente anti-cattolici. L’Africa, sfortunatamente, è la discarica in cui gli altri continenti riversano ogni tipo di idee folli, come per esempio che la nostra Chiesa non “rispetta” la Bibbia, e per tanto, non può essere considerata veramente cattolica. Molti dei nostri membri si sentono spesso in imbarazzo per gli attacchi e gli abusi di questi gruppi, soprattutto quando non sono adeguatamente preparati a difendere la propria posizione di cattolici. Per questo molti dei nostri fedeli si sono trovati nella necessità di approfondire le Scritture, proprio per poter controbattere gli attacchi rivolti a loro e alla loro Chiesa. In generale, comunque, credo che il contatto con i nostri fratelli protestanti si stia gradualmente sviluppando nella giusta direzione.

4. Dimensione interreligiosa. Qui abbiamo a che fare soprattutto con le Religioni tradizionali africane con l’ Islam. Sebbene vi siano anche alcuni membri di altre religioni, quali l’Ebraismo, l’Induismo, il Buddismo eccetera, essi non comportano per noi conseguenze pastorali significative. Ciò nonostante, dobbiamo rapportarci ai nostri fratelli africani che appartengono a queste altre religioni, armati della Parola di Dio contenuta nelle nostre Scritture. Ho già parlato di coloro che aderiscono alla Religione tradizionale africana, nonché dei molti valori e delle molte verità che questa ha in comune con la nostra fede cristiana. Nella mia esperienza, i seguaci della Religione tradizionale africana ascoltano volentieri le storie della Bibbia e accolgono persino molti dei suoi messaggi.In certo qual modo, lo stesso potrebbe dirsi dei mussulmani, che fondamentalmente riconoscono Gesù almeno come profeta. Parlano del “vangelo”, anche se potrebbe non essere necessariamente quello che leggiamo noi. Tuttavia, vi è il patto fondamentale che Dio ha stretto con noi attraverso i suoi profeti, pertanto, il rispetto per i nostri testi sacri è dato in genere per scontato. Inoltre, considerati i molti paralleli del Corano con le nostre Scritture, da cui potrebbero essere stati estratti, esiste un ampio margine per mantenere un discorso comune con i nostri fratelli e le nostre sorelle mussulmani. La tragedia, tuttavia, è che non si fa abbastanza su questo versante, poiché le rivalità fra cristiani e mussulmani, in molti luoghi, nascono ovviamente dalle differenze, trascurando ciò che invece abbiamo in comune. Inoltre, vi sono dei fanatici che asseriscono sfacciatamente che il Corano non è che la versione migliorata e corretta delle nostre Scritture. E quando costoro sono lasciati liberi di diffondere queste loro idee che non sono di aiuto, il mutuo rispetto dei testi sacri diventa difficile.
Il Concilio Vaticano II, in un unico e breve passaggio, ha raccomandato di mettere a punto edizioni speciali delle Scritture per i fratelli che professano un’altra fede. Per quanto ne so, ben poco è stato fatto a questo riguardo. Credo che almeno in Africa dovremmo fare di più.

CONCLUSIONE

Si sta facendo molto, in questi giorni, riguardo alla Parola di Dio nella Chiesa e, specialmente, nella vita e nella missione della chiesa in Africa. Personalmente, ho solo cercato di riassumere e di dare scorci generali della realtà africana. Tutto ciò è opera dello Spirito del Signore che opera nelle nostre chiese locali. Tuttavia, molto di quanto accade non viene documentato e resta a livello locale. Ma è proprio lì che l’azione dello Spirito è al lavoro. Con il Sinodo speriamo che l’entusiasmo che sta vivendo il nostro continente per la Parola di Dio venga rafforzato e sostenuto. Inoltre, speriamo che l’aver raccontato la nostra storia, le sfide che dobbiamo affrontare e i limiti delle nostre risorse, ci permetta di avere più sostegno da coloro che ci hanno aiutato nelle necessità che ho già menzionato. Noi continuiamo a essere fiduciosi nello Spirito del Signore Gesù, l’Artefice delle Scritture e loro grande Interprete, il quale parla a tutti coloro che le ascoltano con il cuore. Possa la Parola di Dio, in tutta la sua ricchezza, dimorare nei nostri cuori. Amen. (Col. 3:16).

Questo testo è tratto dal "Synodus Episcoporum Bollettino" on line nella sezione Sala Stampa del sito vaticano www.vatican.va. Il testo originale è in inglese. Il Bollettino è uno strumento di lavoro ad uso giornalistico. Le traduzioni non hanno carattere ufficiale.

invia ad un amico

visualizza per la stampa

Sostieni i Media Pime

logo Media Pime

Pime Giovani

Web Design www.horizondesign.it