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12/07/2008   
Testimonianza / Padre De Ascaniis, una vita per la Cina
Padre Quirino l’umile centenario
di Gianni Criveller
Occupanti giapponesi, nazionalisti cinesi, comunisti, banditi…La vita di padre Quirino sembra un romanzo. Di un uomo semplice e vero

Dei 150 anni di presenza del Pime a Hong Kong, lui ne ha vissuti la metà. Padre Quirino De Ascaniis, cent’anni il 5 agosto, ne ha passati 75 nell’ex colonia britannica e nell’area limitrofa (politicamente sotto l’amministrazione cinese, ma parte della diocesi di Hong Kong) dove ha vissuto in prima persona - da protagonista e da spettatore - le vicende complesse, traumatiche e spettacolari che hanno radicalmente trasformato il «continente-Cina» e la sua Chiesa. Una Chiesa che, specialmente a Hong Kong, è stata fortemente segnata dalla presenza Pime (M.M. aprile 2008, pp. 26-30). Padre Quirino ha incontrato e conosciuto personalmente almeno 165 dei 207 suoi confratelli, che in questa terra hanno messo le radici della presenza cristiana.
La sua è una storia di eroica semplicità, come spesso succedeva per i missionari che nella prima metà del secolo scorso si avventuravano verso mondi allora geograficamente e culturalmente così distanti. Nonché attraversati da fermenti politici e sociali che non potevano non toccare - spesso destabilizzandola - la presenza missionaria. De Ascaniis è testimone d’eccezione; grazie al suo racconto diretto e al suo diario costante e minuzioso, ci racconta la sua storia personale intrecciata a quella della Cina e dei cristiani a cui era inviato.
Nativo di Giulianova, provincia di Teramo, da una famiglia povera e numerosa, padre Quirino viene ordinato sacerdote il 24 settembre 1932. Un anno più tardi (il 29 settembre 1933) è già a Hong Kong, dove sbarca dalla nave Conte Rosso, insieme ai padri Domenico Bazzo e Pietro Garbelli.
La sua vita di missionario attraversa molti momenti difficili, soprattutto negli anni in cui opera nei distretti di Bao’an e di Huiyang (Po On e Wai Yeung). Viene arrestato, condannato agli arresti domiciliari, affronta vari interrogatori, è assalito da briganti, rischia in più occasioni di essere ucciso. Nella Cina continentale padre Quirino vive sempre in situazioni di grande tensione. Come egli stesso scrive, sono molti i fuochi contro cui deve combattere suo malgrado: occupanti giapponesi, nazionalisti cinesi, guerriglieri comunisti, banditi comuni e, dal 1949, il governo comunista... È un’epoca in cui commettere un errore fatale è fin troppo facile.
Nel febbraio del 1941, i soldati giapponesi si stabiliscono vicino alla sua residenza e molti cinesi scappano per paura. Quelli che restano chiedono protezione al missionario, che, seppure con riluttanza, acconsente a mettere al sicuro in casa sua soldi e oggetti di valore.

Una notte un gruppo di uomini armati piombano nella sua abitazione, qualificandosi come guerriglieri comunisti. Frugano dappertutto finché non trovano quello che cercano. Poi gli intimano di seguirlo. «All’udire quelle parole - annota padre Quirino - fui più ancora convinto che la mia vita era alla fine, perché sapevo che i guerriglieri non facevano prigionieri, ma uccidevano senza processo quelli che credevano loro nemici o cooperatori dei giapponesi. Mi trovai di fronte alla morte. Perciò durante il cammino raccomandavo l’anima a Dio. Ero come condotto al luogo del supplizio». Per sua fortuna si trattava di ladri comuni, che si spacciavano per guerriglieri comunisti; una volta al sicuro, fuori dal villaggio, lo lasciarono andare incolume.
Nel corso della Seconda Guerra mondiale, dopo che l’Italia si schiera dalla parte del Giappone, padre Quirino viene arrestato del governo nazionalista cinese. Pur non simpatizzando per i giapponesi, il missionario aveva bisogno del loro permesso scritto per poter visitare le comunità cristiane. Per questo viene accusato di essere una spia giapponese e sbattuto nella prigione di Huizhou (Wai Chow) intorno al Natale 1941.
«Fui condotto in un tugurio squallido e oscuro: era la prigione riservata ai peggiori criminali. Senza tanti complimenti fui messo subito ai ceppi. C’è un adagio che dice: in vita non andare in carcere, dopo la morte non andare all’inferno. Il carcere cinese era l’inferno di questa vita. Per fortuna avevo con me il rosario. Passavo tutto il giorno in preghiera recitandolo».
Dopo la breve prigionia, padre Quirino è sottoposto agli arresti domiciliari con altri sei missionari del Pime e quattro suore canossiane. Torneranno a Hong Kong il 26 maggio ’42. Grazie alle cure delle canossiane del convento di Saint Mary, si rimette in  salute, ma nel ’44 deve riparare a Macao, a causa dell’occupazione giapponese.
Padre Quirino torna nel distretto cinese di Huiyang nel 1945 e qui contribuisce alla ripresa della vita cristiana dopo l’occupazione, no nostante permanga il conflitto fra nazionalisti e comunisti.

Dopo il dicembre 1950, scrive che il governo comunista «ha tolto la maschera». Per questo viene di nuovo posto agli arresti domiciliari. Nel suo diario, padre Quirino descrive le varie tattiche usate dai funzionari del governo per rendergli la vita insopportabile, e quindi costringerlo ad andarsene. La sua casa viene perquisita e lui viene portato via per essere sottoposto ad interrogatorio.
Continuamente viene minacciato di deportazione.
Nel marzo del 1951 gli viene ordinato di recarsi a Huizhou, dove è interrogato nuovamente. Per alcuni mesi viene messo agli arresti domiciliari, con vari confratelli del Pime, tra cui il vescovo Lorenzo Bianchi, che ordina a padre De Ascaniis e a padre Michele Cantore di richiedere alle autorità comuniste il permesso di lasciare la Cina. I due missionari rientrano a Hong Kong il 12 ottobre ’51.
A Hong Kong padre Quirino dirige il Seminario minore di Sai Kung come rettore e poi, fino al 1961, è parroco a Sai Kung. Nel corso di quegli anni costruisce la chiesa del Sacro Cuore che esiste tuttora. Nel 1992, redige un prezioso ed approfondito resoconto sull’assassinio di padre Emilio Teruzzi, ucciso a Sai Kung nel novembre del 1942 da formazioni comuniste. Nello stesso periodo e nella stessa zona, quasi sicuramente ad opera dello stesso gruppo, vengono uccisi anche i preti cinesi don Renatus Kwok e don Francis Wong, insieme ad altri cinesi di fede cristiana.
Nel 1974, dopo che padre Valeriano Fraccaro viene assassinato a Sai Kung, è padre Quirino ad essere invitato a prendere il suo posto durante il periodo di alta tensione che seguì al tragico evento.
Dal 1966 al 1993, ha riempito 16 quaderni di pensieri spirituali, mentre esercita il suo ministero nella chiesa del Santo Rosario. Scritti a mano in eccellente inglese, sono in qualche modo simili, per contenuto e stile, a L’Imitazione di Cristo, la diffusissima opera di spiritualità scritta nel XV secolo da Tommaso da Kempis. Padre Quirino inizia generalmente la sua riflessione con una citazione biblica, poi continua sotto forma di dialogo e in stile colloquiale, rivolgendosi all’anima che anela alla perfezione cristiana.In questi quaderni, non si occupa di questioni teologiche, morali, pastorali o missiologiche. Il loro intento è esclusivamente spirituale.
Padre Quirino è amato ed apprezzato da tutti per la sua autentica semplicità. Nella sua vecchiaia, non ha mai voluto essere di ostacolo a nessuno. Si è ritirato dapprima nell’Istituto San Giuseppe per anziani a Choi Hung e poi nella nuova struttura di Sheung Shui, amorevolmente assistito dalle Piccole Sorelle dei poveri.  


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