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La rivista Giugno Luglio 2008 n.6
Sydney missione giovani


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12/07/2008 Le sfide per i cristiani locali sullo sfondo della Gmg
«Tappa decisiva per la fede aussie»
di di Giorgio Bernardelli
cus Kuczynski, vice-direttore del quotidiano The Courier-Mail, commenta alcuni grandi nodi della presenza cattolica nel Paese: «Chiamati a venire allo scoperto»

Un cattolicesimo che vive la fatica di ripensarsi in un contesto fortemente secolarizzato. Dove le scuole cattoliche non sono più vecchie roccaforti, ma terra di missione. Dove i laici sono chiamati a rendere testimonianza della loro fede anche nella vita pubblica. Dove l’ecumenismo ormai non è un di più, ma una strada obbligata.
In questa intervista a Mondo e Missione legge così l’oggi della Chiesa australiana Marcus Kuczynski, uno dei più noti giornalisti cattolici del Paese. Già direttore del settimanale The Catholic Leader e vice-presidente dell’Associazione dei giornalisti cattolici australiani, da qualche mese si è trasferito a The Courier-Mail, il quotidiano di Brisbane, dove è vice-direttore. Ed è da questo punto d’osservatorio laico che si prepara a seguire la Giornata mondiale della gioventù di Sydney, evento che non esita a definire «decisivo» per la comunità cattolica aussie.
Marcus Kuczynski, a quali bisogni (nascosti?) dei giovani australiani la Gmg di Sydney e l’incontro con Benedetto XVI dovrebbero dare una risposta?
I giovani sono in maniera evidente un gruppo sotto-rappresentato, se si guardano i fedeli cattolici che partecipano alla Messa nelle parrocchie dell’Australia. Ciò è dovuto in gran parte alla forte secolarizzazione che caratterizza la società australiana. I nostri giovani oggi hanno bisogno di avvertire che possono portare il loro contributo nella Chiesa. Di scoprire che non sono soli, che anche altri giovani conducono una vita di fede. La Giornata mondiale della gioventù di Sydney sarà un momento decisivo per unire tra loro i giovani cattolici dell’Australia e permettere loro di condividere la propria fede con quella di altri giovani cattolici provenienti da tutto il mondo.
La Chiesa cattolica australiana ha una tradizione importante in campo scolastico. Nell’Australia di oggi, però, questa forma di presenza è ancora in grado di trasmettere ai giovani dei valori e uno stile di vita cristiani?
Sì, è vero, le scuole cattoliche hanno una storia ricca e significativa in Australia. Le prime furono aperte da alcuni ordini religiosi più di 150 anni fa. E ancora oggi le scuole cattoliche in Australia rappresentano la più importante presenza educativa non statale: uno studente su cinque frequenta una scuola cattolica. Negli ultimi cinquant’anni, però, vi sono stati grandi cambiamenti. Mentre prima, nella maggior parte delle scuole cattoliche, i religiosi amministravano e insegnavano in prima persona, oggi rappresentano meno dell’1 per cento del corpo insegnante e sono stati sostituiti da laici. Ma, soprattutto, le scuole cattoliche oggi sono chiamate a giocare un ruolo sempre più importante nell’educazione alla fede, dal momento che sono l’unica occasione per incontrare molti giovani cattolici che non hanno più alcun altro contatto con la Chiesa. Nell’agosto del 2007 i vescovi  del New South Galles e dell’Australian Capital Territory hanno diffuso una lettera pastorale nella quale descrivono il sistema educativo cattolico come a un bivio. E tra le sfide indicate in quel testo c’era proprio il numero crescente di studenti non cattolici o cattolici solo di nome, e la necessità di garantire che la scuole cattoliche siano veramente cattoliche nella loro identità e nella loro vita. Inoltre i vescovi segnalavano con preoccupazione il fatto che sempre più famiglie povere o in difficoltà finanziarie sono costrette a scegliere le economicamente più convenienti scuole pubbliche.
Nell’Australia di oggi che cosa significa evangelizzare?
Gli ordini religiosi, specialmente quelli irlandesi, sono stati una presenza evangelizzatrice fin dai primissimi anni dell’insediamento degli europei in Australia, nel XVIII secolo. Il drastico calo di sacerdoti e religiose a partire dalla seconda metà del XX secolo e l’influenza crescente della secolarizzazione, hanno reso meno evidente l’impegno per l’evangelizzazione in questi anni più recenti. Un altro ostacolo è stata la ritrosia culturale a parlare della propria fede in ambito pubblico. Ma questo atteggiamento oggi sta iniziando a cambiare e la Giornata mondiale della gioventù di Sydney sarà un’opportunità per far venire allo scoperto i cattolici australiani.
Che cosa ha rappresentato per l’Australia l’Assemblea speciale per l’Oceania del Sinodo dei vescovi, tenutasi a Roma nel 1998?
Nelle sue Conclusioni il Sinodo per l’Oceania del 1998 identificava una crisi della fede in Australia. Nel documento si leggeva: «La crisi si manifesta in Australia con la crescita del numero di persone senza religione e con il declino della frequenza nelle chiese. La tolleranza che caratterizza la società australiana si esprime naturalmente anche nella Chiesa. Ma a fianco di molti aspetti positivi, la tolleranza e l’apertura a tutte le opinioni e le visioni della verità può portare all’indifferenza, all’accettazione di qualsiasi posizione o attività che non rechi danno alle altre persone. Può anche portare a una riluttanza nel sostenere che una certa particolare affermazione, fede o convinzione sia vera». Quest’affermazione fu vista da molti cattolici in Australia come una mancanza di comprensione della cultura australiana. Uno dei punti sollevati dal documento era anche l’abuso della terza forma del Rito della Riconciliazione (quella che non prevede la confessione individuale dei peccati ndr) e la necessità di limitare il suo utilizzo a circostanze eccezionali. I vescovi australiani hanno messo in pratica questo invito; ma i fedeli non l’hanno ben accolto e questo ha portato a una forte diminuzione del numero di coloro che si accostano al sacramento della Riconciliazione.
In Australia il cattolicesimo vive fianco a fianco con altre confessioni cristiane. Qual è la situazione dell’ecumenismo? E la Gmg sarà un evento di tutti i cristiani?
L’ecumenismo è una necessità crescente in Australia per via della grave carenza numerica di preti e religiosi e l’enorme estensione geografica di molte parrocchie in zone rurali. Diverse diocesi, specialmente nelle aree rurali, hanno stipulato accordi di cooperazione con altre confessioni cristiane. Quanto alla Giornata mondiale della gioventù, dagli organizzatori è vista come un’opportunità offerta a tutti i cristiani per celebrare la propria fede. Membri di altre confessioni cristiane (ma anche di altre fedi religiose) sono stati invitati a partecipare a diversi grandi eventi durante la settimana di celebrazioni a Sydney.
La sensibilità verso l’ambiente è molto alta in Australia. Che cosa può insegnare questo alle Chiese di tutto il mondo?
La sensibilità per l’ambiente in Australia è cresciuta in questi ultimi anni e la Chiesa ha avuto un ruolo di primo piano nel sostenere la necessità di fermare il degrado dell’ambiente naturale del Paese. La Conferenza episcopale dell’Australia ha diffuso diverse lettere pastorali che sottolineano la dimensione del creato come dono di Dio e il nostro ruolo di custodi, con particolare riferimento alla Grande barriera corallina e al sistema fluviale del Murray-Darling. Queste lettere pastorali possono essere un modello anche per molte altre nazioni.
Nel mondo globalizzato sta crescendo l’importanza economica e politica dell’Asia. Tutto questo che ripercussioni ha sull’Australia?
L’Australia si trova alle porte dell’Asia e, negli ultimi venti o trent’anni, ha accolto molti immigrati dall’Asia, che hanno portato il loro contributo nella popolazione multiculturale del Paese. Come risultato anche il volto della Chiesa in Australia, che fin dal XVIII secolo era stato modellato dall’emigrazione dall’Europa, è cambiato. Molte vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa in Australia sono giunte in questi ultimi anni dalle comunità di immigrati asiatici. Tutti questi fattori hanno portato a legami sempre più stretti con l’Asia e questa dinamica è destinata a continuare.
Uno dei temi più caldi nel mondo di oggi è la questione delle migrazioni. Nonostante la sua storia, il vostro Paese negli ultimi anni ha adottato una politica molto dura. Qual è la posizione in proposito della Chiesa cattolica australiana?
Le migrazioni in massa di genti diseredate hanno toccato l’Australia nello stesso modo in cui questo fenomeno si è manifestato nelle nazioni europee. Il governo precedente (quello che ha perso le elezioni nel novembre 2007) ha adottato una linea dura nei confronti dei rifiugiati entrati senza permesso nella nazione e ha allestito campi di detenzione, dove molte di queste persone hanno trascorso mesi o addirittura anni prima di ottenere un visto o essere espulsi. La Chiesa ha condotto una campagna contro questo trattamento duro dei rifugiati e ha contribuito a convincere il governo a modificare la sua politica.
Il cattolicesimo in Australia è giovane, ma nella sua storia conta già numerose grandi figure. Quali di loro oggi proporrebbe come modello ai giovani australiani?
La più famosa è certamente la beata Mary MacKillop, cofondatrice in Australia nel 1866 delle Suore di san Giuseppe e del Sacro Cuore. È stata beatificata da Giovanni Paolo II nel 1995 ed è una dei patroni della Giornata mondiale della gioventù 2008. È ricordata per la sua grande dedizione agli altri, soprattutto nell’educazione dei più piccoli. Tutti gli australiani aspettano il giorno in cui verrà canonizzata diventando così la prima santa del nostro Paese.

Un galeotto celebrò la prima messa
«Al presente procuro con molta efficacia di fare una rara missione: tratto di seguire et entrare nella Terra Australe, che chiamano Incognita, e la Quinta parte del mondo (…). Desidero di passare a questi Regni per dare loro la notizia di Dio». Nel 1676 da Manila scriveva già così alla Congregazione di Propaganda Fide il domenicano italiano Vittorio Riccio. Quello di portare il Vangelo in Australia, però, rimase per lui solo un sogno. In Australia la Chiesa cattolica sarebbe arrivata solo dopo che, nel 1788, gli inglesi fondarono la colonia penale del Nuovo Galles del Sud. E nemmeno subito. Inizialmente, infatti, i detenuti irlandesi dovettero «accontentarsi» dei cappellani anglicani. Solo nel 1803 a padre James Dixon - un prete irlandese anche lui deportato perché accusato falsamente di aver fomentato una rivolta nella contea di Wexford - fu concesso di celebrare la prima Messa. Questa origine ha lasciato un’impronta profonda nei primi passi della Chiesa cattolica australiana, in cui i fedeli e il clero hanno mantenuto una forte impronta, su cui poi si è innestata come nuova presenza la comunità degli emigranti italiani (cfr M.M., maggio 2008, p.36). Oggi i cattolici in Australia sono poco più di cinque milioni. Il Paese conta trentadue diocesi, di cui quattro sono espressione delle Chiese cattoliche di rito orientale. Un’altra presenza che sta diventando sempre più significativa è quella dei cattolici di origine asiatica, in particolare vietnamiti giunti qui durante l’esodo dei boat people negli anni Settanta. (G.Ber.)

 

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