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il manifesto missionario di Francesco

Nell'esortazione apostolica un programma di ampio respiro: «Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili,e ogni struttura ecclesiale diventino un canale per l'evangelizzazione, più che per l'autopreservazione»

«L'evangelizzazione è essenzialmente connessa con la proclamazione del Vangelo a coloro che non conoscono Gesù Cristo o lo hanno sempre rifiutato. Molti di loro cercano Dio segretamente, mossi dalla nostalgia del suo volto, anche in Paesi di antica tradizione cristiana. Tutti hanno il diritto di ricevere il Vangelo. I cristiani hanno il dovere di annunciarlo senza escludere nessuno, non come chi impone un nuovo obbligo, bensì come chi condivide una gioia, segnala un orizzonte bello, offre un banchetto desiderabile. La Chiesa non cresce per proselitismo ma "per attrazione" »

È lo sguardo sulla missione che Papa Francesco propone nella sua esortazione apostolica Evangelii Gaudium diffusa questa mattina. Un testo ampio e articolato, una sorta di manifesto del suo Pontificato, che in ben 288 punti tocca davvero tante questioni (guarda a questo link il testo integrale).

Si tratta di un documento che è davvero impossibile (oltre che ingiusto) sintetizzare in poche battute. Però ciò che- a nostro avviso - è importante è avere ben chiaro ciò che Papa Francesco indica come il centro e la finalità ultima di qualsiasi cambiamento nella Chiesa di oggi. Lo dice con la sua solita estrema chiarezza nel primo capitolo che - come recita lo stesso titolo - chiama a una «trasformazione missionaria della Chiesa».

«Sogno una scelta missionaria - scive al numero 27 - capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l'evangelizzazione del mondo attuale, più che per l'autopreservazione. La riforma delle strutture, che esige la conversione pastorale, si può intendere solo in questo senso: fare in modo che esse diventino tutte più missionarie, che la pastorale ordinaria in tutte le sue istanze sia più espansiva e aperta, che ponga gli agenti pastorali in costante atteggiamento di "uscita" e favorisca così la risposta positiva di tutti coloro ai quali Gesù offre la sua amicizia. Come diceva Giovanni Paolo II ai Vescovi dell'Oceania, "ogni rinnovamento nella Chiesa deve avere la missione come suo scopo per non cadere preda di una specie d'introversione ecclesiale"».

Dentro a tutto questo va letto - dunque - anche tutto il resto: dall'idea di una «conversione stessa del papato» e delle strutture della Chiesa perché siano più fedeli «al significato che Gesù Cristo intese dargli e alle necessità attuali dell'evangelizzazione», alla Chiesa dalle porte aperte verso tutti (anche da un punto di vista sacramentale, ricordando ad esempio che l'Eucaristia «non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli»). E poi le parole fortissime sulla presenza dei cristiani nella società: «Così come il comandamento “non uccidere” pone un limite chiaro per assicurare il valore della vita umana, oggi dobbiamo dire “no a un’economia dell’esclusione e della inequità”. Questa economia uccide». E poi le parole sulle tentazioni più forti che oggi gli operatori pastorali si trovano ad affrontare: l'«accidia egoista», il «pessimismo sterile», ma anche una certa «mondanità spirituale». L'idea che la Chiesa «non può né deve rimanere al margine della lotta per la giustizia».

Ma sono - appunto - solo alcune pennellate di un testo che va letto e meditato in profondità. Partendo non tanto dal dito puntato verso gli altri, ma dalla responsabilità di ciascuno dentro questa Chiesa missionaria.

«La missione al cuore del popolo - scrive ancora Francesco al numero 273 - non è una parte della mia vita, o un ornamento che mi posso togliere, non è un’appendice, o un momento tra i tanti dell’esistenza. È qualcosa che non posso sradicare dal mio essere se non voglio distruggermi. Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo. Bisogna riconoscere sé stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare».

Affida la missione come un impegno a ciascuno il Papa venuto «dalla fine del mondo». Invitando a ripartire dalla «gioia del Vangelo che riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù».

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