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La rivistaNovembre 2007 n.9
Il coraggio dei miti


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12/10/2007   
Riconciliazione, giustizia e pace sono la base per lo sviluppo
L'africa verso il sinodo
di Sandra Mazzolini

Forse non desta più tanta impressione il contrasto d’immagini fotografiche e televisive che associano persone che si godono le ferie su spiagge assolate con altre che su quelle stesse spiagge approdano per ben diversi motivi e ad altre condizioni. Forse è troppo difficile guardare quelle immagini; forse è troppo complessa la realtà sottesa…
Responsabilità politiche ed economiche, spesso rese anonime dal rimando a organismi e organizzazioni internazionali che sembrano intoccabili, si rimpallano a vicenda. Analisi raffinate, studi specializzati, impegno variamente calibrato di organizzazioni differenti, sembrano in definitiva non poter nulla o poco rispetto alle cause degli odierni fenomeni migratori. Un fatto, però, è certo: per molte persone la fuga dal Paese d’origine sembra rappresentare l’unica via d’uscita.
E la Chiesa? Una domanda scarna e diretta, che può apparire forse impertinente rispetto a un quadro globale complesso. Eppure, se correttamente compreso, l’interrogativo non appare fuori luogo. La Chiesa non ha un proprio progetto politico ed economico, pur avendo elaborato nel corso della sua storia una dottrina sociale, ed è per eccellenza formatrice di persone. Non può perciò esimersi dal farsi carico del problema rappresentato dalle odierne dinamiche migratorie, anche se lo deve fare in senso proprio, valorizzando adeguatamente lo stretto e intrinseco legame tra missione evangelizzatrice e impegno per la promozione umana.
La Chiesa africana è attualmente incamminata verso la celebrazione del suo secondo Sinodo; la riflessione che vede impegnate le varie Chiese locali e i differenti protagonisti ecclesiali (vescovi, teologi, laici …) è incentrata sulla missione della Chiesa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. Non si tratta di un argomento inedito: era già in agenda nel primo Sinodo speciale per l’Africa (1994) e Giovanni Paolo II lo ha ripreso nella sua lettera apostolica post-sinodale Ecclesia in Africa. Affidato come compito imprescindibile e urgente alle comunità ecclesiali africane, ora questo servizio è rilanciato in modo analogo, considerate anche le mutate condizioni del continente, nelle quali paradossalmente si coniugano - come ricorda il documento preparatorio (Lineamenta) del prossimo Sinodo - evoluzioni positive e sviluppi negativi che riguardano gli ambiti socio-politico, economico e culturale. Nella prospettiva d’individuare vie concrete di soluzione di questioni che attengono alla riconciliazione, alla giustizia e alla pace si stanno muovendo ora le Chiese africane, nella consapevolezza che su tale versante si gioca oggi il futuro dell’evangelizzazione «in un’Africa in cui la vita e l’uomo stesso si definiscono mediante la “relazione”, l’“essere con” in una prospettiva fondamentalmente comunitaria» (Lineamenta, n. 10). La sacralità della vita, la fraternità, il senso della parola, elementi tradizionali della cultura africana, delineano l’identità della Chiesa africana come famiglia di Dio e la sua missione. Luogo di fraternità, la Chiesa - e in essa ciascun cristiano - riceve da Cristo quella pienezza di vita che deve a sua volta comunicare; il carattere sacro della vita, sulla quale l’Eucaristia getta luce, fonda la responsabilità della Chiesa e di ciascun suo membro a favore di essa.
Di conseguenza, «se l’Africa è colpita da povertà, corruzione, ingiustizia e violenza, la Chiesa deve essere una comunità che guarisce, riconcilia, perdona e incoraggia, in poche parole una Chiesa evangelizzatrice e impegnata nella promozione umana» (Lineamenta, n. 40). Infatti, riconciliazione, giustizia e pace sono, da un lato, parole evocative di quella unità che configura il progetto divino della creazione e della redenzione e che qualifica la natura stessa della Chiesa e la sua missione evangelizzatrice; dall’altro, costituiscono realmente le condizioni previe di sviluppo non soltanto per la comunità ecclesiale, ma anche per l’intero continente. Anche in altre stagioni della loro storia le Chiese dell’Africa si sono poste al servizio dell’unità ecclesiale infra ed extra, come testimoniano gli scritti degli autori cristiani africani dei primi secoli (basti pensare ad Agostino).
Certo, i tempi sono mutati anche per l’Africa,
ma rimane l’urgenza dell’impegno per l’unità.

* Teologa, docente di missiologia alla Pontificia università urbaniana



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