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Padre Bossi, il ricordo del cardinale Scola
Intense parole dell'arcivescovo in occasione dei funerali del missionario del Pime, diventato noto per il rapimento nel 2007 ad opera di estremisti islamici, nell'isola di Mindanao. Nel video la testimonianza che portò a Milano alla Veglia Missionaria 2007

Anche il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, in occasione dei funerali di p. Giancarlo Bossi (svoltisi il 25 settembre nella chiesa parrocchiale di Castelletto di Abbiategrasso), ha fatto avere il suo messaggio.

Parole semplici di grande intensità: "Dopo la sua liberazione, la notorietà invece di esaltarlo lo ha messo in imbarazzo, ma insieme gli ha dato occasione di dire parole provocatorie per risvegliare comunità cristiane un po’ assopite, per incoraggiare cammini vocazionali troppo timidi, per dire ai giovani una parola amica, capace di rimprovero e insieme di promessa". E ancora: "Anche nel lungo travaglio della malattia è stato testimone di un cuore grande e di un desiderio di Dio e di preghiera".

 

 

Dalle Filippine padre Nando Milani, missionario e del Pime e compagno di Messa di padre Bossi, a nome della comunità del Pime ha mandato un messaggio molto bello. «Giancarlo amava i piccoli, i poveri, i diseredati. Con facilità sapeva avvicinarli e comprenderli. Per loro era capace di fare grandi sacrifici e perfino rischiare la vita. – vi si legge - Probabilmente gli veniva spontaneo perché anche lui si considerava piccolo e povero di fronte al Signore, anche se in Italia al tempo della partenza qualcuno lo chiamava Bud Spencer per la sua corporatura e risata altisonante».

Clicca qui per leggere il testo integrale
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Ma chi era il missionario per padre Giancarlo Bossi? Lo racconta lui stesso in questo video che ripropone la testimonianza tenuta al velodromo Vigorelli di Milano il 20 ottobre 2007 durante la Veglia missionaria (ringraziamo per le immagini l'archivio di TeleNova)

 

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Alla fine il “gigante buono” si è arreso. Domenica notte alle 3, padre Giancarlo Bossi, il missionario del Pime rapito nel 2007 nell’isola di Mindanao (Filippine) è morto nella clinica Humanitas di Rozzano sul Naviglio (Milano), a causa di un tumore ai polmoni. Da tempo lottava contro la malattia, che lo aveva costretto a un soggiorno prolungato in Italia, lontano dalle sue amate Filippine.

Padre Giancarlo era chiamato dagli amici "gigante buono" per la sua notevole statura e la figura imponente (in gioventù aveva anche giocato a basket). Il suo rapimento – ad opera di un commando di estremisti musulmani il 10 giugno 2007 – lo aveva reso noto in Italia e nel mondo. All’indomani del rapimento, infatti, si erano elevate preghiere nonché presentate interrogazioni ai governi per la sua liberazione. Anche Benedetto XVI aveva fatto un appello ai rapitori e pregato per il missionario del Pime. 

La liberazione di Bossi, avvenuta grazie anche alla collaborazione dei governi italiano e filippino, era avvenuta il 19 luglio dello stesso anno. Alla vigilia di Ferragosto aveva fatto rientro in Italia per essere abbracciato dai familiari e dagli amici. Due settimane dopo, interrompe il suo riposo e l’isolamento (scelto per evitare l’assedio dei media) in una remota valle piemontese, per concedere una lunga intervista al direttore di Mondo e Missione, da cui prenderà forma il libro “Rapito. Quaranta giorni con i ribelli, una vita nelle mani di Dio”.

Ecco il ricordo di Gerolamo Fazzini: «Il direttore della Emi, padre Ottavio Raimondo, aveva pensato a un istant-book sull’esperienza di p. Bossi. Ma lui, il protagonista, era il meno convinto dell’operazione, restio com’era al clamore sulla sua figura. Avevo dovuto lottare non poco per vincere il muro della sua discrezione. Per scoprire, poi, un uomo di grande semplicità ma anche di fede solida, radicale, che amava i poveri con grande convinzione».

Nel settembre dello stesso anno aveva portato la sua testimonianza a un raduno dei giovani italiani col Papa a Loreto. Parlando di quei 40 giorni trascorsi insieme ai suoi rapitori - musulmani fuoriusciti dal Milf (Moro Islamic Liberation Front) – aveva speso parole di pace, spiegando di essere stato trattato bene e di aver pregato per loro. «Durante i 40 giorni del mio deserto nella foresta - dice davanti a 300mila giovani -  mi sono sentito rinnovare. La mia preghiera è diventata più essenziale e forte. La mia disponibilità a Dio più incisiva. Nelle difficoltà con forza si sperimenta la tenerezza di Dio». 

Nel gennaio 2008 ritorna nelle Filippine e vorrebbe ritornare a Payao (Mindanao), dove era stato rapito, ma i vescovi lo frenano e lui si stabilisce nella parrocchia di Paranaque (periferia di Manila) per un anno. Poi si sposta nella missione di Mindoro Occidentale, aprendo di fatto una nuova missione in una zona dove il Pime non era mai stato presente prima.

Padre Bossi era nato ad Abbiategrasso (Milano), il 19 febbraio 1950. Entrato nel Pime a Genova nel 1973 come vocazione adulta, ha emesso il giuramento perpetuo il 3 febbraio 1978 ed è stato ordinato sacerdote il 18 marzo 1978 da mons. Aristide Pirovano. Destinato alle Filippine, vi ha trascorso circa 32 anni, interrotti da soggiorni in Italia per servizi all’istituto o per cure mediche.

Clicca qui per vedere sul sito pimemilano.com una fotogallery con le immagini più belle di padre Bossi

 

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