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C'è uno specifico della stampa missionaria? E in che misura vale ancora oggi? «Noi abbiamo un approccio all'informazione non consumistico - prova a spiegare padre Luigi Anataloni, coordinatore della Federazione della stampa missionaria italiana (Fesmi) e direttore di Missioni Consolata -; un approccio che cerca di essere più aderente alla verità e più approfondito, a sostegno di stili nuovi di vita. Abbiamo ancora una parola diversa da dire rispetto alla grande informazione, preoccupata di vendere e di seguire mode e scoop».
Solo che, deve ammettere lo stesso padre Anataloni, la stagione attuale impone una riflessione profonda e un cambiamento di rotta: problemi economici, ma non solo, attanagliano le varie riviste. E l'unione non fa (più) la forza: «Anche la Fesmi sta soffrendo. C'è stato un grosso ricambio di persone e di metodologia di lavoro. Forse ci vorrebbe una realtà più strutturata. Il fatto che sia volontaristica potrebbe essere un vantaggio, ma di fatto la rende molto fragile».
Le difficoltà, insomma, invece di unire, rischiano di dividere, facendo sì che ciascuno cammini per la sua strada, cercando possibili vie d'uscita. «Ognuno sta misurando gli effetti delle conseguenze della crisi e dell'innalzamento delle tariffe postali - dice il missionario -. Abbiamo calcolato che tutte le riviste della Fesmi messe insieme pagano 1 milione di euro in più alle poste. Sta di fatto che alcune testate hanno già abbandonato il cartaceo, altre hanno cambiato la periodicità ed escono più raramente». Qualche dato? Afriche della Sma e Missioni Francescane hanno cessato le pubblicazioni, entrambe nel 2010; Amico, rivista per giovani della Consolata, è diventato un inserto di 16 pagine che esce tre volte all'anno all'interno di Missioni Con¬so¬lata. La rivista Missionarie dell'Im¬macolata, delle suore del Pime, a partire da gennaio 2012 esce con cadenza bimestrale; Lo stesso vale per Missionari del Pime. «È evidente che stiamo vivendo tutti un grosso ridimensionamento del cartaceo - chiosa Anataloni -, mentre siamo ancora troppo deboli sull'on-line». A questo proposito la Fesmi sta studiando la possibilità di organizzare un seminario sui new media e di proporre una maggiore collaborazione tra le riviste, senza che ciascuna perda la propria identità.
Del resto, l'idea di rivista unica fatta da tutti (o da più) Istituti missionari non piace a nessuno. «L'esempio di Spagna, Francia e Germania dimostra che non funziona - commenta padre Franco Moretti, direttore di Nigrizia sino allo scorso luglio -. La rivista di tutti finisce con l'essere figlia di nessuno».
La creazione dell'agenzia on-line Misna nel 1997, da parte dei quattro Istituti italiani ad gentes (Comboniani, Consolata, Pime e Saveriani) è stato un tentativo interessante e, all'epoca, d'avanguardia. Oggi ha perso molto del suo impatto mediatico, sia perché il panorama dell'informazione è cambiato, sia perché la collaborazione tra Istituti si è molto ridimensionata, ponendo, anche in questo caso, un pressante problema finanziario e di personale.
«Io comunque ci vedo un futuro - insiste padre Anataloni -. Perché abbiamo qualcosa da dire. Come si svilupperà, non so. Il cartaceo ha ancora un suo spazio e un suo fascino. L'on-line si rivolge a un target diverso, più giovane. Hanno pubblici complementari. E poi, le nuove generazioni di missionari stanno diventando più esperte nell'utilizzo dei nuovi media. È un fenomeno interessante. Finché avremo qualcosa da comunicare credo che troveremo il modo di farlo».
Attualmente Missione Consolata stampa 10 numeri all'anno di 84 pagine, con una tiratura di 53 mila copie. Ci lavorano due missionari (un direttore e un part time), tre giornalisti laici, uno a tempo pieno e due part-time (che lavorano anche sui siti). La rivista non ha una vera e propria tariffa di abbonamento: viene mandata a tutti coloro che fanno offerte o donazioni ai missionari della Consolata o direttamente alla rivista. «Recentemente - precisa padre Anataloni - abbiamo lanciato una proposta di collegamento con le diverse onlus che sostengono i nostri missionari. Proponiamo l'abbonamento alla rivista a prezzo di costo. Ci sembra un modo per intercettare un bacino di lettori potenzialmente interessati alle tematiche che affrontiamo».
Quanto al web, Missioni Consolata ha un suo sito da diversi anni. «Un po' statico, per la verità - ammette il direttore -. Abbiamo rinnovato molto Amico, sparito come testata cartacea e rimasto solo on-line, perché ha un'utenza più giovane. Dovremmo investire di più. Ma i nostri amministratori hanno difficoltà a capirlo. L'altro problema è che all'interno del mondo della Consolata c'è molta dispersione: ci sono diverse testate on-line. Bisognerebbe creare più sinergia e collaborazione per avere una presenza più significativa».
Anche sul fronte dei Comboniani esiste un problema di sinergie, sebbene sia stato compiuto un grande sforzo di coordinamento, specialmente con la creazione della Fondazione Nigrizia (ottobre 2010) per riunire diverse realtà: le riviste Nigrizia e Il Piccolo Missionario, il website di informazione Nigrizia.it, il sito Banda-pm.it, i periodici Missionari comboniani e Azione missionaria, Afriradio, il Centro di produzione audio e video, Nigrizia Multimedia, il Museo africano, la biblioteca e l'emeroteca.
«Oggi - si legge nel sito - la voce africana che Comboni voleva propagata il più possibile ha trovato nuove forme di comunicazione, quelle della contemporaneità: le arti visive, il web, i social media, la musica, la cultura che la Fondazione, nel perseguimento degli scopi istituzionali, racchiude in un'unica e coesa realtà». «Riusciamo a far circolare molta più informazione, ma la rivista soffre - sostiene padre Moretti -. Il cartaceo ha futuro? Penso di sì, ma forse perché io ne sono innamorato. Gli abbonamenti diminuiscono, non c'è abbastanza ricambio. E quelli on-line non decollano. Ne abbiamo fatti un centinaio, quasi tutti mutuati dal cartaceo. Il sito non porta abbonamenti alla rivista. Ma ha un buon numero di contatti, dai 4.000 ai 6.000 al giorno. A volte dipende più dal personaggio che dalla notizia. Abbiamo investito molto e bisognerebbe investire di più, anche se i ritorni economici sono modesti».
Attualmente nella redazione di Nigrizia lavorano un padre e due laici, giornalisti professionisti, più una segretaria di redazione in comune con Afriradio e l'on-line. La rivista fa 84 pagine, 11 numeri all'anno, con una tiratura di 18-19 mila copie (12.500 gli abbonamenti); circa 6.000 delle quali vengono inviate alle comunità dei comboniani in Italia. La stessa redazione (più un giornalista part time) si occupa del sito e della pubblicazione di Missionari comboniani, bollettino di collegamento con i benefattori, che tirava 70/80 mila copie dieci anni fa e oggi è attorno alle 45 mila.
«Ci vorrebbe un giornalista qualificato a tempo pieno anche per l'on-line - sostiene padre Moretti -, ma costa troppo. Si parla di pubblicità, ma di questi tempi è davvero difficile raccoglierla. Si ipotizza anche di allargare le collaborazioni a una ventina di opinionisti, per orientare sempre più il sito non tanto sulle news ma su analisi, commenti e approfondimenti. Anche in questo caso è una questione di budget».
Poi, certo, le cose si fanno lo stesso e sono molte: mostre, incontri e convegni, la rassegna del cinema africano «promossa» a Festival (e con un budget di 100 mila euro), Afriradio, le campagne...
«Speriamo che i superiori continuino a investire nel settore della comunicazione. Ma anche nella direzione generale si avverte la crisi, con un 30 per cento in meno di donazioni, offerte, aiuti, ecc... L'investimento, tuttavia, è da fare non solo in termini economici, ma anche di formazione del personale missionario. In passato è stato fatto molto. Oggi è più difficile e gli italiani (giovani) sono pochi».
CON LE SUE 2.500 copie (di cui 2.000 per gli abbonati) e 10 numeri l'anno di 48 pagine ciascuno, «Missione Oggi è la più piccola tra le riviste missionarie italiane - spiega il direttore, padre Mario Menin -: non è un magazine di attualità, ma un periodico di riflessione e di opinione che si è progressivamente ricavato un suo spazio, fin dalla fondazione (1903) col nome di Fede e Civiltà: nel 1979 ha assunto il nome attuale. E da allora dà voce alla "missione oggi" sulle tre linee portanti dell'attività dei saveriani nel mondo: l'annuncio, il dialogo, la liberazione (come suona il sottotitolo)». Il pubblico fa riferimento, nella maggioranza dei casi, a «gente di un buon livello culturale, impegnata nell'ambiente ecclesiale, in movimenti e gruppi di solidarietà locale e internazionale, in campagne per la pace e la giustizia, ecc». La redazione è composta da un direttore, che svolge anche altri ministeri e servizi (quindi non a tempo pieno), un segretario part-time e da tre redattori-giornalisti part- time, con un contratto di collaborazione, presenti in redazione mediamente un giorno la settimana».
Presso il Centro saveriano di animazione missionaria (Csam) di Brescia si producono anche altri strumenti, come CEM Mondialità, rivista del Centro educazione alla mondialità, che quest'anno compie settant'anni. Si tratta di un mensile di educazione interculturale, che da qualche anno ha un direttore laico (Brunetto Salvarani) con un contratto di collaborazione. La redazione è integrata da una segretaria a tempo pieno e da un redattore-giornalista part-time, con un contratto di collaborazione, presente in redazione un giorno la settimana. Le copie stampate sono 2.000, 1.500 delle quali in abbonamento per insegnanti e operatori del settore dell'intercultura.
Infine, il Csam pubblica un terzo mensile di otto pagine Missionari Saveriani, con notizie, testimonianze e proposte per gli amici e familiari dei saveriani. Attual¬mente ha oltre 70.000 abbonati, affiliati alle 19 comunità dei saveriani sparse in Italia. Di-rezione, redazione e grafica sono realizzate a Brescia dal direttore padre Marcello Storgato e da un collaboratore a tempo pieno.
«Una serie di fattori concomitanti hanno contribuito alla crisi della nostra attività editoriale - continua padre Menin -; alcuni sono più congiunturali, come l'abolizione delle tariffe postali agevolate, altri più strutturali, come la diminuzione degli abbonati. Quest'ultima è legata anche al mutamento in atto nel mondo missionario come il drastico calo delle vocazioni missionarie ad vitam e l'invecchiamento del personale, per cui le nostre comunità in Italia faticano a tenere le posizioni e a svolgere quell'animazione missionaria che è l'ambiente vitale delle nostre riviste. Infine, la rivoluzione informatica sulla quale non abbiamo ancora veramente scommesso e investito».
IL PANORAMA editoriale missionario nel suo complesso, secondo padre Menin, è «molto ricco e diversificato. Nel complesso le riviste missionarie rimangono uno strumento importante, tutt'altro che trascurabile nel panorama del mondo missionario italiano, oggi integrato da una ricca rosa di siti, che sta trasformando la nostra comunicazione». Per queste ragioni, pure lui vede difficile la realizzazione di una rivista unica. «Mi sembra che le diverse riviste si siano specializzate in alcuni ambiti o settori, senza giustapporsi tra loro, per cui risultano complementari. Non so se una "rivista unica" riuscirebbe a coprire tutti gli spazi attualmente occupati dalle riviste missionarie, con la medesima precisione e puntualità... Prima di elaborare un progetto di "rivista unica", gli Istituti missionari dovrebbero dar prova di razionalizzare meglio la comunicazione missionaria al proprio interno e di lavorare meglio insieme nei progetti intercongregazionali già in atto, come l'editrice Emi, l'agenzia Mi-sna, la rivista di teologia e antropologia della missione Ad gentes».
Il problema del personale viene avvertito con preoccupazione e urgenza anche dal direttore di Africa, la rivista dei Padri Bian¬chi. «Io ho 71 anni - dice padre Paolo Costantini - non so per quanto potrò andare avanti. E non vedo chi possa sostituirmi, anche perché i pochi che potrebbero farlo con competenza hanno il desiderio (e con ragione) di andare in Africa». Attualmente la redazione di Africa - 84 pagine, 6 numeri all'anno con una tiratura di 4.500 copie, senza prezzo fisso di abbonamento - è composta, oltre che dal direttore a tempo pieno, da un coordinatore con contratto a progetto, una grafica esterna, un collaboratore per il web e qualche volontario per le correzioni.
«Da qualche anno - precisa padre Costantini - stiamo cercando di proporre una rivista missionaria un po' diversa dalle altre, cha racconta i volti meno conosciuti e più curiosi dell'Africa con inserto di 4-5 pagine sui Padri Bianchi e uno sguardo sulla Chiesa e le Chiese del continente. L'idea è di staccarci dai cliché di un'Africa fatta di povertà e tragedie e questo sforzo è apprezzato anche dai nostri missionari».
Le difficoltà, però, non mancano. L'aumento delle tariffe postali ha imposto, a partire dal numero di
settembre/ottobre, un cambiamento della carta per scendere sotto i 200 grammi. Intanto, la redazione cerca di puntare di più anche sul sito e su altri strumenti di comunicazione, come le mostre, i concorsi fotografici e i work¬shop. «Da un paio d'anni - continua padre Costantini -, abbiamo rifatto il sito, e l'abbiamo organizzato meglio. Non è la trasposizione on-line della rivista, ma vuole farla conoscere con tutto ciò che ci gravita attorno. Lo stesso vale per il profilo Facebook, da cui ci sono arrivate molte richieste di copie-saggio e parecchie reazioni. Gli abbonamenti alla versione pdf però sono pochissimi, solo quattro e tutti all'estero, dove la rivista arriva con grande ritardo». Conclude il direttore: «Forse come media missionari manchiamo un po' di fantasia. I nuovi strumenti di comunicazione dovrebbero aiutarci a riflettere e a fare qualcos'altro. Io sono convinto che le riviste missionarie abbiano un avvenire, se solo sappiamo adeguarci ai temi e agli strumenti che cambiano e uscire dal solito seminato».