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Sulla condizione dei figli dei migranti filippini si è scritto tanto e - temo - inutilmente. Rapporti di agenzie affiliate all'Onu, di centri studi di congregazioni religiose e di ong non riescono a dare un'interpretazione convincente delle cause dei problemi che affliggono i figli dei migranti filippini, semplicemente perché scritti a tavolino senza aver osservato a fondo la realtà.
Quando si cerca di far presente la condizione dei figli dei migranti ai parroci e a chi è coinvolto nella pastorale delle famiglie si ha la netta sensazione che su di loro non si dica nulla di diverso rispetto a quei figli i cui genitori sono quotidianamente presenti. Le statistiche sul rendimento scolastico sono vaghe e non garanti di oggettività. I casi di sfruttamento, maltrattamento, abusi sessuali dei minori in assenza di uno o di entrambi i genitori sono - grazie a Dio - pochi rispetto all'enorme numero di figli con genitori all'estero che non sperimentano tali problemi. Sembra poi che gli stessi problemi si presentino in numero non minore in famiglie con genitori presenti.
Occorre partire da che cosa si intende per famiglia nella cultura filippina. La famiglia allargata è ancora l'ambiente naturale dove il bambino cresce e prende coscienza della propria identità. I figli crescono a contatto quotidiano con i propri genitori, la nonna, le zie, i cugini e l'immancabile baby sitter che è parte della famiglia allargata e che non manca neppure nelle famiglie povere. Sebbene ufficialmente sia l'uomo il capo della famiglia, in realtà è la donna ad averne in mano le redini e ad assicurare la stabilità dei rapporti, oltre che il corretto uso delle finanze disponibili. Questo ruolo è assunto dalla nonna quando è ancora relativamente giovane e in forze, poi passa alla sorella maggiore o a una minore particolarmente attiva e capace.
Da molti anni noto come nelle famiglie (allargate) in cui i rapporti tra i membri sono ben equilibrati e c'è una condivisa attenzione circa l'educazione dei figli, l'assenza di uno o entrambi i genitori accentua carenze che vengono contrastate o supplite con le cure degli altri membri della famiglia. In questo modo anche lo sviluppo psicologico del bambino i cui genitori sono assenti cresce nella norma. In generale la mamma filippina non fa distinzione tra il proprio figlio e quello di una sua consanguinea e considera allo stesso livello un bambino adottato ricevuto da una madre che non ha nessun rapporto di parentela con lei. La nonna poi diventa un po' il giudice che nei momenti di crisi dei rapporti interfamiliari ascolta e giudica le situazioni.
I casi in cui ho assistito madri filippine con problemi familiari hanno sempre mostrato come le difficoltà fossero già chiaramente presenti prima che la madre partisse. In molti casi la partenza era proprio un tentativo di fuga o un modo disperato (cioè senza un chiaro obiettivo da raggiungere) per affrontare il problema stesso. I casi più diffusi sono quelli del padre disoccupato che ha un'altra o più donne, alcolizzato, che picchia moglie e figli, quello che letteralmente ruba i soldi della famiglia per spenderli in divertimenti e giochi d'azzardo, che stupra la figlia, sta fuori di casa per più giorni e ritorna terrorizzando tutti. Casi di figli che non hanno di che mangiare o pagare la scuola per l'irresponsabilità del padre, ragazzi o ragazze che ancora minorenni si prendono cura dei più piccoli perché il padre non adempie al suo dovere, figli che si avviano sulla via del crimine o della prostituzione... Tutti sintomi di mali profondi che affliggono la cultura filippina come quella di tante altre nazioni nel mondo.
Una delle cause sembra essere il machismo, cioè l'idea che l'uomo debba avere più donne, non interessarsi dei bisogni della famiglia, spendere tempo e soldi per fini egoistici. Non è raro, quando si partecipa al funerale di un uomo che si conosceva, essere sorpresi dall'apparire di una seconda o terza moglie illegittima e segreta, almeno fino a quel momento.
UN'ALTRA CAUSA di problemi familiari è il concetto di barcada, che nelle Filippine identifica la priorità che l'uomo dà al gruppo di colleghi o amici rispetto ai doveri verso la famiglia. Anche i mariti più «domestici» passano del tempo fuori casa con il gruppo bevendo, giocando d'azzardo, andando a donne, a scapito delle energie e dei soldi che dovrebbero essere impiegati per la famiglia. C'è poi la «mentalità del granchio», come vengono chiamate nella cultura filippina le lotte e i litigi tra fratelli, sorelle, cognati e cognate a causa dell'invidia e della gelosia.
Quando una famiglia è affetta da questi problemi, l'andare all'estero certamente incrementa la crisi familiare ma - ripeto - non ne costituisce la causa. Occorre, però, non dimenticare che sono molti i figli con genitori all'estero affidati alle cure di famiglie allargate che vivono un sano equilibrio al loro interno. Sono convinto che la mancanza di documentazione al riguardo sia dovuta più al fatto che le buone notizie non fanno notizia che alla non esistenza di situazioni equilibrate.
Per quanto sia difficile per noi occidentali capire ed accettare come condizione normale il distacco tra i membri della famiglia, l'andare all'estero per lavoro di uno o entrambi i genitori è purtroppo un aspetto accettato positivamente nella cultura filippina. Da poco più di dieci anni il governo ha cambiato la condizione temporanea del lavorare all'estero per aiutare lo sviluppo della nazione in una condizione definitiva ed ordinaria. Non ha fatto altro che approvare ufficialmente una tendenza molto forte nella cultura filippina: il lasciare la propria nazione per vivere all'estero. Le cause sociali sono abbastanza evidenti: la corruzione, la guerriglia armata, la criminalità, la mancanza di assistenza medica gratuita, la disoccupazione, il valore e la qualità della vita...
Come missionari e operatori pastorali operiamo in una condizione sociale e culturale che non possiamo cambiare radicalmente; non possiamo cioè impedire che i filippini vadano all'estero a scapito dell'integrità della propria famiglia. Dobbiamo quindi lavorare su valori morali e di fede che aiutino le nuove generazioni a scoprire la dignità della famiglia e dei singoli membri che la formano, secondo quei principi cristiani che la Chiesa professa e che da sempre hanno guidato i popoli alla salvezza eterna. ❚