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Contro l'odio l'arma della preghiera
Dopo le recenti, tragiche vicende che hanno visto nuove vittime cristiane in Africa l'appello del cardinale Scola e della Comunità di sant'Egidio, sulla scia del Papa


Qual è la risposta cristiana all’odio e alla violenza? Certo la denuncia della persecuzione e la lotta per la tutela dei propri diritti. Ma, prima, ci ha ricordato di recente Papa Benedetto XVI, viene la preghiera. Sull’esempio della primitiva comunità cristiana. All’udienza generale del 18 aprile il Papa, commentando un brano degli Atti degli apostoli, disse: «Che cosa chiede a Dio la comunità cristiana in questo momento di prova? Non chiede l’incolumità della vita di fronte alla persecuzione, né che il Signore ripaghi coloro che hanno incarcerato Pietro e Giovanni; chiede solamente che le sia concesso "di proclamare con tutta franchezza" la Parola di Dio (cfr. At 4, 29), cioè prega di non perdere il coraggio della fede, il coraggio di annunciare la fede. Prima però cerca di comprendere in profondità ciò che è accaduto, cerca di leggere gli avvenimenti alla luce della fede e lo fa proprio attraverso la Parola di Dio, che ci fa decifrare la realtà del mondo».
Sulla scia delle parole del Papa, a seguito delle recenti e gravissime violenze di cui sono stati vittime i cristiani in Nigeria e in Kenya, Il cardinale Angelo Scola, nei giorni scorsi ha detto: «I fedeli ambrosiani partecipano alla sofferenza delle Chiese perseguitate in tutto mondo, con la preghiera, l’affetto e la partecipazione al dolore delle famiglie e della comunità così duramente colpite». E ha aggiunto: «Questi cristiani non siano oltraggiati, oltre che dalla barbara uccisione, anche con il silenzio e l’indifferenza. (…) In ogni comunità della Diocesi e nella preghiera personale dei cristiani non manchi il ricordo delle vittime e di chi è così duramente provato. La fede della nostra Chiesa sia ravvivata dalla testimonianza di tanti cristiani che pagano con la vita l’amore per Cristo Gesù».
Da parte sua, la Comunità di Sant'Egidio si riunisce in preghiera nella basilica di Santa Maria in Trastevere, stasera per invocare la pace e la fine di ogni violenza. Alla veglia di preghiera, presieduta da mons. Matteo Zuppi, vescovo ausiliare per Roma centro, prendono parte anche gli ambasciatori presso la Santa Sede di diversi paesi, e le comunità nigeriana e kenyota di Roma.

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