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Mons. Biguzzi, vescovo emerito di Makeni, commenta la condanna dell'ex presidente della Liberia, reo di aver fomentato la guerra anche nel Paese vicino

 

Nei giorni scorsi Charles Taylor, 64 anni, ex presidente della Liberia, è stato condannato dalla Corte internazionale per la Sierra Leone perché giudicato colpevole di aver facilitato e incoraggiato crimini di guerra e contro l'umanità in Sierra Leone, dove negli anni 90 almeno 50mila persone furono uccise, e molte altre riuscirono a sopravvivere ma a prezzo di gravissime mutilazioni.

Per commentare questa notizia, MissiOnLine.org ha raggiunto negli Usa mons. Giorgio Biguzzi, 75 anni, da pochi mesi vescovo emerito di Makeni. Buona parte del suo ministero di vescovo egli l’ha vissuta difendendo il suo popolo dalla guerra civile e successivamente impegnandosi a servizio della pace e della riconciliazione. 

Mons. Biguzzi, come ha accolto la notizia della condanna di Taylor? Con quali sentimenti? 

E' una sentenza giusta. Nessuno è o deve essere al di fuori o al di sopra della legge. Con questa sentenza si è anche dato il messaggio che il crimine non paga.

Tra i capi di capi di imputazione di Taylor, tutti riconosciutigli, vi sono assassini su larga scala, stupri, schiavitù sessuale e arruolamento di bambini soldato: tutte tragedie che lei conosce bene….

Assieme ai membri del Consiglio Interreligioso della Sierra Leone incontrammo Charles Taylor nel suo ufficio a Monrovia quando era presidente della Liberia. Gli chiedemmo di non sostenere la guerriglia in Sierra Leone. Con incredibile faccia tosta negò di aver alcuna connessione coi ribelli in Sierra Leone. Disse anzi che si sarebbe adoperato per la pace... Ora non può più negare.

Il verdetto è stato trasmesso in diretta tv a Freetown, in Liberia, e accolto con un'esplosione di gioia nelle piazze. Lei quali reazioni e notizie ha avuto dalla“sua” Sierra Leone?

Dalla Sierra Leone ho ricevuto alcune reazioni, tutte positive. La nostra Radio Maria da Makeni e Freetown  ha rilanciato quanto la televisione nazionale trasmetteva e ha mantenuto un contatto diretto dall’Aia con il nostro avvocato Ben Jalloh, presente in tribunale come testimone. Il servizio è stato molto apprezzato.

Lei si sente di dire “giustizia è fatta”? Oppure considera questa una “condanna a metà”, in quanto – come sottolineano alcune ONG e organizzazioni umanitarie -Taylor non è stato incriminato per aver ordinato e pianificato i massacri?

Ripeto che è stata una condanna giusta. Ovviamente il tribunale deve avere prove chiare per poter stabilire una connessione diretta tra i massacri e gli ordini di Charles Taylor. Sappiamo che questo è molto difficile e il tribunale non può agire in base all’opinione pubblica. E' quanto succede in Italia nel caso dei mafiosi. Credo che Charles Taylor riceverà una condanna sufficientemente lunga da rispondere anche ai crimini in vario modo imputabili a lui.

Taylor è stato riconosciuto colpevole di aver venduto le armi impiegate per i massacri in cambio di diamanti. Il commercio tra Taylor e Foday Sankoh, capo dei ribelli sierraleonesi del Ruf (Revolutionary United Front), fruttava almeno 200 milioni di dollari all'anno. Il mondo ha conosciuto questa tragica pagina di storia recente grazie al film “Bloody Diamonds”. Pensa che si sia fatto abbastanza per regolamentare il traffico di diamanti e renderlo regolare o ci sono ancora troppe zone scure e connivenze?

La prima zona occupata dai ribelli del RUF, capeggiati dal Foday Sankoh, la zona diamantifera della Sierra Leone, fu anche l' ultima ad essere lasciata. E' noto che i diamanti venivano inviati in Liberia in cambio di armi. Ora il "business" dei diamanti è regolato per legge, ma temo che il traffico illegale sia ancora forte a causa della corruzione e dei controlli scarsi.

Anche se la guerra è finita, quali sfide vive oggi la Chiesa in Sierra Leone, sul versante della pace e della riconciliazione?

Le sfide per la Chiesa sui versanti della riconciliazione e della pace sono ancora tante, a cominciare dalla riconciliazione interna alla Chiesa. Sul versante nazionale la Chiesa è stata molto attiva durante e subito dopo il periodo della guerra. Ora continua ad essere attiva nel lavoro di prevenzione di possibili violenze durante la prossima campagna elettorale. L’Università cattolica di Makeni e la Commissione nazionale Giustizia e Pace, diretta da Joseph Turay, sacerdote della diocesi di Makeni, sta portando avanti un grosso impegno di formazione dei capi tradizionali, dei consiglieri provinciali e municipali e perfino dei parlamentari. E' un lavoro apprezzato, che bisogna continuare e sostenere.

 

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