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Sono già quattro i giornalisti uccisi in Brasile nel corso del 2012 per motivi strettamente legati all'esercizio della loro professione. L'ultimo è Décio Sá, cronista politico del quotidiano O Estado do Maranhao e blogger molto letto nell'omonimo Stato del nord del Paese, assassinato nei giorni scorsi in un bar di Sao Luis, la capitale, un giorno dopo che la Sociedad Interamericana de Prensa (SIP) aveva allertato sulla gravità delle minacce che ricevono molti giornalisti in Brasile.
(Guarda il blog tenuto da Décio Sá)
Sá era noto per le sue denunce della malapolitica e le sue cronache di processi a sicari della zona. Molto probabilmente si è trattato di un crimine su commissione. «È stato un crimine molto sfacciato. È stato un crimine commissionato. Le persone che sono entrate nel bar sono arrivate con l'intenzione di assassinare il giornalista Décio Sá. I testimoni hanno detto che l'autore degli spari non ha nemmeno nascosto il volto», ha dichiarato Aluisio Mendes, segretario per la sicurezza pubblica dello Stato del Maranhao.
Tanto le notizie dei giornalisti uccisi quanto le informazioni sulla mole delle pressioni e delle minacce che subiscono molti operatori della comunicazione quando denunciano meccanismi criminali sono da ritenersi un fenomeno preoccupante in un Paese che è ormai considerato un modello di successo e che si appresta ad ospitare due eventi colossali come i mondiali di calcio del 2014 e le olimpiadi del 2016.