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Monsignor Pates, pastore di Des Moines, ha chiesto al governo di Washington di alleviare le misure verso l'isola: «Così si promuovono diritti umani e libertà religiosa»

In una lettera inviata recentemente al Segretario di Stato americano Hillary Clinton, monsignor Richard E. Pates, vescovo di Des Moines (Iowa), ha chiesto apertamente al governo di Washington la rimozione dell'embargo contro Cuba, la riapertura delle relazioni diplomatiche e la semplificazione dei viaggi sull'Isola, argomentando, sulla base di una logica opposta a quella delle misure repressive, che ciò contribuirebbe a promuovere la libertà, i diritti umani e la libertà religiosa.

Nella missiva, divulgata in versione integrale dalla Conferenza episcopale statunitense (USCCB secondo l'acronimo inglese), si dice testualmente che in questo modo gli Stati Uniti "staranno appoggiando il popolo di Cuba, nostri vicini ad appena 144 chilometri di distanza, nel raggiungere più libertà, diritti umani e libertà religiosa" e che questo tipo di politica, inoltre, "beneficerà il commercio statunitense".

Il recente viaggio apostolico di Benedetto XVI a Cuba e tutte le polemiche sorte intorno alla mancata presenza degli esponenti politici dell'Isola al recente Vertice delle Americhe tenutosi a Cartagena, in Colombia, hanno contribuito a dare particolare risonanza alle parole di monsignor Pates, che è anche presidente del Comitato di giustizia internazionale e pace della USCCB.

Pates ha partecipato personalmente alla visita papale a Cuba, tra il 26 e il 28 marzo scorsi. Dice di aver toccato con mano gli effetti positivi dell'ammorbidimento delle restrizioni ai viaggi dei cubanoamericani nel loro Paese d'origine, voluto dall'amministrazione Obama. La sua convinzione è che approfondire ed espandere questo tipo di politiche "migliorerà la vita della gente in entrambi i Paesi".

Nella lettera si mette in evidenza anche quanto l'embargo imposto dagli Stati Uniti a Cuba dal 1962 renda difficile il lavoro delle organizzazioni caritative, incluse quelle della Chiesa cattolica, a causa dell'impossibilità di ricevere prodotti statunitensi.

La voce del vescovo statunitense si unisce a quella di esponenti del partito democratico, come il senatore Jeff Bingaman, che chiedono la riapertura delle relazioni tra Stati Uniti e Cuba. Ma resta molto forte l'opposizione alla rimozione dell'embargo e alla riapertura delle relazioni diplomatiche da parte degli esiliati cubani anticastristi e di numerosi esponenti repubblicani.

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