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«La situazione a Juba non è tranquilla. La popolazione è molto preoccupata per quello che sta accedendo al confine tra Sud Sudan e Sudan»: le parole di mons. Paulino Lukudu Loro, arcivescovo di Juba, all'Agenzia Fides sono indicative della fortissima tensione tra i due Stati, che continuano a scambiarsi accuse reciproche per la vicenda di Heglig, l'area petrolifera contesa, di recente riconquistata dalle truppe di Khartoum dopo aspri combattimenti. L'aviazione di Khartoum continua inoltre a bombardare alcune aree di confine nello Stato sud sudanese di Unità e pare si sia davvero a un passo dallo scoppio di una guerra su larga scala.
Secondo mons. Lukudu Loro «il popolo del Sud Sudan non vuole la guerra. Questo è un conflitto economico per il controllo del petrolio. Il Sud Sudan è pronto a raggiungere un accordo con il Sudan sul petrolio. Ma quello che ha deluso i sud sudanesi è l'atteggiamento dell'Onu, dell'Unione Africana e di diversi Paesi occidentali sulla questione di Heglig. A mio avviso, questi organismi hanno fatto delle dichiarazioni premature, senza conoscere la realtà sul terreno. In particolare si deve capire dove si trovi esattamente Heglig: si trova in Sud Sudan o in Sudan? Rappresentanti di queste istituzioni internazionali devono andare lì per chiarire questo punto, per demarcare con precisione il confine tra i due Stati», sottolinea l'arcivescovo.
Circa le condizioni delle persone in fuga dai combattimenti, mons. Lukudu Loro afferma: "La situazione umanitaria sta peggiorando anche perché è iniziata la stagione delle piogge, che rende molto problematico effettuare operazioni di soccorso alle popolazioni in fuga dalle aree dei combattimenti. Nella stessa città di Juba vi sono forti problemi per l'erogazione dell'elettricità e di altri servizi essenziali».
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