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La Polizia religiosa potrebbe presto assumere personale femminile, per «monitorare i raduni tra sole donne». Proprio mentre l'attivismo delle saudite sta prendendo forza...

La voce è sempre più insistente: presto la Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio, ente che vigila con il pugno di ferro sulla moralità dei cittadini nei confini del Regno Saudita, potrebbe assumere per la prima volta personale femminile. La notizia non è esattamente di quelle che spinge a rallegrarsi per il conseguimento delle pari opportunità, in uno dei Paesi più ostili all'altra metà del cielo.

L'istituzione saudita da cui dipende la tristemente nota polizia religiosa, la muttawa, che fino ad ora non disponeva di agenti donne, sembra pronta alla svolta: già un paio di mesi fa indiscrezioni l'avevano data per imminente, vista la necessità di tenere sott'occhio il presunto dilagare di episodi di «stregoneria» femminile... Ora un ufficiale della Commissione, parlando anonimamente al quotidiano Asharq Al-Awsat, ha spiegato che l'organizzazione sta incontrando sempre più difficoltà a «monitorare i raduni tra sole donne», particolarmente «alla luce dei rapporti secondo cui in tali raduni hanno luogo attività illecite e illegali». Ecco perché l'idea di formare personale femminile «che possa specializzarsi nell'affrontare questi problemi».

Nessun dettaglio più preciso è fornito sulle «presunte attività illegali» e sui comportamenti «contrari alla Sharia islamica» in cui si cimenterebbero questi assembramenti di donne, che secondo i vertici della muttawa potrebbero essere più adeguatamente esortate a ravvedersi da solerti nuove agenti in gonnella (o meglio in abaya...). Non pare tuttavia un caso che la recente preoccupazione per la moralità delle signore coincida con un momento di indubbio risveglio nel mondo dell'attivismo femminile saudita.

Solo poche settimane fa avevano richiamato l'attenzione internazionale le proteste guidate dalle studentesse della  King Khaled University di Abha, nel Sud-ovest del Paese. Una manifestazione nata dal pretesto di contestare il degrado delle aule universitarie, ma allargatasi poi a denunciare la corruzione diffusa, e sfociata in vari giorni di sit-in con migliaia di partecipanti e decine di ragazze ferite negli scontri con la vigilanza.
Ma già ben radicato è il movimento di attiviste che nel Paese rivendicano il diritto delle donne a guidare l'auto: un movimento nato dal gesto dimostrativo della 32enne Manal al-Sharif, che l'anno scorso osò sfidare il divieto e postare su YouTube un video di se stessa al volante, e che ora è stata inclusa da Time nella lista delle 100 persone più influenti al mondo.

Solo due esempi tra i tantissimi che si potrebbero scegliere per mostrare come, nel Regno degli Al-Saud, i fermenti della Primavera araba abbiano un volto femminile. Per questo risulta particolarmente desolante la puntuale iniziativa della Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio: donne selezionate per reprimere altre donne, che stanno cercando una via per cambiare le cose. Davvero la peggior specie di quote rosa che riusciamo a immaginare. 

Guarda il blog del Movimento delle donne saudite al volante


 

 

 

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