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Vescovi e leader religiosi contro la violenza
L'episcopato evidenzia «i gravi rischi» cui potrebbe condurre l'impasse dopo il golpe. Intanto esponenti cristiani e islamici esortano il popolo a cercare la pace

«Ripudiamo fermamente l'azione militare e qualsiasi forma di violenza». E' la reazione dei vescovi della Guinea Bissau al colpo di stato del 12 aprile scorso. In una nota inviata ad Aiuto alla Chiesa che Soffre (datata 17 aprile), l'episcopato del Paese africano condanna il golpe evidenziandone, per giunta, l'inutilità. «Nella nostra storia recente atti simili a questo si sono ripetuti più volte e il risultato è evidente agli occhi di tutti: le cause profonde delle crisi non vengono minimamente intaccate, mentre sorgono nuovi conflitti».

A pagare il conto di tanta violenza è come sempre la popolazione, incapace di comprendere pienamente le ragioni di quanto accaduto. «Come afferma un nostro detto popolare - scrivono i vescovi - quando gli elefanti combattono è l'erba a soffrirne». L'episcopato evidenzia «i gravi rischi» e le «imprevedibili conseguenze» cui potrebbe condurre l'attuale momento d'impasse. Da molto tempo in Guinea Bissau vi erano chiari segnali di difficoltà, ma «molti di questi segni si sono mostrati con maggiore forza durante le ultime elezioni».

Appena un mese fa il Paese è stato chiamato al voto per eleggere il successore del presidente Malam Bacai Sanha, morto lo scorso gennaio. Le consultazioni si sono svolte in un clima pacifico fino a poco dopo la chiusura dei seggi, quando il colonnello Samba Diallo, ex capo dell'intelligence militare, è stato ucciso. Il secondo turno elettorale era previsto prima per il 22 e poi per il 29 aprile, ma la sera del 12 alcuni militari hanno catturato il capo di stato ad interim Raimundo Pereira e il primo ministro uscente Carlos Domingos Gomes Junior - favorito nel ballottaggio presidenziale contro Kumba Yala. E' delle ultime ore la notizia che il presidente ad interim scelto dai golpisti, Manuel Serifo Nhamadjo, ha rinunciato al potere definendo la sua successione a Pereira «illegale».

I vescovi indicano ai guineensi «la nobile strada del dialogo» come via per la riconciliazione, la giustizia e l'armonia sociale. E richiamano la popolazione ad «una corretta coscienza morale», che miri al bene comune, e ad evitare comportamenti dannosi per la convivenza pacifica, come la violenza, la ricerca illegale del potere e della ricchezza, la corruzione, l'impunità concessa al crimine, la mancanza di trasparenza nell'amministrazione pubblica e la noncuranza nello svolgere il proprio dovere. «Dobbiamo avere sacro rispetto delle nostre leggi e delle istituzioni elette democraticamente».

La nota si chiude con un accorato appello alla comunità internazionale. «Continuate ad aiutare la Guinea Bissau a trovare soluzioni appropriate e ad assicurare a tutti i suoi cittadini pace e tranquillità».

Intanto anche i leader delle riverse comunità religiose del Paese hanno deciso di prendere voce, congiuntamente, per esortare la popolazione alla ricerca della riconciliazione: «Noi, i leader religiosi delle comunità evangelica, islamica e cattolica della Guinea Bissau, vogliamo rivolgere questo messaggio a tutti i guineani, perché si impegnino nella ricerca della pace per la nostra terra», afferma il documento reso noto dall'Agenzia Fides e intitolato: "Ognuno di noi può contribuire alla pace in Guinea".

Per raggiungere questo obiettivo, i leader religiosi propongono quattro strade: il dialogo, come via per risolvere i cronici problemi vissuti dal Paese - «infatti, attraverso il dialogo e la comprensione possiamo costruire una società più fraterna e pacifica»; la scelta di investire nella giustizia, come virtù e come sistema giudiziario; il rispetto delle regole civili e morali, in quanto consentono la vita della società e infine l'impegno a ricordarsi della comune fede in Dio, dal momento che «può aiutarci a vedere e trattare gli altri con amore».

I leader religiosi si rivolgono quindi all'intera popolazione: «Abbiamo bisogno di calma e di serenità in questi tempi, per cercare una soluzione pacifica alla situazione che vive il Paese». Alla comunità internazionale chiedono di collaborare con le iniziative nazionali «alla ricerca di una soluzione pacifica, che consenta la risoluzione dei problemi della Guinea-Bissau».

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