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Miniere, gli Eldorado a caro prezzo
Dalle "nuove" materie prime legate all'high tech, come litio e coltan, ai più tradizionali oro o diamanti: il mercato globale torna a guardare al sottosuolo. Tra le contraddizioni

Ci sono le materie prime richiestissime dal mercato dell'high tech che abbiamo imparato a conoscere solo in questi ultimi anni. Ad esempio il litio, che già oggi serve per realizzare le batterie dei computer e delle macchine fotografiche ma probabilmente domani servirà anche per quelle delle auto elettriche. E poi c'è il coltan con cui si realizzano i circuiti degli smart-phone. Ma anche materiali come il rame o il ferro oggi sono tornati ad essere richiestissimi. Per non parlare poi della corsa all'oro, che non si era mai fermata, o ai sempre ambiti diamanti.

Il mondo di oggi è tornato prepotentemente a guardare al sottosuolo. E se in Europa le miniere sono ormai un ambiente da archeologia industriale, così non accade certo in altre regioni del mondo: dall'Africa all'Oceania, là dove si concentrano i grandi giacimenti delle risorse oggi più strategiche, si continua a scavare. Spesso con sistemi dannosi non solo per le persone che vi lavorano, ma anche per il futuro dei territori interessati. E al servizio di colossi industriali che magari non hanno più sede solo in Europa o negli Stati Uniti, ma anche a Shanghai o a New Delhi. E che comunque spesso e volentieri lasciano lo stesso solo le briciole alle popolazioni locali.

Ma è davvero inevitabile la «maledizione delle risorse»? E chi e come oggi nel mondo si sta battendo perché le materie prime possano - al contrario - diventare per tutti un'occasione per una vita migliore? Cerca di rispondere a queste domande il Servizio speciale di Mondo e Missione di aprile: una carrellata di racconti da una serie di «nuovi Eldorado» del mondo di oggi. 

Come lo Zambia, dove le quotazioni del rame hanno raggiunto l'anno scorso il massimo storico, con i cinesi come nuovi grandi investitori in un Paese che resta in fondo alle classifiche dello sviluppo. Ma anche l'Oceania è finita nel mirino delle multinazionali: in Papua l'obiettivo sono le miniere d'oro. Leggi l'articolo L'oro amaro della Papua, che racconta come lo sfruttamento della miniera a cielo aperto dell'Ok Tedi abbia lasciato dietro di sé un deserto senza vita, tra inquinamento e villaggi costretti a spostarsi.

Ma non tutte le esperienze sono negative. Se il destino di vari Paesi africani, nel bene e nel male, resta legato al mercato delle pietre preziose, alcune iniziative volte a regolamentare questo business dai risvolti spesso oscuri sembrano dare frutto. In Botswana, uno dei maggiori produttori mondiali di diamanti, cominciano a vedersi i primi risultati dell'adesione al «Kimberley Process», sulla tracciabilità delle gemme e la trasparenza nella destinazione dei proventi. Leggi l'articolo Diamanti e Botswana: l'alternativa possibile?

Su Mondo e Missione anche le storie del litio boliviano e dei fosfati del Sahara conteso.

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