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La rivendicazione della sovranità politica sulle isole Malvinas, attualmente in mani inglesi, e il progetto di recuperare la "sovranità energetica" ri-nazionalizzazzando l'impresa petrolífera Yacimientos Petrolíferos Fiscales (YPF), che dal 1998 è controllata dalla spagnola Repsol, sono due temi caldi dell'agenda politica della presidente argentina Cristina Fernández de Kirchner, che non a caso vengono messi sul tavolo adesso, in un momento in cui l'Europa attraversa una fase di debolezza economica e politica.
Lo scorso 2 aprile in Argentina si è commemorato il 30° anniversario della sconfitta della guerra delle Malvinas (Folklands per gli inglesi). Nell'occasione, Cristina Fernández è tornata a reclamare l'avvio di un diaologo con l'Inghilterra, ritenendo «un'ingiustizia che in pieno XXI secolo sussistano enclaves coloniali come quella che abbiamo qui, a pochi chilometri». La presidentessa della nazione ha anche chiesto alla Croce Rossa di collaborare all'identificazione dei caduti argentini i cui resti si trovano ancora sulle Malvinas, sottolineando che «tutti meritano di avere il proprio nome su una lapide e che ogni madre ha il diritto inalienabile di seppellire i suoi morti».
Molti osservatori si attendevano che nel giorno dell'anniversario della sconfitta delle Malvinas, Cristina Fernández annuciasse anche l'intenzione del governo di nazionalizzazione YPF, ma l'affondo ufficiale non è arrivato, forse per effetto di una chiamata del re Juan Carlos e del viaggio improvviso a Buenos Aires del ministro spagnolo dell'Industria, José Manuel Soria.
Ma è solo questione di tempo e il tema tornerà in primo piano. Sembra che esista un progetto di legge in base al quale il governo argentino assumerà il controllo di oltre la metà delle azioni di YPF. Inoltre sono in atto da tempo azioni argentine tese a indebolire Repsol-YPF, ad esempio la richiesta del governo centrale ai governatori dei vari dipartimenti del Paese di rescindere i contratti con la compagnia spagnola, cosa che ha fatto crollare il prezzo delle azioni Repsol in borsa, o la revoca delle concessioni su vari giacimenti, con l'argomento che la compagnia non vi investe suficientemente. Solo pochi giorni fa il governatore del Chubut, Martín Buzzi, ha annunciato che intende ritirare la concessione di Manantiales Behr, un giacimento che concentra quasi il 10 per cento della produzione petrolífera di tutto il Paese.
L'opinione di numerosi analisti è che Cristina Fernández, che nel 1998 aveva manifestato in favore della privatizzazione di YPF, adesso stia cercando di ridurre il patrimonio della compagnia per permettere al governo di comprare oltre il 50 per cento delle sue azioni.