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Una delegazione libanese, guidata dal monaco Maroun Atallah nel contesto del suo programma «Ricostruire insieme», è andata a passare la Settimana Santa a Kirkuk, città irachena martoriata dalle violenze interetniche, settarie e interreligiose. Un reportage del quotidiano francese La Croix racconta la singolare esperienza che ha rappresentato una risposta all'appello di monsignor Louis Sako, arcivescovo caldeo della città, per «un Iraq multietnico e multiculturale».
«Bisognava essere un po' folli - o invece visionari - per proporre agli abitanti di una città ferita come Kirkuk di venire a sentire recitare delle poesie. E tuttavia è stata questa l'idea del monaco maronita Maroun Atallah», racconta il reportage a firma di Anne-Bénédicte Hoffner, che descrive come il poeta libanese Hicham Chidiac abbia recitato una selezione di versi scelti per l'occasione dalle sue nove raccolte, su temi universali come "Dio" o "l'amore", ma anche "le madri" o "la nazione".
Un'idea folle dunque, ma «dai risultati inattesi: nella cattedrale del Sacro Cuore erano tutti là: rappresentanti del potere civile (governo della provincia, municipalità) e militare, rappresentanti delle differenti "etnie" e dei loro partiti politici - arabi, kurdi, turcomanni, caldei e assiri - ma anche esponenti religiosi, che fossero cristiani o musulmani, sunniti o sciiti, Fratelli musulmani come salafiti».
Sebbene tutte queste parti o quasi siano in conflitto aperto e abbiano grandi difficoltà a siedere assieme al governo - e malgrado il fatto che nel nord dell'Iraq non accennino a diminuire le violenze contro le minoranze - tutti hanno risposto all'invito di monsignor Sako, in una «tregua» pasquale che resta comunque un segno di speranza.
Leggi la descizione del progetto «Reconstruir Ensemble» (in francese)