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Dopo una sessione straordinaria durata fino a tarda sera, il Consiglio della Comunità della Chiesa copta ortodossa egiziana ha deciso di ritirare i suoi rappresentanti dall'assemblea costituente, aspramente criticata per il fatto di essere dominata dai parlamentari islamisti. I copti hanno così lasciato la Costituente come già avevano fatto i rappresentanti liberali e quelli legati all'importante istituzione sunnita di Al Azhar.
Una decisione presa «in risposta al forte sentimento che prevale nell'opinione pubblica egiziana in generale e in quella copta in particolare», come recita un comunicato del Consiglio della comunità, secondo cui «l'assemblea costituente non dovrebbe mai essere dominata da una corrente specifica bensì rappresentare tutti gli egiziani». La Costituzione, infatti, «dovrebbe essere redatta attraverso il dialogo nazionale e il consenso, e non attraverso la maggioranza parlamentare».
Mentre in Egitto è già in corso una campagna elettorale "informale" in vista delle elezioni presidenziali previste per il 24 e il 25 maggio, il clima si surriscalda in un Paese in cui i timori sull'esito della transizione post-Mubarak restano numerosi. Proprio in questi giorni i Fratelli musulmani, che controllano già la metà dei seggi parlamentari, hanno annunciato che alle elezioni candideranno un proprio esponente, contrariamente a quanto la Fratellanza aveva garantito nel corso dell'ultimo anno.
Si tratta di Khairat al-Shater, ricco imprenditore 62enne, tra i maggiori finanziatori della campagna elettorale della Confraternita, reduce da vari anni di carcere proprio per la sua militanza nel gruppo islamico (ma anche perché il suo impero economico faceva concorrenza agli affari della famiglia Mubarak...).
La nuova linea della Fratellanza ha suscitato molte critiche, sia interne che da parte degli osservatori dei diversi schieramenti. «È un diritto dei Fratelli musulmani schierare il loro candidato, ma essi devono sapere che in questo modo perdono molto della loro credibilità e allargano la divisione tra sé e il resto dei gruppi nazionali egiziani», ha commentato su Twitter Mohamed Habib, ex vice presidente della stessa Confraternita.
Secondo il quotidiano arabo internazionale Asharq Alawsat, la candidatura di Shater è correlata anche con il timore dei Fratelli musulmani di perdere parte del voto musulmano a causa della concorrenza dagli altri due, popolari, candidati islamisti: l'ultra conservatore Hazem Salah Abu Ismail e Abdel Moneim Abol Fotoh, espulso dalla Fratellanza proprio quando aveva espresso la sua intenzione di correre per le presidenziali.
Il massiccio protagonismo politico della componente islamica egiziana non cessa di sollevare preoccupazioni. Il dibattito più recente riguarda la proposta di rimettere in discussione alcune norme sul diritto di famiglia: una proposta contro cui molti egiziani - donne e uomini - sono scesi in piazza, come racconta il quotidiano egiziano Al Ahram.