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Si apre oggi in Giordania il secondo incontro del Forum cattolico musulmano, l'organismo costituito dal Pontificio Consiglio per il dialogo religioso e dal Royal al Al-Bayt Institute for Islamic Thought, l'istituto islamico che nell'autunno 2007 si fece promotore della letera «A Common Word», il documento sottoscritto da 138 personalità musulmane di tutto il mondo sul tema del dialogo con il mondo cristiano. Il Forum si era riunito una prima volta a Roma, nel novembre del 2008, venendo anche ricevuto in udienza dal Papa. In quell'occasione aveva stilato questa dichiarazione finale, in cui - oltre ad affermare una serie di impegni comuni er praticare l'amore di Dio e del prossimo - era prevista la convocazione di un secondo incontro, da tenersi questa volta in un Paese islamico. Ed è proprio questo appuntamento che si tiene dal 21 al 23 novembre presso il centro congressi del Baptismal Site, il luogo sul fiume Giordano dove secondo un'antica tradizione sarebbe avvenuto il Battesimo di Gesù.
Molto significativo il tema dell'incontro: «Ragione, fede e persona umana. Prospettive cristiane e musulmane». Un tema che richiama in maniera evidente il contenuto del celebre discorso tenuto nel 2006 da Benedetto XVI a Ratisbona. All'incontro partecipano 24 personalità, 12 cattoliche e 12 musulmane. La delegazione vaticana è guidata dal cardinale Jean Louis Tauran e dall'arcivescovo Pier Luigi Celata, ma comprende anche personalità della cultura cattolica come i professori Vittorio Possenti, François Bousquet e Stefan Hammer. Quella musulmana - insieme al principe giordano Ghazi bin Muhammad bin Talal, promotore dell'iniziativa «A Common Word» - comprende tra gli altri il Gran Muftì d'Egitto Ali Gomaa, quello di Sarajevo Mustafa Ceric , lo shaykh siriano Muḥammad Saʿīd Ramaḍān al-Būṭī, il direttore dell'Isesco (l'istituto di studi islamici di Rabat) Abdulaziz Othman Altwaijri. L'incontro si tiene a porte chiuse ma è previsto che al termine dei lavori sia diffusa una dichiarazione comune.
Il seminario è la conferma di come la Giordania sia oggi un Paese cruciale nel dialogo fra cristiani e musulmani nel contesto - non facile - della primavera araba. Proprio poche settimane fa a Madaba ha aperto i battenti la prima Università cattolica fortemente voluta dal Patriarcato di Gerusalemme. E proprio al Whadi al-Kharrar, dove si tiene l'incontro di questi giorni, è in costruzione un nuovo grande complesso cristiano. Di tutto questo e del significato che ha la Giordania oggi nel quadro delle relazioni tra cristiani e musulmani, parla il patriarca Fouad Twal in questa intervista pubblicata sul numero di novembre 2011 di Mondo e Missione.