| Chi siamo | il PIME | Mondo e Missione | Link | Contatti

05/11/2011 Sudan
Unica Chiesa in due Stati
Rimanere un'unica Conferenza in nome di una storia condivisa. Il desiderio dei vescovi del Sudan nel primo documento diffuso dopo l'indipendenza

«Rimanere una Conferenza nei due Stati poiché siamo tutti figli di Dio, indipendentemente dai confini geografici, dalle etnie, dalla religione, dalla cultura o dagli schieramenti politici». Nel documento emerso al termine della recente assemblea plenaria di Wau, i vescovi della Conferenza episcopale del Sudan hanno annunciato la continuità della Chiesa locale nonostante la separazione geografica dettata con la proclamazione d'indipendenza di metà luglio. Un’unità «ecclesiale» che già stava a cuore a monsignor Cesare Mazzolari, il compianto vescovo di Rumbek, deceduto lo scorso 16 luglio e autentico «padre della patria» del Sud Sudan.

«Durante i 50 anni di guerra, la Chiesa ha camminato con il popolo attraverso i suoi vescovi, i sacerdoti, i religiosi, i catechisti – si legge nello scritto -. Oltre al ruolo pastorale essa ha fornito i servizi sociali e umanitari essenziali, senza avere un ruolo politico ma tenendo conto dei valori evangelici in entrambe le nazioni».

Tra questi valori i presuli sottolineano la verità e la riconciliazione, alla base del processo di sviluppo di uno Stato, come nel caso del nuovo Sud Sudan. «Suggeriamo ai cittadini di essere pazienti e onesti, perché ciascuno, governi, leader o singoli, hanno responsabilità nel costruire insieme la nuova nazione». I pastori sudanesi assicurano la loro presenza per portare speranza, anche se non mancano le preoccupazioni legate al rispetto dei diritti umani. «La santità della vita umana, il bene comune, la solidarietà non si possono dividere – affermano i vescovi –. Respingiamo il concetto di protezione delle minoranze perché i diritti devono essere uguali per tutti, senza differenze etniche, culturali, linguistiche o religiose».

Il riferimento è alla violenza in corso nell'area dei monti Nuba, del Sud Kordofan e nello Stato del Nilo Azzurro, oltre alla guerra civile in Darfur. «I civili sono terrorizzati da bombardamenti aerei indiscriminati; c'è bisogno di aprire corridori umanitari perché cibo e medicinali possano raggiungere coloro che sono in difficoltà e affinchè la comunità internazionale assicuri l'applicazione di tutti i protocolli legati agli accordi di pace del 2005».

Clicca qui per leggere il testo integrale del documento (in inglese)

 

invia ad un amico

visualizza per la stampa

Sostieni i Media Pime

logo Media Pime

Pime giovani Rio

anno della fede

Web Design www.horizondesign.it