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Sono oltre cinquecentomila i latinoamericani che ogni anno entrano clandestinamente negli Stati Uniti. E circa 500 quelli che muoiono nell’intento di farlo, in genere per disidratazione nel deserto dell’Arizona o per annegamento nelle acque del Rio Bravo. A decidere di emigrare sono soprattutto i messicani - forti della vicinanza agli Usa e del fatto che coi loro documenti possono arrivare tranquillamente fino al confine - ma anche migliaia di centroamericani, che affrontano un viaggio ben più lungo e rischioso.
Passare il confine, comunque, è pericoloso per tutti. La frontiera, come ha affermato la scrittrice Elena Poniatowska, è una «frangia in cancrena». Dal lato messicano i migranti devono fare i conti con il ribollire della corruzione, del narcotraffico, della violenza e dell’avidità umana (la tariffa da pagare ai polleros, gli inaffidabili “contrabbandieri” di migranti, è salita a oltre 3.000 dollari). Mentre dal lato statunitense ad attenderli ci sono 6.000 agenti della Border Patrol che pattugliano incessattemente il confine. E i sinistri manipoli dei Minutemen - organizzazione di vigilantes fondata da un reduce del Vietnam - che si sono autodenominati «guardiani della patria» e collaborano alla vigilanza della frontiera con telecamere collegate a Internet.
Tra non molto i migranti dovranno anche superare un muro. Lo scorso 3 ottobre, infatti, il presidente statunitense, George W. Bush, ha firmato in Arizona una legge che autorizza la costruzione di 1.200 chilometri di muro lungo la frontiera tra Stati Uniti e Messico. Il provvedimento prevede, inoltre, l’aumento dei controlli e delle misure di sicurezza lungo tutti i 3.200 chilometri del confine. È in programma la costruzione di 1.800 torrette ad alta tecnologia, l’utilizzo di sensori di temperatura e movimento, di telecamere e radar, nonché l’uso di aerei radiocomandati, satelliti e lo stanziamento di 3.000 nuovi agenti.
Non sono passate le misure più «sinistre» proposte l’anno scorso dal deputato repubblicano James Sensenbrenner - la trasformazione dell’immigrazione illegale in felony (delitto) e la criminalizzazione di chi dà lavoro o anche solo aiuto ai clandestini - ma la decisione di costruire il muro va in questa direzione. Molti osservatori la ritengono una concessione di Bush all’ala xenofoba del partito e dell’elettorato repubblicano a scopi elettorali. Il presidente, però, non crede solo alle misure repressive. In più occasioni si è dichiarato a favore di una riforma migratoria integrale, che regolarizzi i 12 milioni di clandestini che risiedono negli Stati Uniti - e di cui gli Usa hanno bisogno - attraverso un sistema di visti di lavoro temporaneo.
È altamente improbabile, tuttavia, che un muro riesca ad arginare un fenomeno complesso e profondo come l’emigrazione. Lo ha sottolineato anche un comunicato della Conferenza episcopale messicana (Cem): «Negli ultimi vent’anni gli Stati Uniti hanno incrementato le loro spese, cercando di rafforzare la sicurezza alla frontiera: recinzioni, apparecchiature ad alta tecnologia e un numero più elevato di personale di rinforzo», ma questi ingenti investimenti - segnala il documento - «non sono serviti a ridurre l’immigrazione messicana negli Stati Uniti; l’unico effetto che hanno avuto tali misure è l’aumento del traffico degli illegali e il fatto di rendere più pericoloso il tragitto per gli immigrati e, come conseguenza, in migliaia sono morti attraversando la frontiera».
Il loro destino sta a cuore anche alla Chiesa statunitense. Recentemente, i vescovi Usa hanno mostrato una particolare preoccupazione per i numerosi bambini che viaggiano soli e che sono esposti al rischio di finire nella mani dei trafficanti di persone. Tre presuli statunitensi hanno anche compiuto un viaggio lungo la frontiera del Messico, dall’Arizzona al Texas, per indagare di persona sulla situazione di questi minori.
Di fronte a un problema così complesso, l’unico effetto del muro, si può presumere, sarà quindi quello di aumentare ulteriormente le vittime della frontiera.
Le autorità messicane non hanno preso bene la notizia. Il presidente uscente Vicente Fox ha parlato di «mancanza di visione di quello che significa la migrazione e dei vantaggi che può generare ai due Paesi». Mentre Felipe Calderón, l’attuale presidente, ha parlato di decisione «deplorabile» e ha detto che «l’emigrazione è un fenomeno sociale ed economico che non si può risolvere né per decreto né con misure di contenimento fisico, che porteranno tanti connazionali e altri latinoamericani ad assumersi molti più rischi nella ricerca di opportunità di vita negli Stati Uniti».
Belle parole, ma ipocrite. Basta considerare il trattamento brutale che, in terra messicana, viene riservato ai migranti centroamericani che tentano di raggiungere gli Usa. Dal Chiapas fino agli Stati settentrionali, infatti, il Messico compie per conto degli Stati Uniti il «lavoro sporco» di intercettare, arrestare e deportare i migranti del Centroamerica. Il Messico, in sostanza, fa da filtro con gli Usa. Esiste anche un piano finanziato dal governo statunitense per controllare la frontiera meridionale del Messico. Si chiama Plan Sur e ha lo scopo di ridurre il flusso di irregolari e di contrastare il traffico di droga, armi e merce di contrabbando.
Ma perché prendersela tanto coi migranti? L’emigrazione di massa verso gli Usa, in fondo, nasce dalla povertà endemica e dalla mancanza cronica di opportunità di cui soffrono i poveri del Messico e del Centroamerica. Chi decide di emigrare, nella stragrande maggioranza dei casi, lo fa per disperazione o per un istinto insopprimibile e nobile di libertà e di autoaffermazione. La quasi totalità dei migranti non sono delinquenti e chi si accanisce contro di loro lo fa per pregiudizio o ignoranza. Come ha sostenuto il cardinale honduregno Oscar Rodriguez Maradiaga, i migranti sono «eroi» moderni.
Le migrazioni, inoltre, sono connaturate al mondo globalizzato. E non ha molto senso promuovere la libera circolazione delle merci e opporsi in tutti i modi a quella degli esseri umani, come vorrebbero i neoconservatori degli Stati Uniti.
I numeri
350 milioni
gli attraversamenti legali ogni anno.
è la frontiera più transitata al mondo
500 mila circa
attraversamenti clandestini ogni anno
500 circa
i migranti morti nel tentativo di oltrepassare illegalmente la frontiera, sia nel 2005 che nel 2006.
In realtà sono molti di più, perché tanti muoiono in zone remote
e non vengono mai trovati
2000-3000 dollari a testa
il costo dell’attraversamento clandestino; dipende dalla destinazione e dal Paese di provenienza
11-12 milioni
i latinos senza documenti negli Usa