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Un sacerdote ucciso a La Concepción, molti altri minacciati senza che la polizia intervenga. Il tutto a un mese dal voto per le elezioni presidenziali

Il recente assassinio di padre Marlon Pupiro, parroco di La Concepción, ha messo a nudo il difficile momento che attraversa la Chiesa del Nicaragua. Un articolo apparso su Zenit, a firma di Nieves San Martin, rivela che nel Paese centroamericano vari parroci sono oggetto di minacce di tipo terroristico e che la polizia non fa praticamente nulla per affrontare il problema e tutelare il clero.

Tutto ciò avviene in un momento in cui le elezioni presidenziali sono alle porte (si terranno il 6 novembre) e il presidente Daniel Ortega intende perpetuarsi al potere, come la Chiesa ha ripetutamente denunciato, assieme alla corruzione e ad altri mali che affliggono il Paese.

Monsignor Sócrates René Sándigo Jirón, segretario della Confererenza episcopale del Nicaragua e vescovo di Chontales e Río San Juan, ha dichiarato al Nuevo Diario di Managua che nella Chiesa cattolica c'è preoccupazione per la mancanza di indagini approfondite sul crimine ai danni di padre Marlon Pupiro e sulle intimidazioni che subiscono alcuni parroci del Paese

Managua e Masaya sono le zone maggiormente interessate dal problema. Dai furti in parrocchia fino alle minacce di morte via sms, mail o telefonate anonime, tutto avviene nell'indifferenza della polizia. Tanto che il clero ritiene ormai una perdita di tempo rivolgersi alle autorità quando si verificano episodi spiacevoli.

«Non è strano che dopo l'assassinio di padre Marlon Pupiro queste cose (le denunce di minacce, ndr) stiano affiorando. Forse prima i sacerdoti mantenevano il silenzio, ma adesso ritengono giusto portare tutto alla luce affinché gli altri religiosi siano più prudenti e non succeda niente», ha dichiarato monsignor Sándigo Jirón.

Il presidente della Conferenza episcopale ha anche invitato i sacerdoti a prendere alcune misure di sicurezza. «Se un sacerdote viene chiamato di notte per assistere un malato in una casa o in un ospedale è meglio che non ci vada perché potrebbe essere una trappola. Questo tipo di misura, purtroppo, colpisce la vita pastorale... il sacerdote deve fare attenzione a non accettare ogni tipo di invito, a meno che non cosca la famiglia», ha dichiarato.

 

 

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