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DUBAI È UN LUNA PARK permanente. Tutto, in questa strana metropoli, che offre scorci da Las Vegas d'Oriente e angoli di Miami Beach, deve battere qualche record. E tutto sembra fatto per stupire. Dai grattacieli di vetro alle bizzarre isole artificiali a forma di palma costruite davanti al litorale di Dubai.
«Questa città non mi piace. È tutta finta», commenta il taxista che mi sta portando verso Oud Metha Road, dove sorge la parrocchia cattolica. Viene dal Bangladesh e - racconta - lavora qui da sei mesi per riuscire a mandare a casa un po' di soldi. «Ma non so fino a quanto resisterò», dichiara. Il giovane taxista scuote la testa in segno di disapprovazione. Sembra avere le idee chiare. Ma sono tantissimi quelli come lui che invece vivono ogni giorno la frustrazione e la disillusione: scorrazzano i turisti per alberghi dove loro non potranno mai nemmeno mettere piede. Un po' come gli operai, che costruiscono i centri commerciali di lusso dove non potranno mai comperare niente. Per questo sono così in tanti, a Dubai, ad aggrapparsi all'àncora di suor Magdalen.
Suor Magdalen Lonergan arriva trafelata all'appuntamento. C'è sempre un «caso» a tenerla occupata e a contenderle ogni attimo libero. Il suo piccolo ufficio, all'interno del complesso parrocchiale, è lo specchio di tutte le fatiche e le sofferenze, i problemi e le aspettative che attraversano la grande «città delle illusioni». Questa comboniana irlandese, un mix di dolcezza ed efficienza, è la counsellor ufficiale di Saint Mary: si occupa cioè di dare sostegno e orientamento a chi abbia bisogno di aiuto per affrontare una situazione di difficoltà, a livello personale o relazionale. «La gente veniva a chiedere consiglio al parroco, ma presto è stato chiaro che per aiutare davvero queste persone c'era bisogno di qualcuno con una preparazione specifica», racconta.
LE MISSIONARIE comboniane sono presenti a Dubai dal 1977. Un decennio prima, la scoperta del petrolio aveva provocato una crescita vertiginosa (la città si è espansa del 300%) facendo convergere sul piccolo emirato interessi - e manodopera - da tutto il pianeta. Dubai, che oggi vive sugli introiti del turismo, dei servizi finanziari e del settore immobiliare, è la metropoli che cresce più rapidamente al mondo. Nonostante la crisi di fine 2009, quando la Dubai World dell'emiro Ahmed bin Saeed al Maktoum fece bancarotta provocando uno shock nel mondo finanziario internazionale (con un debito stimato in 59 miliardi di dollari), si calcola che il 24% delle gru in opera sull'intero pianeta stiano attualmente costruendo qui.
«In pochi anni il panorama è cambiato moltissimo», conferma suor Magdalen. «Capita di ripassare in una strada a distanza di pochi mesi e trovarci un nuovo edificio, spuntato come dal nulla!». Anche Saint Mary, in questi decenni, non ha smesso di accogliere nuovi cristiani: oggi, con i suoi 200 mila fedeli, è tra le parrocchie più grandi del mondo. Ogni settimana, oltre 4 mila ragazzi vi frequentano il catechismo, assistiti da più di duecento insegnanti volontari. E ad animare le celebrazioni ci sono ben 28 cori, che fanno riferimento a decine di comunità etniche diverse. Una massa di uomini, donne e bambini che affrontano ogni giorno le lusinghe di una società che sa rivelarsi crudele.
«Nell'ottobre del 2005 il vescovo Paul Hinder si incontrò con la superiore generale della nostra congregazione, che era in visita a Dubai», racconta suor Lonergan, 68 anni di cui 16 trascorsi in missione in Kenya come infermiera e ostetrica, per poi spostarsi nell'ambito del counselling con un corso di formazione in Inghilterra. «Fu durante quell'incontro che il vicario chiese la disponibilità di una suora che si occupasse del counselling a coppie e famiglie in difficoltà». A quel tempo, suor Magdalen si trovava in Spagna, dove era impegnata nell'assistenza ai migranti. «La superiora mi chiamò al telefono e mi chiese se fossi disponibile per l'incarico. Arrivai negli Emirati nell'aprile del 2006. Due giorni dopo, incontrai la mia prima coppia».
La voce riguardo una suora che si occupava di dare una mano a chi era in difficoltà si sparse rapidamente. «Non ci fu bisogno di annunciare ufficialmente il mio arrivo: la notizia passò da un parrocchiano all'altro e ben presto superò i confini di Saint Mary». Da quan¬do l'ufficio della religiosa cominciò ad aprire le porte - gratuitamente - a chi aveva bisogno, le richieste di appuntamenti cominciarono ad aumentare. E non hanno mai smesso. «Ricevo persone di tutti i tipi, indipendentemente dalla provenienza e dalla religione», racconta suor Magdalen. «Coppie appena sposate, professionisti, giovani disorientati, genitori che hanno problemi con i figli...». Ogni caso è diverso, ma tutti hanno in comune un elemento: il «fattore D». «Le persone vengono a Dubai per poter risparmiare del denaro e creare una vita migliore per loro stessi e per le famiglie rimaste a casa, ma poi si scontrano con la situazione reale: insicurezza del lavoro, a volte abusi, problemi con i permessi di soggiorno, difficoltà finanziarie che vanno dai costi per l'affitto alle rette delle scuole dei figli. Questo crea una pressione costante, che si ripercuote sulla vita familiare».
A COMPLICARE le relazioni, sotto il sole di Dubai, sono anche le peculiarità - demografiche e sociali - del modello emiratino. A cominciare dalla multietnicità. La difficile gestione di un rapporto, ad esempio, sarà a volte esasperata in quelle comunità - come l'indiana o la pakistana - dove ancora sono consueti i matrimoni combinati. O una tensione lavorativa potrà essere amplificata quando, in una coppia mista, fattori culturali rendono ardua la comunicazione.
«Tra i problemi principali che osservo ci sono le interferenze delle famiglie di fidanzati e coniugi sulle scelte di questi ultimi», racconta suor Magdalen, sfogliando alcune carte che riguardano i suoi casi. «Un problema che è particolarmente critico nella cultura indiana. Che i genitori vivano anch'essi negli Emirati o che siano rimasti in patria, conservano un'influenza notevole sul matrimonio dei figli: su come gestire la casa o educare i nipoti. Per molti uomini indiani, culturalmente i genitori restano la priorità».
UN'ALTRA DIFFICOLTÀ frequente riguarda la mancanza di comunicazione e di rispetto reciproco. «È comune che in una coppia si mantengano segreti, in particolare sulle questioni finanziarie», continua la religiosa irlandese. «Sento spesso espressioni come "il mio" denaro, ma anche "i miei" figli: le persone si allontanano e perdono la fiducia reciproca. Senza contare le aspettative irrealistiche riguardo il partner dopo il matrimonio: c'è chi - di solito le donne - crede che sposandosi otterrà una maggiore autonomia dalla famiglia allargata e una suddivisione equa dei ruoli, mentre il partner dà per scontata una gestione familiare più "vecchio stile". C'è chi si sposa per la pressione dei genitori o per gli obblighi imposti dalla tradizione, chi per l'età o per paura di ciò che dice la gente». Condizionamenti che poi esasperano la difficoltà a gestire una precarietà costante: «Perdere il lavoro, ad esempio, diventa insopportabile per una persona possessiva, che si crede "il capofamiglia" e che, all'improvviso, sente di non contare più: allora si cade in accessi di rabbia, abusi verbali, infedeltà, dipendenze». Che tipo di dipendenze? «Praticamente da tutto, dall'alcool a internet», commenta suor Magdalen con un sorriso amaro.
«Dubai è una città che crea frustrazione», sospira. «Vedi dappertutto la ricchezza sfacciata, ma per accedere a questo mondo scintillante devi pagare, e la diseguaglianza economica è vergognosa. La crisi, poi, ha inferto un duro colpo a milioni di immigrati: in tanti hanno perso il lavoro e, con esso, tutto ciò che avevano costruito qui». Una situazione aggravata dalla rigidità del regime, che non tollera proteste o dissenso: chi denuncia ciò che non va, rischia di finire in carcere.
LE CONTRADDIZIONI degli Emirati, sebbene in forma meno esasperata, sono vissute anche da chi è nato qui. Se i cittadini autoctoni ben raramente hanno problemi finanziari, lo spaesamento resta forte in una società che in pochi decenni ha messo completamente da parte uno stile di vita antico di secoli, con le sue regole e certezze, per abbracciarne uno del tutto nuovo, difficile da conciliare con la tradizione.
Ben conscio di queste contraddizioni - i cui frutti sono già tangibili in un tasso di natalità crollato da 5,7 a 2 in quarant'anni, e nell'aumento dei divorzi che toccano il 33% delle giovani coppie - il governo si muove per aiutare i suoi cittadini a «leggere» in modo attuale la propria identità. Mu¬sulmana. A Dubai esiste da tre anni il servizio telefonico gratuito che offre fatwa - ossia pareri giuridici in accordo con la religione islamica - per ogni circostanza. Vuoi sapere come comportarti correttamente in ufficio o hai un dub¬bio sull'elemosina via sms? Chiamando il Fatwa Center del¬l'Autorità degli Affari islamici, un esperto risponderà di¬rettamente ai tuoi interrogativi. Nel 2010 le fatwa personali emesse, ora anche via internet, sono state oltre 350 mila, mille al giorno.
Anche i numeri di chi cerca i consigli di suor Magdalen, fatte le dovute proporzioni, sono in continuo aumento. «Attualmente seguo circa trecento coppie all'anno», racconta la comboniana dai vivaci occhi azzurri. «Ad alcune servono più sessioni di counselling di altre. In ogni caso, in una parrocchia così grande, il mio è un lavoro a tem¬po pieno, senza contare che persone in difficoltà vengono da me anche da altre parrocchie del Vicariato». Che suor Lonergan avesse bisogno di aiuto è stato chiaro molto presto: «Per questo, tre anni fa, a Dubai e Abu Dhabi è stato fatto partire un corso di formazione per alcuni parrocchiani sotto la guida di un sacerdote indiano responsabile del Centro di counselling di Mumbai. Intanto, continuiamo a investire molto nella prevenzione dei problemi di relazione. Il nostro team dedicato al Ministero familiare è molto attivo: oltre ai corsi di preparazione al matrimonio, frequentati ogni mese da oltre duecento persone, si organizzano giornate seminariali sulla genitorialità e sulla comprensione e accettazione reciproca di coppia».
NEGLI ULTIMI ANNI, il Vi¬cariato ha speso molte energie per mettere insieme un buon accompagnamento pastorale per le famiglie. Tra i vari percorsi proposti, spicca il gruppo Couples for Christ, un movimento nato nelle Filip¬pine per sostenere, attraverso un'esperienza di fede, le coppie in difficoltà per ragioni di immigrazione. Per la maggior parte degli operai che vengono a lavorare negli Emirati, lasciando in patria coniuge e spesso figli, non c'è il diritto al ricongiungimento familiare. Qualche volta i nuclei riescono alla fine a riunirsi, ma dopo molti anni di attesa e rapporti a distanza: il rischio di depressione e gravi problemi, psicologici e morali, è molto alto. E, quando ci si ritrova, capita che non ci si "riconosca" più.
Venire a fare fortuna a Dubai, insomma, comporta un alto prezzo da pagare. Perché Dubai è la città delle illusioni
IN LIBRERIA
Si intitola Noi, cristiani d'Arabia il libro di Chiara Zappa, redattrice di Mondo e Missione, da cui è tratto il testo che anticipiamo in queste pagine. Il volume (EMI, pp. 144), che dà voce ai cristiani del Golfo Persico, è nato dal viaggio tra Emirati Arabi, Qatar e Kuwait realizzato dall'autrice per la nostra rivista (MM, ago-sett. 2010). Con prefazione di mons. Bernardo Gremoli, presentazione di Paolo Naso e inserto fotografico di 16 pagine.