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01/08/2011 Bussole
Africa, ricominciare dalla terra
di Anna Pozzi

Con una crescita stimata del 5,6 per cento nel 2011 e del 6,5 per il 2012, l’Africa è uno dei continenti più dinamici sul piano economico. Gli investimenti stranieri sono passati da 10 miliardi nel 2000 a 72 nel 2008. La produzione di petrolio è cresciuta del 24 per cento dal 2000. 

L’annunciato ritorno ad Abidjan della Banca africana è un altro segnale positivo, che dice la progressiva stabilizzazione di un Paese-chiave come la Costa d’Avorio. A ciò si aggiunge un importante incremento demografico, che fa dell’Africa uno dei continenti più «giovani» al mondo e dunque con grandi potenzialità: attualmente sono 500 milioni gli africani in età lavorativa. Fra trent’anni saranno 1,3 miliardi.

C’è un «però», ovviamente. Anzi, parecchi. 

Ancora oggi, secondo le Nazioni Unite, 22 dei 24 Paesi il cui lo sviluppo umano è tra i più deboli al mondo si trovano in Africa. E a beneficiare dei progressi in campo economico non è necessariamente la popolazione. Anche perché questi progressi sono legati soprattutto allo sfruttamento delle materie prime. Il che chiama in causa le pesanti responsabilità sia dei governi locali che di quelli stranieri, comprese le multinazionali occidentali e asiatiche che in Africa stanno facendo - loro sì! - grossi affari. Basti pensare alla Cina, ma non solo.

Come invertire questo trend? Ricominciando dalla terra. Il 60 per cento delle terre arabili nel mondo si trova in Africa, ma solo una piccola parte viene sfruttata per la produzione agricola locale, mentre sempre più potenze straniere cercano di mettervi le mani sopra. Al contrario, gli africani continuano a emigrare massicciamente verso città mostruose e invivibili, che oggi «contengono» a fatica il 40 per cento della popolazione del continente. Forse è tempo di riscoprire - come insegnano le antiche tradizioni e i moderni studi - la terra-madre, che genera vita ed è garanzia di futuro. 

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