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07/07/2011 Il documento
Intesa ecumenica sulla missione
di Giorgio Bernardelli
Da Consiglio ecumenico delle Chiese, Vaticano ed Evangelical un codice di comportamento sull'annuncio in un mondo multi-religioso

«La missione appartiene all'essenza profonda della Chiesa. Proclamare la parola di Dio e testimoniarla al mondo è essenziale per ogni cristiano. Nello stesso tempo, però, è necessario farlo rimanendo fedeli ai principi evangelici, amando e rispettando ogni persona».

Comincia con queste un breve documento di cinque cartelle intitolato Christian Witness in a Multi-religious World. Recommendations and conduct diffuso nei giorni scorsi al Ginevra dal Consiglio ecumenico delle Chiese. Un testo molto importante dal punto di vista ecumenico: è infatti il risultato di una riflessione sullo stile che deve assumere la missione ad gentes in un molto multi-religioso che ha visto per cinque anni confrontarsi insieme il Consiglio ecumenico delle Chiese, il Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso per conto della Chiesa cattolica e - per la prima volta - anche la World Evangelical Alliance, l'organismo che rappresenta quei movimenti evangelical del mondo protestante che non aderiscono al Consiglio ecumenico delle Chiese.

Si tratta dunque di un documento rappresentativo di oltre il 90 per cento delle denominazioni cristiane presenti oggi nel mondo. E che riguarda un tema molto caldo: come raccontavamo su Mondo e Missione l'anno scorso in occasione della Conferenza ecumenica di Edinburgo, lo stile della missione è uno di quegli argomenti su cui più spesso si creano tensioni tra le diverse confessioni cristiane nel Sud del mondo. Soprattutto là dove i cristiani sono una piccola minoranza i modi differenti di porsi nei confronti dei non cristiani (ma anche la "concorrenza" nello strapparsi i propri fedeli) lasciano spesso ferite non di poco conto. E alimentano accuse di proselitismo da parte delle altre religioni.

Di qui l'importanza di elaborare un "codice di condotta" comune. Ed è quanto è stato fatto da un apposito gruppo di lavoro che ha lavorato per cinque anni su questo tema. La riflessione prese il via a Lariano, in Italia, nel 2006 in un seminario significativamente aperto anche a rappresentanti delle altre religioni. Un incontro in cui emerse chiara la necessità di elaborare uno stile di missione in cui sia la la libertà religiosa (e il diritto alla conversione) sia il rispetto per le altre fedi siano valori non-negoziabili. Da quella base i tre grandi organismi cristiani hanno cominciato a lavorare su un testo che è stato approvato durante un incontro svoltosi a Bangkok, in Thailandia, nel gennaio scorso.

Il cuore del documento sono un elenco di dodici principi che definiscono lo stile della missione cristiana in un contestto interreligioso. Alla base di tutto c'è il riconoscimento del primato dell'amore di Dio: «I cristiani credono che Dio sia la sorgente di ogni amore e, di conseguenza, nella loro testimonianza sono chiamati a vivere l'amore ed amare il prossimo come se stessi». Da qui derivano però anche una serie di conseguenze molto pratiche: «I gesti di servizio come promuovere l'istruzione, la sanità, l'assistenza e le azioni in favore della giustizia e di difesa dei diritti sono parte integrale della testimonianza evangelica - si legge ad esempio al punto 4 -. Ma non c'è posto lo sfruttamento di situazioni di povertà e di bisogno nello stile del cristiano. I cristiani devono denunciare e astenersi dal praticare ogni forma di seduzione, inclusi incentivi e premi in denaro, in questo tipo di servizio».

Nel punto 6 si dice che «i cristiani sono chiamati a rifiutare ogni forma di violenza, anche psicologica e sociale, incluso l'abuso di potere nella propria testimonianza». Il 7 afferma il valore profondo della libertà religiosa che include «il diritto di professare pubblicamente, praticare, diffondere e cambiare la propria religione». Il punto 9 invita al rispetto per le culture dei popoli «anche là dove il Vangelo sfida alcuni loro aspetti», il 10 invita esplicitamente a guardarsi dalla «falsa testimonianza» nei confronti delle altre religioni.

Il principio numero 11, molto importante, riguarda le conversioni: «I cristiani - recita il testo - sono chiamati a riconoscere che cambiare la propria religione è un passo decisivo che deve essere accompagnato da un tempo sufficiente per un'adeguata riflessione e preparazione, attraverso un processo in cui sia garantita la piena libertà personale».

Infine vale la pena di citare la raccomandazione finale che chiude il testo: «Raccomandiamo a tutti di pregare per il prossimo e per il suo benessere, riconoscendo che la preghiera è parte integrante di ciò che siamo e di quello che facciamo, come pure della missione affidataci da Cristo»

Clicca qui per scaricare il testo integrale in inglese del documento Christian Witness in a Multi-religious World

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