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Il Marocco in cerca di democrazia
Il 1 luglio il referendum sulla nuova Costituzione. Ma il movimento 20 febbraio denuncia: "Non è un vero cambiamento".

Ridimensionare il ruolo del sovrano e dare più potere a governo e primo ministro: il re del Marocco, Mohammed VI, ha voluto presentare in questi termini la proposta di riforma costituzionale. I suoi sudditi hanno atteso per più di 3 mesi questo nuovo testo: il monarca aveva infatti promesso aperture democratiche, accogliendo le richieste delle manifestazioni di piazza, originate dal movimento "20 febbraio", nato sulla scia della caduta dei regimi tunisino e egiziano.

Il nuovo testo, presentato da Mohammed VI il 18 giugno in diretta televisiva, presenta in effetti novità interessanti, almeno sulla carta: la nuova Costituzione modifica la forma di stato in monarchia costituzionale, e attribuisce quindi maggiori poteri a parlamento e primo ministro, che sarà espressione del partito che ottiene maggiori voti alle elezioni (attualmente invece è scelto dal re). Il testo inoltre istituisce un Consiglio per i diritti umani, e un consiglio speciale per la società civile, pone la lingua amazigh (berbera) allo stesso livello di quella araba (finora unica considerata nazionale), attribuisce indipendenza alla magistratura, garantisce un giusto processo e introduce la presunzione di innocenza. Le novità riguardano anche l'amministrazione delle regioni, la tutela della sanità e l'istruzione.

Quello che non cambia è la figura del re, che resta la figura chiave della vita politica: continuerà a presiedere il Consiglio dei ministri e il Supremo consiglio per la sicurezza. L'unica novità introdotta è che il monarca, pur continuando ad essere la massima autorità religiosa, non sarà più considerato "sacro".

La nuova Costituzione è stata accolta con entusiasmo da tutti i partiti. Buona parte della stampa si dice favorevole e soddisfatta. Anche alcune realtà della società civile, pur ammettendo che ci sarebbero nodi da sciogliere sul testo, e che sarà da verificare la portata dei cambiamenti concretamente, si sono dette soddisfatte dal fatto che il re abbia accolto anche alcune delle loro proposte, a partire dalla tutela dei diritti umani, che il nuovo testo sancisce. Pur con diverse riserve, la loro opinione è che questo sia l'inizio del cambiamento democratico, e che vada quindi incoraggiato. Molti cittadini entusiasti hanno festeggiato a Rabat la proposta del re, che ha conquistato soprattutto la comunità berbera.

L'entrata in vigore della Costituzione dipenderà però dal referendum popolare del prossimo 1° luglio. Mohammed VI ha caldamente invitato i suoi sudditi a votare "sì" alla nuova Costituzione. Di certo c'è che tra la presentazione del testo e il voto non c'è stato un tempo sufficiente per organizzare un dibattito serio sull'analisi delle modifiche e delle novità introdotte.

Contro la nuova Costituzione si schiera invece il movimento "20 febbraio", per il quale il nuovo testo non garantisce una vera separazione fra i poteri dello stato, e che chiede al re di rinunciare al ruolo di leader religioso. I giovani che hanno dato il via alle manifestazioni per la democrazia sono riusciti a riportare per le strade di Casablanca migliaia di persone, per dire "no" alla nuova Costituzione Ma, secondo molti analisti, il movimento non è ancora così ben radicato nel paese da riuscire a condizionare il voto. Quindi la vittoria del sì resta l'ipotesi più probabile, nonostante l'affluenza alle urne registrata alle ultime votazioni sia stata decisamente sotto il 40%.

Il vero banco di prova dell'apertura democratica del nuovo Marocco saranno quindi le prossime elezioni: saranno davvero libere? Il re sarà davvero neutrale nella designazione del primo ministro?

Di certo le rivolte nei paesi vicini e il movimento 20 febbraio hanno fatto nascere nel popolo marocchino una consapevolezza più profonda dei propri diritti. Carovita, disoccupazione, servizi carenti sono ancora delle costanti nella vita dei marocchini. E c'è da credere che, se le istituzioni non saranno in grado di tenere fede alle loro promesse, i cittadini torneranno a manifestare.

 

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