| 02/04/2011 Padre Vismara beato il 26 giugno |
| 16/06/2011 Pime Un video sulle orme di padre Vismara |
| 01/06/2011 Padre Clemente Vismara beato |
| 01/06/2011 Clemente da Kengtung il beato dei due mondi di Gerolamo Fazzini |
| 19/07/2011 Luigi Accattoli sul beato Vismara |
Nel 2007 il Pime ha celebrato i suoi 140 anni in Birmania (Myanmar dal 1989). I primi missionari dell’istituto milanese furono inviati dalla Santa Sede per evangelizzare la “Birmania orientale”, una regione estesa come l’Italia, abitata non dai birmani (l’etnia maggioritaria), ma dai tribali di varie etnie e di religione animista. L’Istituto ha fondato una arcidiocesi (Taunggyi) e cinque diocesi: Toungoo, Kengtung, Lashio, Loikaw e Pekong, tutte con vescovi, preti e suore locali, che corrispondono al 40% dei cattolici del Myanmar, 271.500 battezzati su 680.230 nelle 16 diocesi del Paese, che conta circa 50 milioni di abitanti. I sacerdoti locali nelle sei diocesi fondate dal Pime sono 400 su 457 delle altre 10 diocesi. Un sacerdote ogni 800 battezzati circa mostra la forza della fede nelle comunità cristiane di Birmania (in Italia circa uno su 2.000).
La storia del Pime in Birmania si divide in tre periodi. Innanzitutto il tempo dei pionieri (1867-1927): esplorazione del territorio, primo annunzio alle tribù mai evangelizzate, fondazione delle prime comunità cristiane, educazione e promozione dei tribali per elevare il loro livello di vita. Un secondo periodo coincide con la maturazione della Chiesa locale (1927-1966): inizio dei seminari e dei noviziati per le suore, formazione dei catechisti, nascita delle associazioni cattoliche, traduzione dei testi cristiani nelle varie lingue locali. La terza fase è il tempo attuale, sotto la dittatura militar-comunista, a partire dal 1962. Padre Clemente, nell’arco di 65 anni, ha attraversato tutti e tre i periodi della missione birmana.
Il tempo eroico dei pionieri, si diceva. Fino alla fine del XIX secolo la Birmania orientale non era ancora governata dagli inglesi. Quando nel 1867 i primi quattro missionari giungono a Toungoo sul fiume Sittang, questa era l’ultima città verso oriente dove risiedeva un governatore inglese. Oltre il fiume si estendeva il vastissimo territorio montagnoso dove vivevano molte tribù sempre in guerra fra di loro, governate dai loro re indigeni (saboà). Popolazioni disprezzate dai birmani e dagli inglesi perché “selvagge”. Il governatore inglese di Toungoo (oggi Taungngu) ammonisce padre Eugenio Biffi: se i giovani missionari italiani attraversano il Sittang, escono dalla protezione inglese e vanno incontro a gravi pericoli. Biffi risponde ringraziando, ma replica: «noi siamo sotto la protezione di Gesù Cristo». Questo lo spirito dei pionieri che dal 1967 al 1927 hanno fondato due diocesi (Toungoo e Kengtung) partendo da zero.
Il Beato Clemente ha vissuto in pieno questo tempo dei pionieri. Giunge nel 1924 a Monglin, l’ultima missione della nascente diocesi di Kengtung verso est, la più lontana . Tempi duri di autentico eroismo: miseria del popolo, isolamento (mesi e mesi senza vedere un confratello), presenza di lingue diverse, guerre, povertà dei missionari…. Nei primi 60-70 anni del Pime in Birmania, i missionari italiani morivano spesso giovani per scarsità di cibo, mancanza di medicine, sfinimento di forze.
Anche attraverso padre Vismara, Cristo ha portato una rivoluzione profonda e positiva nella vita di quei popoli: ha umanizzato le culture e portato la pace. Clemente si è preoccupato di elevare la condizione umana dei tribali, li ha stabilizzati sul territorio attraverso le scuole, l’assistenza sanitaria data dalle suore e il miglioramento delle tecniche agricole. Ha insegnato a costruire in muratura, la lavorazione del legno e del ferro con strumenti moderni; ha introdotto la vite, varie verdure e il frumento; ha canalizzato l’acqua, ecc.
A questa prima fase segue la maturazione della Chiesa locale. Dopo la fondazione delle prime due diocesi (Toungoo e Kengtung), dalla moltiplicazione delle scuole missionarie nascono i primi capi-tribù cattolici, catechisti, infermiere e maestre locali; la prima tipografia che stampa nelle lingue indigene. In cosa consisteva il metodo pastorale? Nel dare un forte senso di appartenenza a Cristo e alla Chiesa e, fin dall’inizio, infondere lo spirito missionario nei cristiani quando ancora sapevano pochissimo della fede. Ci sono dei bellissimi esempi di neofiti che lavorano nei villaggi non cristiani e parlano della fede nel Dio dell’amore che hanno trovato.
Dopo la prima guerra mondiale, anche in Birmania viene fondata l’Azione cattolica (sul modello di quella italiana), riconosciuta come associazione laicale autonoma dalla Chiesa, che prende posizione contro i saboà che perseguitano i cristiani; porta la pace fra le tribù e riempie il paese di segni cristiani: all’ingresso di ogni villaggio cristiano una grande croce e sulla cima del monte Dilimikhò (1933), il più alto della regione cariana (1800 m.), una croce maestosa, alta 22,50 metri e un braccio trasversale di 8, di legno inattaccabile dalle termiti. I suoi otto grandi specchi riflettono il sole e si vedono da chilometri di distanza!
Nel 1934 inizia l’avventura di formare i preti locali. Impresa difficile, ma incominciata molto prima che in altre missioni, dove la maggioranza dei missionari la giudicava impossibile. Il seminario a due piani, opera dei fratelli Felice Tantardini e Pietro Giudici è stata per lunghi anni la più maestosa costruzione a Toungoo. «Da questi teneri, cari, amati e spennacchiati virgulti, sorgerà (non ne dubito) la nostra Chiesa»: così scrive in una lettera padre Vismara. E così è stato. Sulla scia della sua testimonianza missionaria diversi ragazzi e ragazze delle sue parrocchie hanno preso la via del sacerdozio e della consacrazione religiosa: quattro i sacerdoti e sette le suore. Altri hanno messo su famiglia, dedicandosi alla catechesi e al servizio della comunità cristiana in altre forme.
Siamo all’oggi. Nel 1955 la Santa Sede promuove la Chiesa di Birmania con il riconoscimento di sei diocesi e due arcidiocesi, da quelli che prima erano prefetture e vicariati apostolici. Nel 1956 si celebra nella capitale Rangoon (oggi Yangon) il primo ed unico Congresso eucaristico nazionale, con la partecipazione di circa 50mila cattolici da ogni parte del Paese e di 27 vescovi da diversi Paesi asiatici. Il quotidiano nazionale scrive: «È stata una imprevista e sorprendente manifestazione di come la religione può trasformare e unire popolazioni divise in tutto il resto».
Prima dell’incontro con i missionari (cattolici e protestanti), i tribali birmani vivevano ancora in un’epoca “preistorica” (non avevano scrittura). Oggi i loro Stati sono federati nell’Unione birmana, governati dalle loro etnie, con una classe intellettuale e media di buon livello, nata dalle scuole missionarie. Anche la Chiesa è cresciuta. Nella “Birmania orientale” evangelizzata dal Pime nascono altre quattro diocesi: Taunggyi nel 1961 (dal 1998 arcidiocesi), Lashio, nata proprio da Kengtung (1975), Loikaw (1988) e Pekong (2005).
Nel 1962 il generale Ne Win assume il potere con un colpo di Stato per riportare l’ordine, dando inizio al regime militar-socialista (il “socialismo birmano ispirato al buddhismo”), dichiaratamente ateo e totalitario, che ancor oggi mantiene il Myanmar in uno stato penoso di dittatura e sottosviluppo. Nel 1964-1965 il governo requisisce tutte le scuole e le opere sanitarie delle missioni cristiane e nel 1966 espelle i missionari stranieri più giovani, entrati dopo l’indipendenza il 4 gennaio 1948. Le diocesi passano subito quasi tutte a vescovi locali, eccetto Taunggyi, dove a mons. G.B. Gobbato del Pime viene chiesto dai vescovi birmani e dalla Santa Sede di rimanere fino al 1989.
In tutto vennero espulsi, tra preti e suore, 232 cattolici e 18 protestanti. Il Pime aveva 60 missionari italiani, ne vengono espulsi 6 da Taunggyi, 12 da Kengtung; allo stesso modo vengono costrette a tornare in patria 18 suore della Riparazione e 36 di Maria Bambina. Del Pime rimangono in 18 (15 padri e tre fratelli). Il vescovo di Kengtung, Ferdinando Guercilena, tornato in Italia per un’operazione chirurgica urgente, non viene più accettato dal governo birmano nel suo ritorno in Birmania. Dopo molti tentativi di rientrare, morirà di crepacuore il 5 maggio 1973.
La testimonianza data dai missionari del Pime, rimasti soli e senza alcuna speranza di avere rinforzi, è stata proprio secondo lo spirito missionario dell’Istituto: servire la Chiesa locale fino all’ultimo.
Sono infatti rimasti in Birmania con lo stillicidio delle morti, fino all’ultimo, padre Osvaldo Filippazzi nel 1996 (compagno di Vismara, ultimo nella diocesi di Kengtung), Giuseppe Fasoli nel 1998 (morto a 96 anni dopo 72 anni di missione in Birmania), mons. Gobbato nel 1999, padre Angelo Di Meo nel 2000 e padre Paolo Noè nel 2007.
Così si è chiusa l’epopea dei missionari del Pime in Birmania, i quali, però, hanno continuato a rimanere in contatto con le diocesi fondate, con la preghiera e con l’aiuto in varie forme.
Oltre agli aiuti economici e alle numerose visite alle diocesi da parte di missionari dell’Istituto, il Pime ha inviato missionari per insegnare teologia nel seminario maggiore teologico a Yangon e nell’anno di spiritualità prima della teologia, che si tiene nel seminario di Taunggyi. Infine, ha aperto le porte ai seminaristi birmani che desiderano entrare nell’Istituto, a partire dal 1989, quando si è deciso, con l’approvazione di Propaganda Fide, di aprire alle vocazioni missionarie dai Paesi che l’istituto ha contribuito a evangelizzare. Oggi sono sei i sacerdoti Pime birmani, un altro sarà ordinato prete nel corso 2011. Così il Pime, che è stato il secondo istituto missionario (dopo le Missioni Estere di Parigi) ad evangelizzare la Birmania, rimane collegato, anche in futuro, alla giovane Chiesa di Myanmar.
E il Beato Clemente Vismara, “patriarca della Birmania” secondo i vescovi locali, rimarrà nella devozione dei fedeli come modello di una tradizione apostolica che non si è mai interrotta. Il Pime ha già dato un Beato alla Chiesa birmana, padre Paolo Manna (1872-1952); altre tre Cause di beatificazione sono già in corso: due di martiri, i padri Mario Vergara (1910-1950) e Alfredo Cremonesi (1902-1953), l’altra di fratel Felice Tantardini, detto “il santo col martello” perché era fabbro (1898-1991).
Lo Spirito Santo ha saputo creare una Chiesa così viva come quella birmana, in particolare nelle sei diocesi dove si sono alternati circa 170 missionari del Pime (cinque dei quali martiri e otto vescovi o prefetti apostolici!), con pochissimi mezzi e difficoltà enormi da superare. La storia del cristianesimo delle origini si ripete anche nel nostro tempo: lo Spirito Santo non va mai in pensione, ma compie miracoli anche oggi, specialmente nella “missione alle genti”.