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"Fino a pochi mesi fa, provocazioni e reazioni di questa portata in Uganda erano inconcepibili", le parole di un missionario in Uganda che ha preferito restare anonimo, riportate dall'agenzia di stampa Misna, si riferiscono alla violenta repressione delle manifestazioni di piazza nelle ultime settimane, in particolare nella capitale Kampala. Venerdì 29 aprile è stata la giornata più violenta: al lancio di lacrimogeni da parte della polizia, la piazza ha reagito incendiando copertoni e bloccando le strade. Alla fine della giornata di guerriglia 2 persone sono rimaste uccise, centinaia ferite, e molti esponenti dell'opposizione finiti in carcere.
La tensione nel paese ha iniziato a salire dopo le elezioni di febbraio, che hanno riconfermato Yoweri Museveni alla presidenza, poltrona che occupa ininterrottamente del 1986. Un voto pacifico, marcato però dalla corruzione, come confermato anche dagli osservatori internazionali. Il partito di opposizione (partito democratico) ha denunciato brogli, il suo candidato presidenziale sconfitto, Kizza Besigye, ha minacciato anche il sollevamento popolare. Promessa mantenuta: il suo partito ha lanciato la campagna "walk to work", promuovendo i primi cortei di piazza. Uno slogan che indica l'altra importante ragione che ha portato la gente in piazza a protestare: l'aumento del carovita. Dallo zucchero alla farina, dall'olio alla benzina: i prezzi di alcuni beni di prima necessità sono aumentati di oltre il 50%. Ecco perché "walk to work": anche la classe media si è trovata costretta a rinunciare ai mezzi e ad andare al lavoro a piedi. Se finora gli ugandesi avevano sopportato la graduale erosione dei diritti civili e della libertà di espressione grazie alla costante crescita economica e alla stabilità politica, ora la crisi sembra abbia destabilizzato il fragile equilibrio su cui si basava la presidenza a vita di Museveni.
Organizzando i cortei di protesta, Besigye ha però offerto a Museveni una buona motivazione per tornare, per l'ennesima volta, in carcere, con l'accusa di minacciare la sicurezza nazionale. Al suo rilascio, dopo qualche giorno di prigione, Besigye è stato portato a Nairobi, in Kenya, ricoverato in ospedale per le percosse subito. Il suo arresto, e quello di altri importanti esponenti dell'opposizione, hanno innescato nuove reazioni dei cittadini, come la proclamazione di 3 giorni di sciopero, manifestazioni davanti al parlamento e l'organizzazione di sit-in di piazza degli avvocati, che denunciano la repressione violenta e chiedono il rispetto dello stato di diritto.
Le scene da guerriglia urbani di venerdì 29 non si sono ripetute, ma si teme che la tensione monti nuovamente giovedì prossimo, in occasione della cerimonia di insediamento di Museveni.