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Un appello ai candidati sindaci della città dell'Expo 2015 da parte di un comitato a cui aderisce anche il Pime

 

È uno di quei temi di cui si parla sempre quando c’è da elencare le cose che non vanno nell’economia globalizzata di oggi. Ma contro la speculazione finanziaria sulle materie prime agricole non si può anche cominciare a fare qualcosa? E la città che nel 2015 si appresta a ospitare un Expo sul tema «Nutrire il pianeta, energia per la vita», può rimanere indifferente di fronte al fatto che, mentre il prezzo del cibo sui mercati internazionali continua a salire senza soste, continuano a essere venduti e acquistati titoli finanziari che - basandosi sulle oscillazioni dei prezzi del grano o del riso - fanno registrare rendimenti annui del 30, del 40 o anche del 60 per cento?

È a partire da quest’idea che ha preso il via da Milano in queste settimane la campagna «Sulla fame non si specula», un’iniziativa che vede Mondo e Missione e il Pime in prima linea. Come i nostri lettori sanno, già in occasione del numero speciale che dedicammo all’enciclica Caritas in Veritate, parlavamo della necessità di far entrare questo tema così importante nell’agenda dell’Expo 2015 (cfr. M.M., novembre 2009, pp. 52-54). E ancora all’inizio di quest’anno davamo conto della nuova terribile spirale in atto, che rischia di spingere nella sfera della fame altre migliaia di persone (cfr. M.M., febbraio 2011, pp. 9-10; marzo 2011, p. 11). Così - insieme a un gruppo di altre realtà che condividono questa stessa nostra preoccupazione - abbiamo promosso un appello della società civile milanese legato alle elezioni comunali che si tengono nel capoluogo lombardo il 15 e 16 maggio. Il ragionamento è semplice: Milano va a eleggere il sindaco che si propone di andare a governare la città dell’Expo 2015; in nome del tema impegnativo scelto per questo grande appuntamento internazionale, chiediamo a chi si candida a questo ruolo di farsi carico del problema della speculazione finanziaria sul cibo. Non solo a parole, ma anche con un impegno concreto che chiami in causa la propria amministrazione comunale.

«Da più parti - abbiamo scritto nell’appello - si sta sollecitando un intervento regolativo sui mercati finanziari che protegga un bene essenziale come il cibo dalle mire speculative. Ma la speculazione sta avvenendo ora e non si può restare a guardare. Soprattutto in una città come Milano, grande piazza finanziaria europea dove i derivati legati ai prezzi alimentari sono tranquillamente scambiati ogni giorno. Ecco perché abbiamo scelto di invitare voi, candidati sindaco della città di Expo 2015, a una presa di posizione forte dal punto di vista etico». 

Concretamente ai candidati sindaco di Milano chiediamo di sottoscrivere un codice di condotta che impegna il Comune di Milano a non utilizzare questo tipo di strumenti nella gestione del proprio patrimonio. Nel dettaglio il futuro primo cittadino si impegnerebbe espressamente a: 1) non acquistare alcun prodotto finanziario che contenga componenti derivate legate ai prezzi alimentari; 2) vendere entro due mesi dal rinnovo del consiglio comunale i prodotti finanziari detenuti che contengano anche parzialmente titoli derivati legati ai prezzi alimentari; 3) garantire la trasparenza, impegnando gli operatori finanziari che lavorano con l’amministrazione comunale a produrre una adeguata informazione sui prodotti finanziari negoziati. Inoltre l’appello chiede al futuro sindaco di impegnarsi a organizzare, nell’ambito del cammino di preparazione all’Expo 2015, un appuntamento internazionale che serva come occasione per una riflessione pubblica sul tema della speculazione finanziaria sul cibo.

Insieme al Pime a promuovere l’iniziativa sono le Acli, l’ong Action Aid, la Fondazione Bridges, il portale di informazione sullo sviluppo Unimondo e il settimanale del non profit Vita. A dare forza all’appello sono scesi in campo anche una serie di nomi importanti della società civile: tra i primi sottoscrittori figurano Gad Lerner, don Virginio Colmegna, gli economisti Riccardo Moro, Loretta Napoleoni, Marco Vitale e Simona Beretta, il fondatore di Slow Food Carlin Petrini, lo chef Davide Oldani. Per il mondo missionario oltre al direttore del Centro Pime di Milano, padre Gian Paolo Gualzetti, aderiscono i padri comboniani Renato Kizito Sesana e Giulio Albanese.

Se il sindaco che verrà eletto sottoscriverà gli impegni richiesti che cosa potrebbe cambiare? Certo, da sola un’iniziativa del Comune di Milano non potrebbe avere grandi effetti su un fenomeno globale come la speculazione finanziaria. Ma da un punto di vista politico legare questo tipo di battaglia all’Expo 2015 potrebbe avere un impatto significativo. L’idea dei promotori è di fare di Milano un punto di partenza di una campagna più vasta: è già in via di preparazione, ad esempio, una delibera tipo con gli stessi impegni da proporre a tutti gli enti locali italiani. Ma si sta pensando anche a un’attività di sensibilizzazione rivolta ai singoli risparmiatori e agli investitori istituzionali (ad esempio i fondi pensione di categoria, nei cui organi di controllo sono presenti anche i sindacati) perché anche a questo livello si inizi a porre il problema in termini etici, che chiamano in causa le responsabilità di ciascuno nei propri investimenti. «Sulla fame non si specula» nasce dunque come una campagna nazionale che punta a raccordarsi anche con altre iniziative analoghe già in atto negli Stati Uniti e in altri Paesi europei. Per arrivare dal basso e con la forza di una scelta etica ben precisa a chiedere anche ai governi di assumersi le loro responsabilità, adottando in ambito di G20 quelle regole sul mercato della finanza di cui da troppo tempo si continua solamente a parlare.

 

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