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I ribelli del Revolutionary United Front (Ruf, Fronte unito rivoluzionario) hanno annunciato l'intenzione di deporre le armi, ma sono in pochi coloro che danno credito a questa dichiarazione di buona volontà. In un'intervista rilasciata il 2 aprile alla Bbc uno dei capi militari del movimento, Jibril Massaquoi, ha affermato che le truppe dell'Onu (Unamsil) potranno accedere anche alle zone controllate dai ribelli. I quali avrebbero anche l'intenzione di trasformare il loro movimento in una pacifica formazione politica e di presentarsi alle elezioni previste per fine anno, a patto che ne sia garantita la trasparenza e l'equità, oltre alla supervisione della comunità internazionale. Gli osservatori locali però sono scettici. Lo stesso mons. Giorgio Biguzzi, vescovo di Makeni, si è mostrato molto prudente: "La guerriglia afferma di volere la pace - ha dichiarato a Fides - ma perché questa sia effettiva ci vuole il suo disarmo, cosa che ancora non è avvenuta".
Un segnale positivo è dato dal dispiegamento, a metà aprile, delle forze dell'Unamsil a Makeni, Magburaka (provincia del Nord) e Kailahun (provincia dell'Est).