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Nuovo allarme demografico (e bioetico) in India. Le ultime cifre del censimento nazionale, rese note nei giorni scorsi, indicano che sta aumentando il divario tra nuovi nati maschi e nuove nate femmine in seguito dell’aumento dell’aborto selettivo che colpisce le bambine non ancora nate.
Se, infatti, il normale scarto tra i due sessi tra 0 e 6 anni è di 950 bambine ogni 1000 maschietti, nella più vasta democrazia del mondo tale indice è crollato a 914 su 1000.
Da rilevare che, rispetto al censimento di 10 anni fa, la differenza numerica è drammaticamente cresciuta, visto che nel 2001 si era a 927 su 1000.
Una nota non indifferente: nello Stato dello Mizoram, uno di quelli in cui la presenza cristiana è più diffusa (siamo all’85% degli 891 mila abitanti), si registra il minor tasso di scarto tra bambini e bambine (971), ovvero gli aborti sono praticamente inesistenti, visto che l’indice demografico è superiore alla normalità.
Altri Stati hanno quote molto più basse e terribili: nell’Haryana si scende addirittura a 774. La capitale New Delhi si attesta al 866.
Il Wall Street Journal, che ha dedicato un ampio articolo a questa vicenda, indica alcuni mezzi concreti tramite i quali l’aborto selettivo contro la bambine si è notevolmente accresciuto: gli strumenti portatili per realizzare ecografie.
In questo modo le famiglie possono più facilmente capire quale sarà il sesso del nascituro e abortire di conseguenza.
Come noto, nella cultura indiana i maschi sono forieri di ricchezza e potere, mentre la donna vive ai margini della società e a causa della dote matrimoniale costituiscono un peso spesso insopportabile per le famiglie.
A nulla vale una legge federale che dal 1994 ha messo al bando gli aborti selettivi. E che tale emergenza sia sentita come tale non solo da soggetti prolife lo sostiene Ravi Verma, direttore dell’ufficio asiatico dell’International Center for Research on Women: “Il tema della discriminazione è uno dei più radicati nella società indiana. Con il declino della fertilità diventa più forte la preferenza per il figlio maschio”.