| Chi siamo | il PIME | Mondo e Missione | Link | Contatti

Vedi anche
09/10/2011 Hong Kong
In prima fila per i diritti delle colf
di Gerolamo Fazzini
24/01/2011 Hong Kong
"Diritto di residenza", passi avanti
di Laura Denaro
12/10/2011 CINA
Il missionario: «Via da Pechino»
05/09/2011 CINA-VATICANO
Cardinale cinese nominato dal Papa
di Gerolamo Fazzini
03/09/2014 Il tema
«Solo una rivoluzione sociale in Cina cambierà Hong Kong»
01/04/2011   Da Hong Kong una vicenda a lieto fine
La lunga marcia dei senza diritti
di Laura Denaro
Dopo dodici anni di lotta cambia la normativa sul «diritto di residenza». Un successo per gli attivisti e per chi li ha guidati: padre Franco Mella, missionario del Pime

QUANDO LA TENACIA vince. O, se preferite: quando la lotta per i diritti porta frutto.
Si potrebbe riassumere così la vicenda che da tempo, a Hong Kong, un gruppo di attivisti sta conducendo in favore del «diritto di residenza» (right of abode). Da questo mese, dopo anni di vertenze, entra in vigore una nuova normativa, che permetterà ai figli naturali di residenti a Hong Kong, ormai adulti che vivono nella Re¬pubblica popolare cinese, di ottenere l'autorizzazione a risiedere nell'ex colonia britannica, divenuta, dal luglio 1997, Regione amministrativa speciale. Il provvedimento consentirà, perciò, a molte famiglie di potersi finalmente riunire.
Un successo (ancorché non definitivo) per il composito movimento in favore del right of abode, che in questi anni ha ingaggiato una coraggiosa battaglia con il potere locale e, indirettamente, con Pe¬chino. Un successo che parte da lontano ed è costato anni di impegno, nel corso dei quali frustrazioni e speranze si sono alternate.
Breve flash-back. Agosto 1999, sede Caritas di Tsuen Wan. La giovane Yu Xiaoqing chiede a padre Franco Mella, del Pime: «Kam Ciai, c'è speranza per il nostro caso?». «Tu cosa ne dici?» «Sono pronta a lottare». «Allora avanti sino alla fine!».
Kam Ciai è il nome cantonese di Mella. Di stanza dal 1974 in terra cinese, 62 anni, padre Franco ha sempre coniugato l'evangelizzazione con l'attività sociale diretta. Yu Xiaoqing è una dei tanti che stanno aspettando la positiva conclusione della "lunga marcia" per il diritto di residenza. Scelte politiche, codificate in norme, hanno impedito, sin qui, di ottenere questo diritto ai figli nati in Cina da un genitore che aveva ottenuto la carta d'identità di Hong Kong o a coniugi cinesi sposati con cittadini hongkonghesi. Ciò ha costretto le famiglie colpite dalle restrizioni a restare divise, in parte sull'ex colonia britannica, in parte sulla Cina continentale, oppure a vivere in clandestinità.
Il 29 gennaio scorso gli attivisti hanno festeggiato il cambio di procedura: è stata infatti sostanzialmente riconosciuta la sentenza della Suprema Corte d'Appello di Hong Kong, che dava ragione agli attivisti pro-right of abode. Pochi giorni prima - il 14 gennaio, da Pechino - il Segretario agli affari interni di Hong Kong, Ambrose Lee Siu-kwong, aveva annunciato il nuovo corso.
Impossibile citare tutti i gruppi che hanno contribuito allo sviluppo positivo della vertenza: Association for Family Reunions, Association for Parents Fighting for Right of Abode, Society for Community Organisation, New Women Arrivals League, Mainland-Hong Kong Families Rights Association...
Queste realtà sono state sostenute da laici e gruppi religiosi. Tra questi ultimi spicca la diocesi cattolica di Hong Kong, che nel 1999 uscì allo scoperto con una lettera pastorale critica verso il governo, firmata dall'allora vescovo Wu e dagli ausiliari Zen (futuro cardinale) e Tong (attuale pastore). Negli anni, la diocesi ha continuato ad appoggiare i manifestanti, in particolare attraverso la Commissione Giustizia e Pace.

PUR AVENDO raggiunto un importante risultato, la mobilitazione non si ferma. Le procedure varate non permetteranno, infatti, di riunire le famiglie divise in un breve arco di tempo. Le richieste per ottenere il diritto di residenza potranno essere inoltrate dal 1° aprile solo da chi, prima del 1° novembre 2001, aveva meno di 14 anni nel momento in cui uno dei genitori naturali ha ottenuto la carta d'identità di Hong Kong. Le domande saranno divise in scaglioni: il primo gruppo di richiedenti sarà composto dai figli di chi aveva ottenuto la carta d'identità entro il 31 dicembre 1979. A questi limiti si deve aggiungere il rispetto di un tetto di 80mila permessi.
Al varo della nuova normativa non tutti hanno esultato. C'è chi teme che questa apertura possa favorire false richieste di ricongiungimenti familiari, tanto che il governo cinese si è impegnato a valutare le domande dubbie in collaborazione con le autorità di Hong Kong, senza escludere il ricorso all'esame del Dna per valutare paternità e maternità.
Serpeggia una certa diffidenza verso i potenziali «nuovi arrivi», ma non c'è più, fortunatamente, la psicosi da invasione che si respirava qualche tempo fa. In passato i numeri forniti dal governo - un milione e mezzo di persone - erano tali da alimentare timori di sconvolgimenti socio-economici. Oggi l'ordine di grandezza è diverso: si va dalle decine di migliaia di persone, secondo le dichiarazioni del ministro Lee, ai dati ufficiosi che prevedono non più di mezzo milione di richieste. Due le cause principali del ridimensionamento: gli anni sono passati lasciando tracce profonde sia nella vita delle famiglie divise, sia nei rapporti tra Cina e Hong Kong. I «fratelli minori» di ieri si sono trasformati nella potenza cinese, leader internazionale del nuovo millennio.
In ogni caso, la parola fine a tutta la vicenda non è ancora stata messa (preoccupa, ad esempio, la sorte di donne e figli nati da cittadini di Hong Kong deceduti in questi anni). Perciò la mobilitazione continua anche dopo l'annuncio del nuovo corso, come dimostra l'immagine scattata durante l'anniversario della nascita del movimento, celebrato il 29 gennaio (lo pubblichiamo in apertura di questo articolo).
Chi le ha inviate, Chan Choi-wan, è una testimone «d'eccezione». Nata nella provincia del Guang¬dong, a 19 anni arriva a Hong Kong con i genitori e suo fratello. Per dare un futuro migliore ai suoi cari, suo padre lavorava sull'isola, lontano dalla famiglia. Dopo pochi mesi Choi-wan si ritrova con altri manifestanti per difendere il diritto a rimanere a Hong Kong. La soddisfazione per la sentenza della Corte d'appello era svanita, sostituita dalla preoccupazione per un rimpatrio forzato. Scaduto il suo permesso nel 2000, la ragazza si ritrova a manifestare in più occasioni accanto a padre Mella, noto per il suo impegno sociale iniziato con la difesa delle boat brides. Con questa espressione si definivano le donne che, nate in Cina, si erano sposate con pescatori di Hong Kong, dopo che nel 1978 il governo cinese aveva iniziato la politica riformatrice delle "porte aperte". Le boat brides erano costrette a vivere sulle barche: venire illegalmente a terra significava correre il rischio di essere arrestate ed espulse; di qui la battaglia per il riconoscimento dei loro diritti.
MA TORNIAMO a Chan Choi-wan. L'incontro con il missionario cambia la sua visione: si accorge che non sta lottando solo per conquistare una vita migliore per sé, ma per valori universali come uguaglianza e giustizia.
Inizia così a frequentare la comunità animata da padre Mella e a interessarsi al cristianesimo. Pur non avendo una conoscenza approfondita di questioni religiose, è colpita dall'attenzione per i temi sociali mostrata dai missionari e dalla diocesi di Hong Kong. Questo percorso ha una tappa importante nel 2002, quando è battezzata con il nome di Gio¬vanna. Proprio in quei giorni partecipa ai picchetti al Chater Garden, nel centro di Hong Kong, mentre padre Mella porta avanti lo sciopero della fame. L'anno seguente, le peripezie di Giovanna si concludono con l'ottenimento della carta d'identità. Pur essendo tra le più fortunate, non smette di impegnarsi nel movimento per il right of abode. I padri del Pime Mella e Gianni Criveller presentano a Giovanna e a molti altri la figura di don Milani (vedi box nella pagina a lato).
Prendono vita così la Right of Abode University e le scuole per i più piccoli, seguite da Giovanna.
In tutto questo processo, un ruolo centrale ha avuto (e ha tuttora) padre Franco Mella, protagonista di molte pagine della storia del movimento per i diritti a Hong Kong. E pensare che il suo coinvolgimento nel movimento era cominciato per caso... Il 6 febbraio 1999, infatti, Kam Ciai perde il battello che lo avrebbe portato a visitare un amico tossicodipendente in prigione. In attesa del successivo, legge sul giornale un articolo che descrive la protesta di un gruppo di figli che reclamano il diritto di cittadinanza davanti agli uffici governativi. Da quel momento inizia la condivisione delle vicissitudini dei richiedenti asilo e il progetto dell'Università.
Oggi padre Franco traccia questo bilancio dell'esperienza: «Per 12 anni abbiamo continuato ad insistere che non si poteva accettare una legge ingiusta che cancellava quella precedente, in nostro favore. Tutti ci chiedevano se ce l'avremmo fatta. La nostra risposta è stata la perseveranza nella protesta non violenta, combinata con lo studio e l'approfondimento di tutti i diritti umani. Sapevamo che un giorno avrebbe dato frutto. La vera armonia la stiamo raggiungendo adesso, dopo 500 manifestazioni, conferenze stampa, scioperi della fame».
La battaglia sembrerebbe vinta, ma Kam Ciai promette: «La nostra mobilitazione non si fermerà finché tutti non avranno ottenuto il diritto alla residenza. È stato un processo lungo, durante il quale non abbiamo visto risultati per molto tempo. Ma non ci accontenteremo proprio ora che la meta si avvicina»

 


Don Milani «trapiantato» in Cina

Il 13 settembre 2002 nasce la Right of Abode University da un'idea di padre Mella, che si richiamava all'esperienza di don Milani a Barbiana. Gli allievi di questo informale ateneo erano innanzitutto coloro che non avevano possibilità di riavere un'istruzione, essendo privi del diritto di risiedere a Hong Kong. L'obiettivo era offrire a tutti (bambini compresi) una formazione ampia e universale. Con tale iniziativa i promotori si prefiggevano anche di dare stimoli a tante persone scoraggiate dopo aver portato avanti dure lotte senza ottenere risultati. Nel 2004 l'Università si è aperta a tutti i cittadini di Hong Kong interessati a partecipare a questo esperimento educativo.
Con il sostegno della Commissione Giustizia e pace della diocesi, sono state organizzate classi in diverse aree. Uno spazio particolare è dedicato alle lingue, dall'inglese (con il collaudato English Corner), a spagnolo, francese, italiano, senza dimenticare la scrittura cinese. L'English Corner è utile per chi vuole migliorare il suo inglese, ma è anche l'occasione per fermare i passanti parlando del diritto di residenza o di altre campagne, come quella internazionale contro la pena capitale. Considerando le finalità della Right of Abode University, non sorprende l'attenzione per la politica, la storia e il diritto.
Banchetti in strada e lezioni sono spesso integrati dalla musica, soprattutto dalle canzoni di contenuto politico-sociale che hanno reso popolare Mella e la sua chitarra. Nell'arco di otto anni il progetto ha coinvolto oltre quattrocento studenti, grazie a decine di insegnanti che hanno offerto gratuitamente il loro tempo per portare avanti l'intuizione di padre Mella, che attualmente si divide tra Cina e Hong Kong.
Una curiosità: a padre Franco si ispirava uno dei personaggi al centro di Ordinary Heroes, un film uscito nel 1999 dedicato ai movimenti per i diritti civili e sociali che avevano animato Hong Kong negli anni Settanta e Ottanta. L'opera è stata scelta come miglior film hongkonghese per la 72ª edizione degli Oscar, pur non ottenendo la nomination finale. Ebbene, uno degli «eroi comuni» del film è un sacerdote italiano che parla cantonese, interpretato da Anthony Wong. In prima linea per difendere i diritti dei più deboli, il prete cita Mao Zedong, canta e suona la chitarra per incoraggiare chi manifesta insieme a lui. Un po' come, nella realtà, fa padre Franco Mella. (L. D.)

Per saperne di più

 

 

invia ad un amico

visualizza per la stampa

Sostieni i Media Pime

logo Media Pime

Pime Giovani

focsiv

Web Design www.horizondesign.it