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Guinea Conakry: centinaia i morti, profughi a rischio

Sono iniziati all'inizio di settembre e si sono intensificati in dicembre gli attacchi in alcune città frontaliere della Guinea Conakry. A distanza di pochi giorni, dal 7 all'11 dicembre le città di Gueckedou e Kissidougou, vicine al confine con Liberia e Sierra Leone, sono state prese d'assalto dai ribelli che avrebbero ucciso, secondo il governo di Conakry, almeno 360 persone, per le radio locali, più di 700.Gli attacchi sono stati rivendicati dal Rassemblement des forces démocratiques de Guinée, un gruppo di dissidenti, che avrebbero le loro basi in Liberia e in Sierra Leone. Il governo di Conakry, tuttavia, ne nega l'esistenza, attribuendo le incursioni ai ribelli liberiani e al Fronte rivoluzionario unito (Ruf) della Sierra Leone.
Molto tesi i rapporti tra i governi dei tre Paesi. E molto precaria la situazione umanitaria di centinaia di migliaia di profughi presenti sul territorio guineano. Il 6 dicembre l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur) ha espresso "seria preoccupazione per la situazione dei circa 400 mila rifugiati liberiani e sierralionesi che si trovano in Guinea, dove si stanno intensificando gli attacchi da parte dei ribelli e l'ostilità della popolazione locale nei loro confronti". L'Acnur è stato costretto a ridurre i propri interventi e a sospendere la distribuzione di aiuti alimentari nella zona di Gueckedou, mentre gli operatori che si trovavano a Kissidougou sono stati richiamati in capitale. In settembre era stato ucciso un operatore dell'Acnur a Macenta.
"tale instabilità - ha dichiarato Abou Moussa, responsabile dell'Acnur per la regione dell'Africa occidentale - rappresenta una grave minaccia sulla seconda popolazione di rifugiati più numerosa d'Africa". A metà luglio erano stati rimpatriati molti rifugiati liberiani, ma ne restano ancora 130 mila in Guinea. Molti sierralionesi, al precipitare della situazione, sono rientrati spontaneamente al loro Paese. Almeno 15 mila, tuttavia, non possono ritornare alle loro case perché in zone controllate dal Ruf.

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