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Il 23 febbraio il governo ha vietato agli oppositori di scendere in piazza per commemorare l'anniversario della morte del prigioniero politico Orlando Zapata Tamayo


Il vento di libertà sollevatosi in nord Africa corre veloce attraverso la rete e mette in stato di allerta i regimi autoritari di tutto il mondo.

Cuba non fa eccezione. Qui il governo ha dovuto mettere in campo tutta la sua capacità repressiva per impedire che il 23 febbraio gli oppositori del regime scendessero in piazza per commemorare il primo anniversario della morte del prigioniero politico Orlando Zapata Tamayo, avvenuta dopo uno sciopero della fame durato 83 giorni, in protesta contro gli abusi in prigione.
La rete di oppositori dentro e fuori dall’Isola, appoggiata dal flusso di notizie rilanciate da blogger come Yoani Sánchez e Claudia Cadelo o da organismi come il Directorio Democrático Cubano (con sede a Miami), ha cercato di organizzare una grande manifestazione, ma il governo, che considera i dissidenti alla stregua di mercenari degli Stati Uniti, è intervenuto per bloccare l’iniziativa sul nascere.
Nel giorno dell’anniversario, gli agenti di sicurezza cubani hanno effettuato una grande retata che ha portato in carcere o trattenuto agli arresti domiciliari 130 persone, tra cui i principali critici del governo: le Damas de Blanco, Guillermo Fariñas, Martha Beatriz Roque, Jorge Luis García Pérez, noto come «Antúnez'», e un membro del gruppo in difesa dei diritti umani di Elizardo Sánchez.

Si è trattato di una misura di repressione preventiva dettata dal timore che la manifestazione assumesse una piega imprevista. Solo alla madre di Orlando Zapata, Reina Luisa Tamayo, assieme a 12 familiari, è stato concesso, tra forti misure di sicurezza, di recarsi sulla tomba del dissidente nel villaggio di Banes, nell’oriente dell’Isola.

Particolarmente duro è stato l’attacco alle Damas de Blanco. Circa trecento persone, organizzate dal governo, hanno inscenato proteste contro Laura Pollán, leader del gruppo, mentre questa si trovava in casa sua con alcune collaboratrici. I manifestanti hanno circondato l’abitazione per ore, tirando uova e pietre contro l’edificio e cantando slogan intimidatori. Nel frattempo, una quindicina di donne che camminavano verso la casa della Pollán per dire un rosario in memoria Orlando Zapata sono state disperse e poi arrestate dalla polizia.

«Oggi abbiamo assistito a cose brutte. Ma attenzione: niente che somigli alla Libia. Questo governo mantiene una grande capacità di controllo e ancor più di intimidazione», ha commentato Elizardo Sánchez, direttore della Comisión Cubana de Derechos Humanos y Reconciliación Nacional.

Anche il presidente statunitense Barack Obama è intervenuto ricordando la morte di Orlando Zapata e chiedendo «l’immediata e incondizionata liberazione di tutti i prigionieri politici a Cuba».

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