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Abbiamo iniziato questa rubrica, nell'anno del 400 esimo anniversario della morte di Matteo Ricci, proprio da Pechino, dove il grande missionario si spense l'11 maggio del 1610. Pechino fu la meta di Ricci, anticipata da un sogno/visione nel giugno 1595, sei anni prima del suo arrivo nella capitale. Nel sogno, lo stesso Gesù rassicura Matteo prospettandogli il successo della sua ascesa a Pechino. Qui Ricci, primo tra gli stranieri, fu sepolto, e a tutt'oggi il suo monumento sepolcrale viene conservato con rispetto e onore. La memoria di Ricci non è però relegata alle pagine di storia e ai monumenti, non è appannaggio di studiosi e operatori culturali. Ricci è tornato a vivere nella coscienza delle comunità cattoliche cinesi, in particolare quelle di Pechino. Se ne è avuta una commovente conferma lo scorso 31 ottobre quando la Beitang, ovvero la chiesa del Nord, ha ospitato una dram¬matizzazione in dieci atti della vita di Li Madou (Ricci), realizzata dal coro dell'antica cattedrale, che presto tornerà ad essere sede del vescovo. Il coro, guidato dal carismatico maestro Zhou Yongzheng, si era già distinto per una tournée in Italia lo scorso maggio, quando aveva presentato un'opera del missionario.
La vita di Ricci rappresentata in quella chiesa, davanti a un pubblico di soli fedeli cinesi (ad eccezione di chi scrive), colpisce perché Matteo è presentato per quello che è stato: un missionario gesuita che, rispondendo alla chiamata di Dio, lascia la propria terra per portare il Vangelo in Cina. Fonda la Chiesa cattolica a prezzo di grandi sacrifici e persino sofferenze: un aspetto spesso taciuto nei resoconti ufficiali. Sono stati messi in scena gli assalti di cui il missionario fu vittima, e nel corso dei quali fu ferito, tan¬to da dover camminare zoppo per il resto della sua vita. La scena continua rappresentando il perdono che Matteo offre agli assalitori invocando la clemenza della corte. Un atto dell'opera rappresenta lo stesso Matteo inquisito e in catene: il riferimento è ai sei mesi di arresti domiciliari che subì nel 1600. Di Ricci sono stati ricordati gli scritti religiosi tutt'oggi apprezzati, la formazione di numerosi catecumeni e la fondazione di ben cinque comunità cristiane nelle città più importanti di un impero ermeticamente chiuso alla presenza straniera. Matteo è insomma presentato come un missionario, che prega spesso e si dona totalmente all'annuncio della fede. In questo modo ci sembra che i cattolici di Cina si siano giustamente riappropriati di Ricci, che innanzitutto appartiene a loro. Molto spazio hanno avuto gli amici collaboratori e discepoli, in particolare le tre colonne della Chiesa cinese: Paolo Xu Guangqi, Leone Li Zhizao e Michele Yang Tinyun. I cattolici di Pechino li hanno ricordati, insieme a Ricci, con il rispetto e l'affetto che si prova per i propri antenati. Alla fine il maestro ha letto ai presenti una accorata dichiarazione in cui ringraziava Benedetto XVI per i suoi messaggi in onore di Ricci, e dichiarava che il fondatore della Chiesa in Cina è, per i cattolici di questo Paese, un padre e un santo, e come tale desiderano che la Chiesa lo riconosca. La causa di beatificazione di Ricci ha ripreso vigore proprio in quest'anno, e il vescovo di Shanghai ha avviato da parte sua il processo di beatificazione per Paolo Xu Guangqi, il più grande cattolico cinese, scienziato e statista, fondatore della cristianità di Shanghai. Le due cause sono ora legate, e sarebbe davvero una grande gioia per il popolo cattolico di Cina vedere riconosciuta insieme la santità di vita del missionario Matteo e del suo migliore discepolo, Paolo. 

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