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«Signori con investitura religiosa che incitano alla guerra invece che alla pace»: questo le accuse che il presidente del Nicaragua Daniel Ortega ha indirizzato ai vescovi del paese, in particolare a mons. Silvio Baez, vescovo ausiliare della capitale Managua. Dopo il tentato golpe in Ecuador a fine settembre, Ortega ha lanciato un messaggio controverso alla nazione, assicurando che in Nicaragua non ci saranno golpe, nonostante le pressioni degli Stati Uniti e, appunto, le incitazioni alla violenza da parte dei vescovi. Ortega si riferiva soprattutto ad un'omelia di Baez nella Cattedrale metropolitana la prima domenica di ottobre, in cui il vescovo invitava i cittadini a far valere i propri diritti di fronte alle autorità. «Il popolo del Nicaragua deve svegliarsi - aveva detto Baez - e chiedere che si smetta di fare i conti alle sue spalle o a danno della maggioranza della popolazione».
La replica alle accuse di Ortega non si è fatta attendere: se dall'ambasciata americana hanno fatto sapere di non aver nessun interesse nell'immischiarsi nella politica nazionale, mons. Baez ha risposto a queste accuse chiedendo alla politica di fare davvero qualcosa per i poveri del Paese, senza secondi fini. Baez ha affidato la sua risposta ad una lunga intervista televisiva, nella quale ha ribadito quanto detto nell'omelia sotto accusa: «Il popolo ha diritto di chiedere conto ai politici perché è stato il popolo che li ha posti sulla scena politica ed essi sono al servizio della società e non per servirsene». I vescovi, ha assicurato Baez, non vogliono entrare in politica, ma «la crisi in Nicaragua non è tanto politica, quanto etica».
Secondo il presule la politica in Nicaragua diventa un mezzo di propaganda di ideologie, mentre i partiti devono restare al servizio dei cittadini. Baez ha aggiunto che la mancanza di tutela del lavoro è tra i principali problemi del Paese, ai quali la politica dovrebbe subito dare risposta.
Sulla stessa linea Bernardo Hombach, vescovo emerito di Granada: il popolo ha il pieno diritto di esprimersi, ha detto dopo le accuse di Ortega, altrimenti la pressione rischia di far esplodere la tensione sociale. E ha aggiunto una severa critica alla Corte Suprema di Giustizia, che starebbe cercando di eludere l'articolo 147 della Costituzione, che proibisce la rielezione consecutiva per il Presidente della Repubblica. Questo chiaramente aprirebbe ad Ortega la strada per un altro mandato.
Sono molte le associazioni nicaraguensi per i diritti umani che denunciano il calo di democrazia nel Paese. Sotto accusa inoltre le spese del governo: milioni di córdobas (la moneta locale) per sanare i debiti contratti tra il 1985 e il 1990, quando Ortega arrivò per la prima volta al potere dopo la rivoluzione sandinista. In vista della campagna elettorale del 2011 il governo starebbe già elargendo cospicue somme a impiegati pubblici. Mentre le richieste di aiuto economico di intere comunità vengono lasciate senza risposta.