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Arbitraria e contro la libertà di espressione: la legge contro il razzismo attira le critiche. Anche dalla Chiesa

Una legge contro tutte le forme di razzismo e di discriminazione. Come è possibile esserne contrari? Eppure in Bolivia questa legge, appena approvata dal Parlamento, ha suscitato roventi polemiche. E si porta dietro una scia di proteste e di ricorsi.

Per il presidente Evo Morales, sostenitore della norma, obiettivo della legge 737 è solo quello di "stabilire meccanismi  e procedimenti per prevenire e sanzionare atti di razzismo e tutte le forme di discriminazione".  Di origine indigena, Morales da sempre si batte per la difesa dei diritti dei popoli indigeni, e questa legge risponde anche all'esigenza di combattere le discriminazioni a cui queste popolazioni sono sottoposte. "Anch'io sono stato oggetto di discriminazione", avrebbe infatti detto Morales interpellato sul merito della legge, alludendo ad articoli e a programmi radiotelevisivi che sono arrivati a definire quella indigena una "razza maledetta". A conferma di questa ipotesi ci sarebbe anche un passaggio della legge, la quale crea un distinguo particolare per la discriminazione  delle "nazioni e dei popoli indigeni contadini originari o il popolo afroboliviano". Un punto che viene chiaramente attaccato: il diritto alla dignità umana è universale, affermano i detrattori della norma, non è possibile fare differenze tra razzismi. 

L'opposizione parlamentare, che presenterà ricorso contro la legge per incostituzionalità, contesta in particolare 2 articoli della Legge: l'art.16 e il 23. Il primo afferma che  "il medium che autorizzerà e pubblicherà idee razziste e discriminatorie sarà passibile di sanzioni economiche e della sospensione della licenza".  Il secondo prevede il carcere per coloro che usano parole o espressioni razziste, e stabilisce che il concetto di razzismo venga definito dagli organismi incaricati. Provvedimenti non chiari, afferma l'opposizione, che rischiano di mettere il bavaglio alla stampa e di impedire il dibattito, perché la responsabilità di definire cosa è razzismo e cosa no viene attribuita a funzionari statali.

L'accusa principale mossa a Morales è quella di voler mettere a tacere i mezzi di stampa che lo criticano. Ma in questa battaglia la minoranza parlamentare non è sola. Contro questa norma si sono chiaramente schierati i quotidiani, che la definiscono un attacco alla libertà di espressione. Per protesta sono usciti in edicola con le prime pagine bianche tranne la scritta "Non c'è  democrazia, senza libertà di stampa". Il 13 ottobre è stata organizzata una marcia pacifica di protesta, molto partecipata, per le vie della capitale La Paz, mentre un gruppo di giornalisti ha iniziato uno sciopero della fame.

Anche i Vescovi si sono mobilitati contro la nuova norma: la Conferenza Episcopale sostiene la necessità di leggi contro il razzismo, ma denuncia i meccanismi arbitrari e la poca chiarezza della norma nel definire reati e sanzioni. I vescovi boliviani chiedono quindi "sicurezza giuridica, sia degli individui, sia della collettività". E difendono la libertà di espressione, ma anche la vita: "Riconosciamo la legittimità delle domande dei mezzi di comunicazione , così come le iniziative in difesa della libertà di espressione" affermano intatti in una delle 3 note diffuse sulla vicenda, "ma chiediamo che venga sospeso lo sciopero della fame".

 

 

 

 

 

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