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Quattro mesi fa aveva scosso il duomo di Milano con il suo intervento alle esequie di mons. Luigi Padovese, il vicario apostolico d'Anatolia assassinato in Turchia. E gli stessi toni accorati mons. Ruggero Franceschini, vicario apostolico di Smirne e presidente della Conferenza episcopale turca, è tornato a utilizzarli ieri nell'intervento che ha tenuto al Sinodo per il Medio Oriente in corso a Roma. Il presule ha denunciato le "insopportabili calunnie" messe in circolo su Padovese "dagli stessi organizzatori del delitto", che come quelli di don Andrea Santoro, del giornalista Dink e dei quattro protestanti di Malatya è stato "un omicidio premeditato". Ma mons. Franceschini, che dopo la morte di Padovese è anche presidente della Conferenza episcopale turca, anche rivolto un invito esplicito al Papa: gli ha chiesto di nominare subito un nuovo vescovo che raccolga il testimone, "perché la situazione pastorale e amministrativa del vicariato dell'Anatolia è grave".
Questo la traduzione dell'intervento di mons. Franceschini diffusa ieri sera dal Bollettino del Sinodo della Sala Stampa della Santa Sede:
La piccola Chiesa di Turchia, a volte ignorata, ha avuto il sue
triste momento di fama con il brutale assassinio del Presidente
della Conferenza Episcopale Turca, Mons. Luigi Padovese. In breve,
voglio chiudere questa spiacevole parentesi cancellando
insopportabili calunnie fatte circolare dagli stessi organizzatori
del delitto. Perché di questo si tratta: omicidio premeditato, dagli
stessi poteri occulti che il povero Luigi aveva, pochi mesi prima,
indicato come responsabili dell'assassinio di Don Andrea Santoro,
del giornalista armeno Dink e dei quattro protestanti di Malatya;
cioè un' oscura trama di complicità tra ultranazionalisti e fanatici
religiosi, esperti in strategia della tensione. La situazione
pastorale e amministrativa del Vicariato dell' Anatolia è grave. I
motivi sono:
1) Le divisioni all'interno della comunità cristiana, già fragile di
per sé;
2) La gestione dell' economia di tutto il Vicariato;
3) La gravissima scarsità di personale missionario.
Cosa chiediamo alla Chiesa? Semplicemente quello che ora ci manca:
un Pastore, qualcuno che lo aiuti, i mezzi per farlo, e tutto questo
con ragionevole urgenza.
Il peso della gestione straordinaria di questa situazione è stato
finora sostenuto esclusivamente dall'Archidiocesi di di Smirne.
Siamo una Chiesa antichissima, tanto povera quanto ricca di una
tradizione che solo Gerusalemme e Roma possono vantare. Non
cominceremo certo adesso a lamentarci o piangere miseria, non è
nostro uso, e lungi da noi anche solo il pensiero di rivendicare
un'attenzione particolare per via dell'uccisione del Presidente
della nostra Conferenza Episcopale; ma certo un'attenzione
particolare merita la nostra gente e chi ha versato il sangue.
Perdonate lo sfogo: vi preghiamo di condividere con noi questa
situazione che può essere superata, a breve, almeno in due aspetti:
la nomina di un nuovo pastore e un sostegno economico. L'invio di personale missionario dipende evidentemente da altri
fattori che possono esigere tempi più lunghi ma questo non deve
indurci a credere che non sia un aspetto meno urgente.
La Chiesa di Anatolia è a rischio di sopravvivenza, e questa è una
situazione di cui vi faccio partecipi con un tono di gravità e
urgenza. Voglio tuttavia rassicurare le Chiese vicine, in
particolare quelle che soffrono persecuzione e vedono i propri
fedeli trasformarsi in profughi, che come CET saremo ancora
disponibili all'accoglienza e all'aiuto fraterno, anche oltre le
nostre possibilità; così come siamo aperti ad ogni collaborazione
pastorale con le Chiese sorelle e con i musulmani di una laicità
positiva, per il bene dei cristiani che vivono in Turchia, e per il
bene dei poveri e dei profughi numerosi in Turchia.
La culla della Chiesa delle origini, possa essere la casa della
Chiesa unita.