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Nelle carceri cilene ci sono 34 indios Mapuche in sciopero della fame da quasi 80 giorni. Sono colpevoli di azioni violente, come assalti armati e appicco di incendi contro i proprietari delle terre che vennero loro sottratte prima dai coloni spagnoli, poi dai militari durante il regime di Pinochet. Ma in base alla legge "antiterrorismo" per la quale sono stati arrestati, legge che risale alla dittatura, per loro i termini normali di detenzione sono stati prolungati anche senza processo, e in caso di condanna la pena potrebbe essere triplicata. Gli attivisti indios si dichiarano quindi prigionieri politici, e si rifiutano di essere giudicati da un tribunale militare. In due mesi di sciopero sono arrivati a perdere fino a 20 chili di peso, 4 deputati dell'opposizione hanno sposato la causa iniziando a loro volta uno sciopero della fame. La loro battaglia ha fatto il giro del mondo, nel silenzio del governo cileno.
In occasione del bicentenario dell'indipendenza del paese dalla Spagna (18 settembre), il presidente Sebastián Piñera, ha però annunciato l'apertura di un dialogo tra il governo e i detenuti, che verrà mediato dalla Chiesa cattolica cilena. Ha inoltre promesso la riforma della legge che li definisce "terroristi", ma ha ribadito la sua linea di non considerare legittima la loro protesta: lo sciopero della fame è "uno strumento di pressione illegittimo in democrazia" ha affermato.
L'annuncio di un dialogo è stato davvero tempestivo: è arrivato alla vigilia della partecipazione di Piñera all'Assemblea generale dell'Onu, dopo che in maggio il governo di Santiago aveva ammesso di fronte al Consiglio dei diritti umani le sue lacune nel rispetto dei diritti del popolo indigeno Mapuche, promettendo di migliorare le loro condizioni di vita.
Non è stato l'unico annuncio: Piñera ha parlato anche dell'apertura di un tavolo con tutta la comunità Mapuche, con l'obiettivo di trovare un accordo sulle richieste degli indios, che rappresentano il 5% della popolazione cilena. Alle trattative parteciperanno ministri, gruppi della società civile e rappresentanti della Chiesa cattolica. Il primo incontro si terrà già a partire dalla prossima settimana. Piñera ha anche promesso 4 miliardi di dollari per sostenere lo sviluppo dell'area meridionale dell'Araucania, a maggioranza Mapuche.
Dopo il periodo coloniale, la dittatura Pinochet, iniziata nel 1973, è stata un'altra stagione di repressione per la comunità Mapuche, che si è vista man mano negare i diritti conquistati durante il governo Allende: la restituzione delle terre e le garanzie costituzionali, approvate con una specifica legge che assicurava la tutela culturale e della lingua madre.
Ancora oggi gli indios lottano per rivendicare le loro terre ancestrali, che si trovano principalmente nella regione di Araucanía, e che il regime ha dato in mano a privati. Gli indios accusano inoltre imprese cilene e straniere di operare un disboscamento sconsiderato nella regione, per sfruttare il legname. Gli scontri con la polizia sono frequenti; attualmente sono un centinaio gli attivisti in carcere, in varie prigioni del Paese.