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È un dramma silenzioso quello che si sta consumando in Niger: alla grave crisi alimentare che si trascina da mesi, in agosto si è sommata un'altra emergenza, quella delle alluvioni.
In Niger le carestie sono cicliche, ma quella registrata quest'anno è stata particolarmente dura: nell'estate 2009 le alluvioni hanno devastato migliaia di ettari di campi coltivati, minando il raccolto per l'anno successivo. Una perdita che ha colpito non solo l'agricoltura ma anche l'allevamento: sono morti migliaia di capi di bestiame. Gli effetti più pesanti si sono avvertiti a partire da questa primavera, con la carestia più grave degli ultimi 40 anni, che ha colpito più di 7 milioni di abitanti, la metà di tutta la popolazione del Niger, ma oltre l'80% risulta a rischio insicurezza alimentare. Una situazione drammatica soprattutto per i bambini: in un paese dove il tasso di mortalità infantile è tra i più alti nel mondo, oggi è a rischio un bambino su due.
In tutto il Sahel 10 milioni di persone sono state colpite dalla crisi alimentare, ma se in Ciad e nei paesi limitrofi l'arrivo delle piogge a fine luglio è stato salutato come la fine della carestia, in Niger si è trasformato in un'altra catastrofe: qui gli affluenti che arrivano dai vari paesi limitrofi si sono uniti al fiume, facendolo straripare. Almeno 200mila persone sono state costrette a lasciare le loro abitazioni.
Le piogge si sono abbattute su tutto il bacino del fiume Niger, che ha rotto gli argini in più punti.
Le alluvioni hanno pesato su una situazione già grave, danneggiando case e villaggi e quasi 500 ettari di campi coltivati, creando una situazione difficile da gestire per i soccorritori: strade impraticabili e interi villaggi isolati, soprattutto nelle regioni di Diffa (sud-est) e di Agadez (nord).
Il pericolo di diffondersi di epidemie si è quindi sommato alla già pesante crisi alimentare.
Il governo ha distribuito 400 tonnellate di cibo, ma secondo il World Food Programm, ne servirebbero almeno 215 mila solo per i mesi tra agosto e dicembre.
L'appello alla comunità internazionale è rimasto inascoltato: dei 213 milioni di dollari richiesti dalle agenzie Onu ne sono stati raccolti finora meno della metà, cosa che ha costretto a distribuire finora razioni al 40% delle reali necessità.
Eppure, denuncia questo reportage della BBC, il cibo in Niger c'è. Ma a causa della speculazione il mercato interno è troppo caro, e la popolazione non se lo può permettere. Un fenomeno iniziato nel 2006, con la crisi globale dei prezzi degli alimentari che da allora in Niger non si è mai fermata. Il governo accusa non meglio definiti commercianti e speculatori internazionali di aver monopolizzato il mercato delle importazioni, imponendo il rialzo dei prezzi. I paesi più poveri come il Niger, si trovano quindi di fatto estromessi dal mercato; una situazione che l'incaricato Speciale delle Nazioni Unite Jean Ziegler, riporta ancora la BBC, ha definito “un genocidio di massa”.