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04/08/2010 Cina
Mongolia interna: la dura vita dei cattolici sotterranei
Preti e fedeli raccontano la loro vita sotto minaccia di arresto e perquisizioni. E sui rapporti con il Vaticano ....

Nelle ultime settimane hanno fatto notizia le recenti sette nomine episcopali in Cina, avvenute con l’accordo sia del governo di Pechino che della Santa Sede. Un fatto che ha visto intervenire  diversi osservatori, che hanno proposto analisi divergenti.

Ma spesso ci si dimentica della vita concreta delle migliaia di cattolici cinesi. Merita quindi particolare attenzione l’articolo-reportage che il settimanale cattolico francese "La Vie" pubblica nel suo ultimo numero dal titolo eloquente “Cattolici sotto alta sorveglianza”.

Il corrispondente della rivista da Pechino, Jordan Pouille, ha visitato alcune comunità nella Mongolia interna.
Il suo racconto riferisce alcuni aspetti della vita concreta delle comunità cattoliche ed è particolarmente interessante perché documenta il "clima" tra le due anime della comunitò ecclesiale, quella "aperta" e quella "clandestina", chiamate da Bendetto XVI a una coraggiosa (maa non facile) riconciliazione.

Siamo ad Hohhot, città nella Mongolia interna: la signora Yang ha assistito a diversi arresti contro preti e cattolici, realizzati con la forza: “Succede regolarmente. Di solito arrivano durante la messa che viene organizzata in una casa o in un’altra. Il prete viene portato in un certo posto. Bisogna pagare tra i 3 mila e i 5 mila yuan per liberarlo rapidamente, prima che essi avvisino l’Associazione patriottica, capace di mandarlo in prigione. È una cosa molto dura per la comunità”.

La vita dei cattolici “sotterranei” deve trovare una e mille modalità di sopravvivenza, come sottolinea il cattolico Qan Jun, 61 anni: “Noi abbiamo un informatore al commissariato di polizia. Lo si paga perché ci mandi un sms prima di ogni retata. Un giorno sono venuti con cinque automobili, ma padre Ma ha potuto fuggire”. Padre Ma è prete nella diocesi di Hohhot, 65 mila cattolici “ufficiali”, a ben 120 mila “sotterranei”. Qui il 18 aprile scorso è stato ordinato vescovo Paul Meng Qinglu dopo 5 anni di sede vacante. Un’ordinazione che ha avuto l’ok dal Vaticano. Pochi giorni dopo, nella vicina diocesi di Bameng, si è ripetuta la stessa procedura.

Ma proprio su questa prassi padre Ma, che attualmente vive ancora in clandestinità in uno dei 12 seminari cattolici “sotterranei” – il suo è camuffato da industria -, guarda con freddezza le recenti nomine concordate da Vaticano e Cina: “Approvando le ordinazioni di questi vescovi ufficiali da parte dell’Associazione patriottica, a scapito di quelli sotterranei, il Vaticano sembra svuotare la Chiesa sotterranea che ha creato. In Mongolia interna ci si sente abbandonati dalla Santa Sede, ma noi restiamo fedeli a Gesù”. 

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