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Le giornate che abbiamo vissuto la scorsa settimana - con la crisi intorno al mare di Gaza e l'assassinio di monsignor Padovese in Turchia - hanno portato gioco forza ad andare a cercare nell'Instrumentum Laboris del Sinodo per il Medio Oriente, promulgato dal Papa domenica, le parti più legate a questa attualità così drammatica. Sarebbe un vero peccato, però, fermare l'attenzione rispetto a questo documento alle due o tre battute che hanno fatto titolo sui quotidiani. Per questo - come abbiamo fatto già altre volte su MissiOnLine - proviamo a rilanciare anche alcune altre sottolineature tratte da questo documento. Sono utili perché ci danno un'immagine più veritiera delle comunità cristiane del Medio Oriente. Che - nonostante il contesto difficile in cui si trovano a vivere - sono una comunità viva che si interroga sul proprio futuro, non un esercito in rotta da andare in qualche modo a riorganizzare.

Eredi degli apostoli e dunque missionari

In quanto apostoliche, le nostre Chiese hanno la missione particolare di portare il Vangelo in tutto il mondo come è avvenuto nel corso della storia. Oggi, invece, dobbiamo constatare che questo slancio evangelico è spesso frenato e la fiamma dello Spirito sembra essersi affievolita. Per la nostra storia e la nostra cultura, noi siamo vicini, culturalmente e spiritualmente, a centinaia di milioni di persone. Spetta a noi, perciò, condividere con loro il messaggio d’amore del Vangelo che abbiamo ricevuto e offrire loro un barlume della speranza che è in noi per lo Spirito che è stato diffuso nei nostri cuori (cf. Rm 5, 5). (numero 20)

Nella società del Medio Oriente senza ripiegarsi su di sé

Benché i cristiani in Medio Oriente siano quasi ovunque una scarsa minoranza, essi tuttavia, là dove è socialmente e politicamente possibile, irradiano attivo dinamismo. Il pericolo sta nel ripiegamento su di sé e nella paura dell’altro. Occorre allo stesso tempo rafforzare la fede e la spiritualità dei nostri fedeli e rinsaldare il legame sociale e la solidarietà tra di loro, senza cadere in un atteggiamento ghettizzante. (numero 28)

Come promuovere una libertà religiosa reale nelle società musulmane?

Per favorire le condizioni necessarie ad una tale evoluzione delle mentalità e della società, alcuni sottolineano l’importanza di continuare a educare alla libertà, al rispetto della libertà dell’altro, e al superamento degli interessi confessionali per maggiore giustizia ed uguaglianza di fronte al diritto, in breve ad una “laicità positiva”. Altri auspicano che si intraprendano iniziative politiche ed ecclesiali a livello internazionale o ancora che si insista presso i
capi politici per il rispetto della libertà religiosa e di coscienza. (numero 39)

Come fermare l'emigrazione dei cristiani?

Solo la pace e la democrazia, accompagnate da sufficiente sviluppo economico, e quindi sociale e culturale, delle Nazioni cui appartengono i cristiani possono plasmare ambienti e condizioni in cui cristiani, famiglie e singoli, non si sentano più tanto spinti all’emigrazione come lo sono oggi. Qui potrebbero avere un ruolo importante le Chiese particolari in Occidente, nella misura in cui avessero la possibilità di sensibilizzare i Governi delle rispettive Nazioni nel seguire politiche atte a contribuire allo sviluppo dei Paesi del Medio Oriente a tutti i livelli. (numero 45)

L'educazione alla pace

Vivendo in società in cui numerosi sono i conflitti di ogni tipo, la catechesi deve poter preparare i giovani ad impegnarvisi, forti della loro fede e della luce del comandamento dell’amore. Cosa vuol dire l’amore per il nemico?
Come viverlo? Come vincere il male con il bene? Occorre insistere sull’impegno nella vita pubblica come cristiani, con la luce, la forza e la dolcezza della propria fede. (numero 68)

Il contributo del cristiano consiste nel presentare e nel vivere i valori evangelici, ma anche nel dire la parola di verità (qawl alhaqq) ai forti che opprimono o seguono politiche, che vanno contro gli interessi del Paese, e anche a quanti rispondono all’oppressione con la violenza. La pedagogia della pace è realistica, anche se rischia di essere respinta dai più; essa ha anche più possibilità di essere accolta, visto che la violenza tanto dei forti quanto dei deboli ha condotto, nella regione del Medio Oriente, unicamente a fallimenti e a uno stallo generale. Il nostro contributo, che esige molto coraggio, è indispensabile. (numero 102)

Rinnovare anche la liturgia dell'Oriente

Dalle risposte emerge anche la necessità d’impegnarsi, in un secondo momento, in un lavoro di adattamento dei testi liturgici che dovrebbero essere usati per le celebrazioni con giovani e bambini. In questo senso, lo scopo sarebbe quello di semplificare il vocabolario adeguandolo convenientemente al mondo e alle immagini di queste categorie di fedeli. Perciò, si tratterebbe non semplicemente di tradurre i testi antichi ma di ispirarsi ad essi per riformularli
secondo una profonda conoscenza del patrimonio cultuale ricevuto, tenendo conto di un’aggiornata visione del mondo attuale. Come opportunamente viene segnalato, questo compito dovrebbe essere assolto da un gruppo interdisciplinare al quale siano convocati liturgisti, teologi, sociologi, pastori e laici impegnati nella pastorale liturgica. (numero 73)

Ecumenismo «pratico»

Due segni sono di particolare importanza: l’unificazione delle feste cristiane (Natale e Pasqua) e la gestione comune dei Luoghi di Terra Santa. Il modo di gestire, nell’amore e nel rispetto mutuo, i Luoghi Santi della Cristianità, nella Terra Santa, dalle due Chiese Ortodosse responsabili di questi luoghi con la Custodia di Terra Santa, è una testimonianza per le Chiese della regione come per le Chiese del mondo. (numero 82)

In dialogo con l'ebraismo per conoscere meglio se stessi

È lodevole l’intenzione di approfondire anche le tradizioni dell’ebraismo attraverso uno studio serio dal punto di vista storico e teologico, specialmente a livello universitario nelle Facoltà teologiche. Questo offrirebbe, in primo luogo, la possibilità di conoscere più accuratamente le diverse tradizioni ecclesiastiche orientali a motivo dei loro rapporti storici con le tradizioni ebraiche. In secondo luogo, gli approfondimenti sopra accennati aprirebbero un orizzonte molto illuminante per conoscere meglio il Nuovo Testamento. (numero 93)

Quale dialogo con l'islam

Il dialogo di “verità nella carità” (Ef 4, 15) non consiste nell’adottare la fede dell’altro, ma nel cercare di comprenderne reciprocamente il punto di vista, pur sapendo che i nostri dogmi sono profondamente differenti. Tale dialogo in verità ci conduce così a una conoscenza reciproca e crea uno spazio di libertà e di rispetto. Questo stesso dialogo in verità ci spinge ad apprezzare tutto ciò che c’è di positivo nella religione e nella morale musulmana, specialmente la sua solida fede in Dio, e a rispettarne le convinzioni. (numero 99)

Il Medio Oriente e i rapporti con la modernità

La modernità penetra sempre più nella società anche con le reti televisive e internet, introducendo, nella società civile e tra i cristiani, nuovi valori ma anche una perdita dei valori. Essa, pertanto, si presenta come una realtà ambigua.
Da un lato, ha un volto attraente, che promette benessere materiale, perfino la liberazione da tradizioni culturali o spirituali opprimenti. La modernità, del resto, è anche lotta per la giustizia e l’uguaglianza, difesa dei diritti dei più
deboli, parità tra tutti gli uomini e le donne, credenti e non credenti, riconoscimento dei diritti umani, valori questi che sono segno di immenso progresso dell’umanità.
Dall’altro lato, al musulmano credente la modernità si presenta con un volto ateo e immorale. Egli la vive come un’invasione culturale che lo minaccia, turbando il suo sistema di valori. Non sa come farvi fronte: alcuni lottano contro di essa con tutte le loro forze. La modernità attira e respinge allo stesso tempo. Il nostro ruolo, nelle nostre scuole  come attraverso i media, è quello di formare persone capaci di discernere il positivo dal negativo, per prendere solo il meglio.
La modernità è anche un rischio per i cristiani. Le nostre società sono allo stesso modo minacciate dall’assenza di Dio, dall’ateismo e dal materialismo, e più ancora dal relativismo e dall’indifferentismo. È necessario che ricordiamo il posto di Dio nella vita civile e in quella personale, e ci dedichiamo di più alla preghiera, come testimoni dello Spirito, che edifica e unisce. Tali rischi, al pari dell’estremismo, possono facilmente distruggere le nostre famiglie, società e Chiese. (nmeri 130-105)

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