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Beijing Review, 12 gennaio 2006
(…) Cos’è la religione? Se ponessi questa domanda a 10 persone, potrei ottenere 10 risposte diverse. Nella lunga storia della Cina, la religione non è mai stata una delle componenti principali della cultura, non c’è mai stata una religione di Stato, nonostante le maggiori religioni del mondo abbiano tutte trovato nel corso dei secoli un loro radicamento su questo terreno fertile.
Una volta la religione era vista come qualcosa di non essenziale e perfino non benvenuta in questo Paese. Negli anni Sessanta, per esempio, era considerata alla pari della superstizione, o vista come un’eresia contraria alla scienza. La definizione standard per la religione era quella famosa massima coniata da Karl Marx, secondo il quale la religione “è l’oppio dei popoli”. Uno dei miei insegnanti mi disse che la Cina non aveva bisogno di religione, ma di scienza e tecnologia.
La massima di Marx attualmente viene raramente ribadita, e molte persone sono convinte di aver bisogno sia della scienza che della religione. (…) Esse vogliono la religione semplicemente perché la considerano una grande fonte di forza morale e un modo grazie al quale far fronte a quello che è definito l’impoverimento spirituale.
(…) L’educazione che i cinesi vanno ricercando è un’educazione etica basata su istruzioni religiose. (…) Con l’iniezione di elementi religiosi nella società secolare cinese, essi sperano che le relazioni tra i vicini di casa, i colleghi, i concittadini e gruppi differenti diventeranno più armoniose e amichevoli.
La situazione sociale attuale è questa. A dispetto di un rapido sviluppo economico, la qualità etica della gente sembra sia in stagnazione, o addirittura in declino. Prevale il culto del denaro, che fa sì che molte persone diventino avide, egoiste ed attaccate al profitto. Il panorama morale è inquinato e parte della società è portata alla degenerazione. I delitti sono in aumento. Le giovani generazioni sembrano essere anemiche ai doveri sociali. (…)
(…) Molti cinesi pensano che questa società in rapida trasformazione accusi una mancanza di compassione e amore. E che uno dei rimedi per curare questa società malata è l’introduzione in Cina di una educazione religiosa. Sia il Buddismo che il Cristianesimo, le due principali religioni del Paese, invocano amore e compassione.
(…) Ma una nuova questione si pone. Se si vuole che le persone si aiutino e si amino l’un'altra, non si deve impartir loro una “prescrizione esotica” – principi etici o religiosi stranieri – per curare le malattie morali cinesi. La cultura cinese è ricca di precetti che fanno riferimento alle virtù. E un vecchio motto cinese dice: “L’amore della gente e la gentilezza dei Paesi vicini – questi sono i tesori di una nazione”. (…)
Dunque, quello che ci preoccupa non è tanto il declino morale, quanto una crisi nelle convinzioni. Non c’è mancanza di criteri morali e codici di condotta in Cina, è solo che molte persone non credono a queste regole, o non è loro interesse seguirle. E quindi, cosa causa questa crisi delle convinzioni? Ci potrebbero essere molte ragioni per questo. Ma un’educazione inefficace ovviamente è parte del problema.
(…) Si potrebbe dire che il declino morale, la crisi delle convinzioni e l’educazione inefficace interagiscono insieme sia come causa che come effetto. Ma il punto è che l’educazione è la chiave di questa catena di problemi. Per pulire e riparare questo panorama morale contaminato, un’educazione religiosa può essere necessaria in quanto supplemento ad una campagna educazionale completa per
* Traduzione italiana di Paolo M. Alfieri