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Da molti anni p. Enzo Corba e da qualche anno anche p. Franco Cagnasso e chi scrive siamo impegnati in attività di dialogo ecumenico ed interreligioso sia a Dhaka che a Dinajpur. Durante l'assemblea regionale tenutasi a Suihari nel gennaio del 2008, la comunità del Pime in Bangladesh ha deciso di fare proprie le iniziative in questo settore, raccomandando la costituzione di un comitato che, a nome della comunità, possa programmare, insieme ad altri, iniziative di dialogo ecumenico, interreligioso ed interculturale.
Mi piace definire dialogo una reciproca testimonianza tra persone che ha come presupposto e come esito la conversione degli interlocutori (nel senso di vivere più autenticamente la propria fede), oltre che la promozione dell'unità nella diversità tra Chiese, comunità religiose e popoli. A me pare che il Concilio Vaticano II e il successivo Magistero abbiano chiaramente e ripetutamente affermato che il dialogo interreligioso, insieme alla promozione integrale dell'uomo e all'annuncio esplicito dell'Evangelo, costituisca una dimensione essenziale della missione evangelizzatrice della Chiesa.
Ci sono almeno tre tipi di dialogo organizzato (tralasciando il cosiddetto «dialogo di vita» e il «dialogo teologico», condotto dagli specialisti). Innanzitutto il «dialogo di culture», che si prefigge, attraverso la discussione di tematiche di interesse comune, di promuovere la convivenza tra persone e comunità di fedi e culture diverse. C'è poi quello che chiamerei il «dialogo di spiritualità», ovvero una condivisione del proprio modo di vivere la fede. Infine un «dialogo di azione», dove si promuove l'unità tra le comunità servendo insieme i più poveri.
Prima, però, di presentare esempi pratici di dialogo, vale la pena di richiamare - almeno per sommi capi - alcuni tratti essenziali del mondo islamico presente in Bangladesh.
Come nel mondo (dove raduna circa un miliardo di musulmani, l'85 per cento del totale), così in Bangladesh la comunità sunnita, che annovera circa 144 milioni di fedeli, è quella preponderante. I sunniti, che si diedero questo nome dopo lo scisma sciita, credono che il califfo, nonché successore del Profeta, debba essere eletto (per inciso: è soltanto a partire dal 1959 che i sunniti riconoscono gli sciiti come autentici musulmani).
Quanto agli sciiti («i partigiani di Ali»), in Bangladesh si calcola che siano una minoranza di circa 300 mila fedeli, su un totale di circa 200 milioni nel mondo (15% dei musulmani), distribuiti soprattutto in Iran, Iraq e Palestina. Gli sciiti - seguaci di Ali, quarto califfo (656-661), nonché cugino e genero di Maometto - rigettano i primi tre califfi eletti dopo la morte del Profeta, ritenendo Ali l'unico legittimo successore di Maometto. Ali fu assassinato e il figlio di Fatima, Hussein, torturato e decapitato. Gli sciiti ricordano il suo martirio con una processione durante la quale si percuotono e si flagellano. Gli sciiti credono nell'Imam («guida o leader») e nel Mahdi («Messia»). Gli Imam sono guide infallibili e tutti discendenti di Ali. Ci sono stati 12 Imam e l'ultimo, il dodicesimo, è nel nascondimento dal 940. Tornerà alla fine del mondo come appunto Mahdi o messia. Gli Ayatollah sono coloro che guidano la comunità prima del ritorno del messia.
In Bangladesh una parte preponderante di musulmani si rifà in qualche modo al sufismo, un movimento spirituale trasversale. Il sufismo è considerato la dimensione interiore, mistica dell'islam, sorto come reazione alla mondanità del califfato Umayyad (661-750). Il movimento con i suoi diversi ordini o turuq si rifà al Profeta stesso, al cugino Ali, al primo califfo Abu Bakr, ecc. Si concepisce come una scienza il cui obiettivo è la guarigione del cuore e il togliere da esso tutto ciò che allontana da Dio. Pur essendo il sufismo probabilmente molto influenzato dallo yoga, i sufi sono i responsabili della conversione di massa di indù e africani. Particolarmente attaccati al dhikr o memoria di Dio, alla meditazione e all'ascetismo, propongono un percorso spirituale che cerca di sostituire l'amore proprio con l'amore di Dio, passando attraverso sette stadi (pentimento, astinenza dai piaceri mondani, distacco dal mondo, solitudine, povertà, pazienza e abbandono in Dio).
In Bangladesh sono presenti anche gruppi che taluni islamici considerano eretici, perché non credono che Maometto sia l'ultimo profeta. Quello degli ahmadiyya, un movimento religioso fondato verso la fine del XIX secolo da Mirza Ghulam Ahmad, è uno di essi. Nel 2003 in Bangladesh il partito radicale islamico Jamaat-e-Islami ha guidato la persecuzione degli ahmadiyya e ha chiesto di dichiarare ufficialmente la setta non islamica, bandendo, l'anno dopo, le loro pubblicazioni.
Ancora. È poco noto altrove, ma non da noi: il movimento dei tablighi («assemblea»), gruppo a-politico e religioso nato nel Nord India, il cui principale fine è la riforma dei musulmani. Nel 1926 Muhammad Ilyas fondò il movimento (jamaat) che si caratterizzava per essere volontario, pacifista e indipendente. Il fine dell'organizzazione era quello di raggiungere i musulmani di ogni stato sociale e portarli vicino alla vita del Profeta. In Bangladesh il movimento tablighi si raduna in particolare nella moschea di Kakrail, a Dhaka. Ogni anno circa 2 milioni di tablighi si radunano per la Bishwa Ijtema («assemblea mondiale») a Tongi, a nord della capitale. Si tratta del secondo più grande incontro dopo il pellegrinaggio alla Mecca. Anche se essi ufficialmente non si pronunciano circa le scelte politiche o la giurisprudenza, sono stati accusati di contatti con organizzazione terroristiche.
Per finire, non si può non accennare ai wahhabiti, protagonisti, in Bangladesh, di una vera e propria «seconda islamizzazione» ad opera di missionari sostenuti a suon di petrol-dollari. Al-Wahhab è il fondatore, nel XVIII secolo, dei wahhabiti. Egli voleva purificare l'islam da tutto ciò che era considerato innovativo. Il piccolo gruppo che egli costituì fu decisivo nella creazione, nel 1932, dell'Arabia Saudita, dove si trovano le città della Mecca e Medina. Da qui la loro influenza soprattutto sui pellegrini alla Mecca provenienti da tutto il mondo. I termini wahhabi e salafi sono usati indifferentemente, anche se il wahhabismo è considerato una corrente ultraconservatrice all'interno del salafismo. Wahhabismo è una setta che si rifà ad una specifica teologia, mentre il salafismo si è storicamente interessato alla re-interpretazione della giurisprudenza islamica o fiqh. Per loro la signoria di Allah è di primaria importanza, il solo che deve essere adorato. Sono considerati puritani ed interpreti piuttosto letterali del Corano. Considerano politeismo il visitare le tombe dei santi e sono contro l'osservanza della festa in occasione della nascita del Profeta. Scoraggiano inoltre grandemente la danza e il cinema come immorali e provenienti dall'Occidente.
Naturalmente non con tutte queste componenti del mondo islamico il dialogo è semplice. Inizialmente era con i sufi, mentre ora il dialogo è soprattutto con la maggioranza sunnita. Ecco sinteticamente alcuni esempi di tali tipi di dialogo.
Quanto al dialogo di culture, il 18 aprile 2008 all'università di Dhaka, con il patrocinio della Commissione episcopale per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso e il Dipartimento delle religioni mondiali dell'Università, è stata organizzata una conferenza di un giorno a cui hanno partecipato 80 persone - 40 musulmani e 40 cristiani di diverse confessioni - sulla lettera che 138 leader musulmani hanno scritto ai leader cristiani alla fine del Ramadan del 2007. Il tema dell'incontro è stato «Una chiamata comune: musulmani e cristiani».
Come i lettori ricorderanno, già nel 2004 un gruppo di intellettuali musulmani, capitanati dal principe di Giordania, Ghazi bin Muhammad bin Talal, avevano stabilito un terreno comune tra musulmani sciiti e sunniti ed anche con altri gruppi religiosi dell'Islam. Due anni dopo, 38 musulmani scrissero una lettera a Papa Benedetto XVI a seguito del discorso tenuto da Sua Santità in Germania, e l'anno successivo, precisamente il 13 ottobre 2007 alla fine del Ramadan, un gruppo composto da 138 saggi - di cui alcuni membri erano autori del precedente testo - hanno sottoscritto la lettera aperta indirizzata a tutte le autorità religiose cristiane. Come risultato dell'iniziativa e delle risposte da parte di vari leader cristiani, si è costituito un forum islamo-cattolico che si è incontrato dal 4 al 6 novembre 2008 a Roma, discutendo il tema dell'«Amore di Dio, Amore del prossimo».
Anche in Bangladesh, a seguito della conferenza del 18 aprile, si è costituito un comitato che ha il compito di portare avanti il dialogo tra queste due comunità nel Paese. Tale comitato, oltre ad inviare, tramite il nunzio, il sommario dell'incontro al principe di Giordania, ha organizzato una conferenza simile per giovani musulmani e cristiani. La conferenza si è tenuta il 28 novembre al centro Cbcb e ha coinvolto più di cento giovani studenti universitari. Il tema dell'incontro, che ha ripreso le lettera dei 138, è stato: «Una chiamata comune: ama Dio e ama il tuo prossimo».
Il 29 aprile 2009 il comitato ha organizzato il primo incontro tra imam e pastori provenienti dall'area di Dhaka sul tema «Musulmani e Cristiani: unità nella diversità». Circa sessanta leader musulmani e cristiani di varie denominazioni hanno partecipato all'evento. Presente anche il nunzio, l'ambasciatore d'Italia in Bangladesh e l'arcivescovo di Dhaka. Durante i lavori di gruppo i partecipanti hanno discusso sul come promuovere la conoscenza e il rispetto tra le due comunità. Il 4 dicembre 2009 inoltre il comitato ha organizzato una conferenza a cui hanno partecipato quaranta donne musulmane e quaranta cristiane sul tema della comprensione tra le comunità islamica e quella cristiana in Bangladesh e ha in cantiere un festival della canzone religiosa per giovani per il 2010.
Veniamo ora al dialogo di spiritualità. Nel 2006 a Santa Cristina è stato organizzato un incontro tra cristiani di varie denominazioni e un gruppo di mussulmani sufi sul tema dell'«abbandono in Dio». Erano presenti tanti che hanno condiviso come, da cristiani e da mussulmani, affidano la propria vita a Dio.
Con Abdullahel Baqui abbiamo organizzato il 30 ottobre 2008 a Savar un incontro tra cristiani di diverse chiese e musulmani della sua scuola coranica. Le oltre cento persone presenti hanno discusso dal punto di vista cristiano e islamico il tema dell'«amore per i poveri».
Infine, ecco qualche esempio di dialogo di azione. A seguito di un incontro bilaterale tra buddhisti e cristiani sul tema della compassione, in collaborazione con l'organizzazione Potho-sishu Seba Songhoton si è organizzato il 5 dicembre 2008 presso il monastero buddhista di Dhaka, un festival per i bambini di strada. Hanno partecipato circa 300 bambini provenienti da varie zone di Dhaka, Mymensingh e Savar, 60 volontari e una ventina di ospiti.
Si è inoltre svolto il 21 novembre 2009 a Dinajpur un incontro tra circa 200 persone disabili di diverse fedi (musulmani, indù e cristiani di diverse denominazioni). Oltre che una condivisione a partire dalla propria fede sulla propria condizione di disabile, questo incontro vuole essere una celebrazione e una festa.
Islam in Bangladesh
Una presenza millenaria
La religione islamica è arrivata in Bengala ancora prima delle conquiste dei turchi (1001-1030), attraverso commercianti arabi che, secondo qualche storico, potrebbero aver addirittura fondato un regno islamico a Chittagong. Oltre ai commercianti arabi e ovviamente all'esercito turco, l'islam è arrivato in Bengala attraverso missionari islamici soprattutto sufi. Sembra che sia stata la predicazione dell'uguaglianza ad aver fatto breccia soprattutto tra buddhisti e indù di bassa casta. Le conversioni all'islam furono collettive piuttosto che individuali. Appena fuori dalla città di Dinajpur c'è un monumento risalente al 1372 e sorto sulla tomba dei primi 40 musulmani sufi martirizzati per mano degli indù. Attualmente l'88 per cento degli abitanti del Bangladesh professa la religione islamica, il 9 per cento circa quella indù e il resto quella cristiana (0,5 per cento), buddhista e animista. La maggioranza dei musulmani è sunnita, anche se tante persone si rifanno a varie scuole sufi. L'islam, a seguito dell'emendamento della Costituzione (articolo 2a) del 1988, è la religione ufficiale della Repubblica.
Il Bangladesh ha 150 milioni di abitanti e una densità di popolazione tra le più alte al mondo (circa 1.000 abitanti per Km quadrato). La speranza di vita media è pari a 63 anni; solo il 40 per cento della popolazione è alfabetizzata e oltre il 30 per cento di persone vive sotto la soglia di povertà.