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21/04/2010 Mass media e Vangelo
Quando il digitale raduna il «gregge»
di Giorgio Bernardelli
Dal network ecumenico Sat7 che trasmette in arabo, farsi e turco fino a Good News tv che in Pakistan incoraggia i cristiani

L'esperienza di Télélumière in Libano è solo uno dei tanti esempi di come oggi le nuove frontiere digitali della comunicazione stiano aprendo per i cristiani opportunità fino a ieri assolutamente impensabili. Sempre in Medio Oriente, ad esempio, non si può non citare il caso di Sat7, l'altro grande network televisivo cristiano che trasmette da Cipro via satellite un segnale che può essere ricevuto in tutti i Paesi che vanno dal Marocco all'Afgha­nistan. Nato nel 1996 come iniziativa ecumenica (nel suo consiglio direttivo compaiono vescovi evangelici, luterani, anglicani, armeni, maroniti, siro ortodossi di tutto il Medio Oriente), oggi ha quattro diversi canali: c'è quello principale in arabo, affiancato da un secondo per bambini (come quello analogo di al Jazeera) e dagli ultimi nati: quello in farsi (la lingua parlata in Iran) e quello in turco. Il segnale di Sat7 raggiunge un pubblico potenziale di 500 milioni di persone; si colloca in un panorama molto affollato (si calcola che siano circa 300 oggi i canali televisivi satellitari in Medio Oriente) e i risultati sono notevoli: le stime sugli ascolti variano tra gli 8 e i 16 milioni di telespettatori. Sostenuta da importanti realtà evangeliche del­l'Europa e del Nord America, Sat7 si distingue per il fatto di cimentarsi con tutti i generi televisivi. L'ultimo nato tra i suoi programmi prova a presentare il cristianesimo con lo stile del reality show, un genere popolarissimo anche nel mondo arabo.

Non ci sono però solo i network: a volte il satellite è lo strumento che può permettere anche a piccole comunità cristiane in situazioni molto difficili di tenere insieme il proprio gregge disperso. Em­blematico il caso dell'emittente pachistana Good News Tv. Dato interessante: è nata come web tv dell'arcidiocesi di Karachi, cioè come rete televisiva i cui programmi possono essere scaricati attraverso internet. Adesso, però, al termine di un iter durato tre anni è riuscita a ottenere dalle autorità pachistane un canale satellitare. «L'obiettivo è chiaro - spiegava qualche settimana fa il direttore padre Arthur Charles in un articolo pubblicato sulla newsletter del Centro Oasis -: Good News Tv sarà in grado di dissipare le incomprensioni sul cristianesimo e creerà un clima molto più positivo per l'armonia, la giustizia, la pace e la tolleranza».

Altra frontiera in cui il digitale sta rappresentando un'opportunità gigantesca è l'Asia con Radio Veritas. Dal 1969 infatti questa emittente cattolica voluta dalla Federazione delle Confe­renze episcopali asiatiche trasmette in onde corte dalla sua sede di Manila, dove attualmente può contare su tre potenti antenne da 250 Kw. Il problema, però, è che le lingue in cui trasmette Radio Veritas sono ben sedici: si va dal bengali al vietnamita, dal mandarino al karen. Tre antenne significa tre canali a onde corte, sui quali - a scacchiera e con un palinsesto ben definito - si alternano le diverse lingue. Ma oggi la tecnologia streaming permette anche un altro sistema di fruizione molto più semplice: basta collegarsi attraverso un computer ed è possibile scaricare tutti i programmi; alle 4 del pomeriggio quelli di tutta la mattina, il giorno dopo anche quelli della sera. In questo modo ciascuno può ascoltare una trasmissione nella sua lingua a qualsiasi ora.

Accanto all'informazione «generalista» non vanno però dimenticate nemmeno le singole iniziative pastorali che i nuovi media rendono oggi possibili. Una delle esperienze più interessanti viene dalle Filippine, attraverso i seguitissimi commenti settimanali alle letture della Messa di mons. An­tonio Tagle, vescovo di Imus e teologo molto stimato in tutta l'Asia. Il suo The Word Exposed è una trasmissione settimanale prodotta a Manila dalla Jesuit Com­mu­nication Foundation. Dura un'ora e va in onda alla domenica mattina su Tv5, un'importante rete televisiva filippina. Ma questa non è più l'unica modalità per ascoltarla. Perché le parti principali dei commenti sono riproposte come brevi filmati su internet nella pagina che il vescovo Tagle ha su Facebook. Una pagina che conta attualmente più di 32 mila fan (per intenderci: come numero di fan questo vescovo supera parecchi calciatori di primo piano del campionato italiano). Ma non è solo la cifra in sé a contare: la cosa veramente interessante è il numero dei commenti che ciascuna di queste «pillole» sulla Parola di Dio fa registrare sul grande social network; segno evidente dell'efficacia di questo tipo di strumento.

Sempre sul fronte più pastorale va segnalata infine la proposta lanciata quest'anno in occasione della Settimana Santa dalla Con­ferenza episcopale della Colombia: sette vescovi hanno registrato altrettante meditazioni sulle sette parole di Cristo sulla croce. Anche queste - grazie allo streaming - po­tevano essere scaricate dal sito internet e ascoltate utilizzando un qualsiasi lettore Mp3. Un'altra formula popolare ed estremamente semplice da realizzare. Che insegna però, anche, un'altra lezione fondamentale: per rendere davvero il digitale un'opportunità pastorale bisogna superare il livello dei battitori liberi e lavorare insieme. Se ogni vescovo colombiano avesse proposto la sua riflessione sul suo sito, sarebbe stata una bella proposta dispersa in mezzo a tante altre. Così, invece, è diventato l'occasione per un cammino davvero condiviso da tutta la Chiesa colombiana. Forse su questo anche la Chiesa italiana avrebbe qualcosa da imparare.

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