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Una luce nell'etere del Medio Oriente. Ma non solo. Un piccolo grande segnale di informazione cattolica nel mondo. È l'esperienza di Télélumière (letteralmente «Tele-luce»), la prima emittente cristiana del Libano e del Medio Oriente ad aver allargato la sua diffusione a tutti e cinque i continenti. Una scommessa che si rinnova continuamente.
Télélumière nasce nel 1991, all'indomani della fine del conflitto, che ha insanguinato il Libano dal 1975, su ispirazione di un monaco eremita, fratel Nour, e grazie all'impegno di un piccolo gruppo di laici, sostenuti del patriarcato maronita del Libano. Obiettivo: promuovere la pace, il dialogo e la riconciliazione in un Paese e in una regione attraversati da continui conflitti. Nel giugno 2003, giorno di Pentecoste, l'emittente fa un importante salto di qualità e inaugura la stazione satellitare Noursat (nour significa «luce» in arabo) che copre Europa e Nordafrica. Nel settembre 2004 comincia ufficialmente a trasmettere anche in Nord e Sud America, Canada e Australia. Oggi Noursat è un punto di riferimento imprescindibile per la vastissima diaspora libanese (circa dieci milioni di persone, contro i quattro milioni che vivono nel Paese) e per le minoranze cristiane sparse in tutto il mondo. E, tuttavia, grazie a programmi che promuovono il dialogo multiculturale e interreligioso, la tivù è vista anche da molti musulmani.
L'attenzione per i cristiani, però, resta tuttora prioritaria, specialmente per quelli che vivono nei Paesi arabi e che non hanno altri strumenti di informazione. Oggi grazie a Télélumière/Noursat possono accedere sia alle trasmissioni satellitari, sia al sito internet che diffonde anche una newsletter. E da qualche settimana hanno a disposizione anche molto di più. Insomma, quando la tecnologia riesce a superare i confini e le frontiere. E anche le guerre.
La stessa Télélumière/Noursat, infatti, è stata duramente colpita durante l'incursione israeliana in Libano, nel luglio 2006, subendo danni a strutture e antenne per milioni di dollari.
«Durante l'ultima guerra - precisa il direttore Jacques Fakhr Kallassi - tre torri per la trasmissione, una delle quali installata appena tre mesi prima, sono state bombardate e distrutte sulle montagne di Sannine e Terbol al nord e sulla collina di Fatka». I dirigenti e i molti sostenitori dell'emittente - che non ha pubblicità, ma una rete di amici generosi in tutto il mondo - non si sono persi d'animo e il primo ottobre del 2008 sono cominciati i lavori di ricostruzione. Decisamente in grande stile. Lo scorso 16 aprile, la tivù cattolica libanese è «risorta» nel quartiere di Fatka, alla periferia di Beirut, dove ha inaugurato una vera e propria cittadella multimediale, una Media-City di 25 mila metri quadrati, che include otto studi di produzione e registrazione e 155 tra uffici e studi tecnici per la programmazione e i media. Nel nuovo centro verranno inoltre realizzate due radio, un quotidiano, un periodico e una tivù via internet. Ed è stato annunciato il lancio di due nuovi canali satellitari: Nour Al Chabab per i giovani e Nour Al Sharq (Oriente). È previsto anche un museo sulla presenza cristiana in Medio Oriente, un teatro, una struttura di formazione per operatori dell'informazione, un centro teologico e delle librerie.
Il progetto era stato presentato lo scorso novembre anche a Benedetto XVI, che aveva incoraggiato il cardinale Pierre-Nasrallah Sfeir, patriarca di Antiochia dei Maroniti, e tutti i dirigenti e gli operatori di Télélumière/Noursat a «continuare con generosità la missione al servizio dell'annuncio del Vangelo, della pace e della riconciliazione in Libano e in tutta la regione».
«Nella nuova Media City - spiega Kallassi - produrremo informazione in dodici lingue, da quelle internazionali, come il francese, l'inglese e l'arabo, a quelle più antiche del Medio Oriente come il caldeo, l'assiro e l'armeno... Ma avremo trasmissioni anche in greco, portoghese e in tutti gli altri idiomi parlati dai cristiani che abitano l'area».
Una particolare attenzione, in questo senso, è da sempre rivolta alle minoranze oppresse e perseguitate, con un occhio di riguardo, in questi ultimi anni, per la situazione dei cristiani in Iraq. A questo proposito sono state realizzate delle apposite trasmissioni, che hanno permesso di dar voce a questa minoranza, che subisce una pesante situazione di violenza e discriminazione. È stato inoltre prodotto un nuovo documentario dal titolo: Displaced in their Homeland («Sfollati nella loro terra») e lanciata una campagna internazionale a sostegno dei cristiani d'Iraq.
«La nostra televisione cerca di creare un clima di libertà e democrazia attraverso l'accettazione dell'altro, anche se diverso da noi. I nostri programmi sono caratterizzati dalla libertà di espressione, di pensiero e di educazione», continua il direttore, che lo scorso gennaio era in Egitto per aprire una nuova sede al Cairo, con una speciale vocazione ecumenica e interreligiosa.
«Attraverso Télélumière/Noursat e le sue ramificazioni - continua Kallassi - riusciremo in un futuro molto vicino a raggiungere ogni parte del mondo per proclamare la Buona Novella, rinforzare l'amore nei cuori della gente, seminare pace nelle anime e acclamare il nome del Signore».