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Un terzo degli aderenti al Pcc pratica regolarmente una religione. E Pechino studia contromisure...

«Un terzo dei membri del Partito comunista cinese (Pcc) partecipano regolarmmente ad attività religiose». Quando lo scorso novembre -durante la presentazione del libro del cardinale Roger Etchegaray Ver­so i cristiani in Cina all’Uni­ versità Cattolica - la professoressa A­ les­ sandra Lava­ gnino, docente di Lingua e cultura cinese all’Uni­ versità degli Studi di Milano, lasciò cadere questo dato nelle pieghe del suo intervento, nessuno tra i giornalisti presenti sembrò coglierne la portata.

La fonte della Lavagnino era un recente articolo su Zhengming («Di­ bat­ titi»), autorevole rivista di Hong Kong che analizza i fatti socio-politici della madrepatria, una voce libera (la riprova è che in Cina continentale non è diffusa, solo certi quadri ad alto livello possono leggerla!).

Basta una lettura veloce di quell’articolo (qui ne presentiamo ampi stralci) per capire i toni preoccupati della dirigenza comunista. La notizia è che tra gli oltre 60 milioni di membri del Pcc, sono 20 milioni coloro che partecipano ad attività religiose, con una netta prevalenza  di cristiani. Ecco perché il Comitato centrale del Pcc sta stringendo i tempi per un’«epurazione».

Scrive Zhengming: «Il 12 ottobre il Comitato centrale del Pcc ha approvato per la diffusione il “Docu­ mento riguardante le organizzazioni e i quadri del partito che sono coinvolti, aderiscono e partecipano ad attività religiose”». Aredigerlo sono stati la Com­ missione dell’ispezione disciplinare, il Dipartimento di propaganda e il Dipartimento dell’organizzazione, tutti organi del Co­ mitato centrale del Par­ tito comu­ nista. Nel testo - nota  Zhengming - si citano i discorsi sulle questioni religiose di Hu Jintao e di Zeng Qin­ ghong, tenuti alle organizzazioni locali nel corso della quinta sessione del XVICon­ gresso del Pcc (le ses­ sio­ ni sono annuali e l’ultima si è te­ nu­ ta nell’ottobre dello scorso anno - ndr), laddove si afferma che la corruzione esercitata sulle organizzazioni e i quadri di partito dall’ideologia religiosa, da sottile influenza, è ora diventata aperta minaccia. «Essa - scrive Zhengming - cambierà l’ideologia dei quadri di partito e condurrà alla disgregazione del loro credo politico, lo spirito del partito tenderà a degenerare e creerà ogni tipo di crisi sociale e politica nel partito e nel Paese».

Il documento del 12 ottobre indica una strategia in cinque punti che Zhengming puntualmente elenca: «1) alle organizzazioni di partito di ogni livello non è permesso di organizzare e partecipare, con qualsiasi pretesto, ad attività di carattere religioso; 2) ai quadri di partito non è permesso di aderire ad organizzazioni religiose, comprese organizzazioni e attività religiose straniere (situazioni particolari devono essere esaminate e riportate dal comitato di partito a livello provinciale); 3) coloro che già aderiscono ad organizzazioni religiose e partecipano ad attività religiose devono, dopo aver ricevuto la comunicazione, lasciarle immediatamente, sospendere le pratiche religiose e, di propria iniziativa, presentare un rapporto; 4) a chiunque aderisca ad organizzazioni religiose se, dopo aver ricevuto la comunicazione, nasconde ancora la propria identità e continua a partecipare ad attività religiose, attraverso verifica verranno richieste le sue dimissioni dal partito oppure sarà espulso dal partito; 5) chiunque partecipi ad attività religiose illegali, sarà espulso dal partito e gli sarà precluso ogni incarico dentro e fuori il partito, se ci saranno condotte illegali queste saranno indagate in accordo alla legge».

Il Partito comunista, osserva Zhen­gming, mescola ancora in un unico calderone alcune superstizioni arretrate e pratiche religiose vere e proprie, al fine di coprire le sue azioni brutali contro la libertà di fede religiosa. Perciò in questo documento viene contemporaneamente stabilita una clausola: «ai quadri di par­ tito non sono permessi pretesti per cambiamenti di incarico, trasferimenti di residenza, procreazione, pratiche varie, e praticare pubblicamente attività superstiziose; coloro che provocheranno cattive influenze saranno trattati in base ai regolamenti disciplinari di partito e amministrativi».

In base alle statistiche della segreteria generale del Pcc (scrive Zhengming), sono 12 milioni i quadri di partito delle aree cittadine che partecipano ad attività religiose, di questi 5 milioni sono regolari partecipanti. So­ no 8 milioni i quadri di partito delle zone agricole che partecipano ad attività religiose, di questi, 4 milioni sono regolari partecipanti. Alcuni aderiscono con tutta la famiglia, altri partecipano insieme alle organizzazioni di partito, come ad esempio nel governo distrettuale di Qingyuan (nell’area di Baoding, provincia dello Hebei) ci sono molte organizzazioni di partito che collettivamente aderiscono alla Chiesa; e ancora nel distretto di Ruian nell’area di Wenzhou nella provincia del Zhejiang ci sono più di dieci leader di dipartimenti di partito che sono credenti cristiani.


Secondo un recente rapporto «interno» dell’Agenzia Nuova Cina, l’impatto che l’ideologia religiosa occupa negli animi di alcuni membri di partito sta aumentando. «A Shijiazhuang, nella provincia dello Hebei, migliaia di quadri di partito ritengono che andare in chiesa a partecipare alla Messa costituisca una parte importante della vita - annota Zhengming - ; alcuni quadri di medio-alto livello hanno creato una “chiesa” in casa per evitare noie nell’uscire».

Interessanti anche i dati relativi alla distribuzione geografica del fenomeno. «Sono 11 le aree a livello provinciale in cui sono più numerosi i membri di partito che partecipano ad attività religiose». Tra queste: Hebei, Henan, Jiangsu, Zhejiang, Shandong, Fujian, Liaoning, Hubei, e la municipalità di Shanghai. Ben 32 sono i capoluoghi di provincia e altre città: Shijiazhuang, Baoding (roccaforte della cosiddetta Chiesa cat­ tolica clandestina), Jinan, Luo­ yang, Xi’an (la diocesi guidata dal ve­ scovo Li Du’an), Xinyang, Nan­ tong, Changsha, Nanjing, Hefei, Da­ lian, Wuhan, Yichang, Jinhua, Wenzhou, Shantou, Taizhou, Nan­ ning, Shaoyang, Taiyuan, Qingdao, Fuzhou…

L’articolo di Zhengming si chiude con una considerazione politica: «Zeng Qinghong ha rivelato nel corso della recente riunione della segreteria del Comitato centrale che l’influenza e l’infiltrazione della religione sono maggiori, più profonde e resistenti della scala dei valori occidentali. In alcuni dipartimenti politici regionali la religione (...)influenza la società e i membri di partito».  Stando a Zhengming il vicepresidente «ha, inoltre, dichiarato che alcuni quadri ad alto livello hanno proposto di permettere alla fede religiosa e al credo comunista di convivere all’interno del partito; alcune persone ritengono che la fede religiosa possa far sì che la società sia armoniosa, stabile e si possa sviluppare, perciò bisognerebbe permettere la diffusione della religione e lasciare che i membri del Pcc aderiscano alla religione».


Se l’articolo di attualità presenta dati interessanti e sorprendenti, anche il commento della testata di Hong Kong non è da meno. Vi si met­ te in luce l’inadeguatezza dei leader di Pechino in tema di libertà religiosa. «Marx ha detto che la religione è l’oppio dei popoli. Su questo si è basata la politica anti-religiosa del Pcc. Ma Engels - puntualizza polemicamente Zhen­gming - aveva anche detto che il mi­ ­ glior mez­ zo per aiutare la propagazione della religione è quello di vietarla. Il Partito comunista cinese ha fatto orecchi da mercante riguardo l’ammonimento di Engels e ha sempre perseverato nella politica di ostilità nei confronti della religione. Tutte le personalità del mondo religioso possono esistere solo come strumenti al servizio del Fronte unito». Le due identità, “credente” e “membro di partito”, non possono es­ ­ sere tollerate contemporaneamente.

Zhengming sottolinea, poi, che «fra le tre grandi religioni del mondo, quella che il Pcc più odia è il cristianesimo (cattolicesimo e protestantesimo), perché hanno più stretti contatti con la civiltà moderna e perciò sono quelle che subiscono i più gravi attacchi. Ma è proprio per questo che le radici del cristianesimo sono le più profonde negli animi dei credenti, e anche la loro influen­ za è sempre più estesa. Dopo alcune decine di anni, persino all’interno del Pcc ci sono 20 milioni di persone che partecipano a pratiche religiose;tra questi la magggior parte sono cristiani».


L’analisi di Zhengming si chiude con una premonizione severa: «Non c’è da stupirsi che i detentori del potere del Pcc siano spaventati da questo fenomeno; poiché esso è la premonizione che il loro dominio è sul punto di disgregarsi, e che quindi  bisogna frenarlo e controllarlo severamente». Ma «queste misure oltre a far entrare nella clandestinità le attività religiose dei membri di partito, possono solo rafforzare la loro fede religiosa e far sì che sempre più numerosi membri di partiti si avvicinino alla religione».    GF


L’articolo cui si fa riferimento è apparso sul numero 11/2005 di Zhengming (pp. 8-9). Si ringrazia Clara Bulfoni, docente di Lingua cinese all’Università degli Studi di Milano,  per la traduzione dall’originale.

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