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I 500 cristiani morti in Nigeria in questi giorni sono l’ennesimo caso di una «cristianofobia sempre più preoccupante. I cristiani vengono perseguitati per la loro fede e perché minoranza. Ma l’Occidente resta in silenzio».

È questa la denuncia di René Guitton, lo scrittore francese che nel suo Paese ha rilanciato il tema della persecuzione dei credenti in Cristo nel mondo con un saggio-inchiesta che ha conseguito il Premio per i diritti dell’uomo del Parlamento di Parigi.

Il volume si intitola «Cristianofobia» ed è edito da pochi giorni da Lindau.

Partendo da esperienze e incontri concreti sul campo, Guitton traccia una sorta di mappa ragionata e documentata dell’avversione ai credenti in Cristo da parte dell’islamismo, del comunismo ateo e dell’hindutva, l’ideologia che vuole rendere l’intera India una nazione indù.

Guitton – che sarà in Italia a metà aprile per una serie di conferenze sulla persecuzione anti-cristiana – è editore, giornalista e scrittore. Si è occupato, ad esempio, del dramma dei monaci trappisti uccisi in Algeria nel 1996 con un libro più volte rieditato in Francia, “Si nous taisons”. Membro del comitato di esperti dell’Alleanza delle civiltà delle Nazioni Unite, ha conseguito diversi riconoscimenti per il suo forte impegno sul fronte dei diritti umani, tra cui il Prix Lyautey de l’Académie des sciences d’Outre-mer e il prix Liberté.
Abbiamo raggiunto per una breve intervista Guitton, appena rientrato da una tournée in Canada.

I fatti di questi giorni in Nigeria ripropongono il tema dei cristiani perseguitati. Esiste, a suo avviso, una coscienza internazionale sull’avversione violenta verso i cristiani nel mondo?
Sì, questa coscienza c’è ma sono difficili le modalità con cui intervenire. Le pressioni possono essere fatte, per esempio, dall’Unione europea in maniera politica ed economica. Ad esempio: la Turchia vuole entrare in Europa (non mi pronuncio su tale fatto), quindi l’Unione europea può esigere che all’interno dell’armonizzazione legale Ankara sopprima l’obbligo di citare la religione di appartenenza sulla carte di identità, che è un fatto che in quel Paese causa discriminazione. Anche tramite l’Unesco, mediante l’educazione e l’aiuto che viene offerto in vari Paesi con questa istituzione – per esempio l’Autorità palestinese –, si possono fare pressioni. Inoltre è possibile fare interventi economici sui governi: per esempio, su quello iracheno, che ha bisogno di aiuti finanziari esterni, oppure sui responsabili di Hamas a Gaza, che hanno un’impellente necessità di denaro per la ricostruzione.

Che fare, ad esempio, di fronte al dramma dei cristiani oppressi in Medio oriente?
Ci sono stati Paesi che hanno offerto asilo ai cristiani iracheni rifugiatisi in Europa. Diversi Paesi europei l’hanno fatto, ma i responsabili dei cristiani che vivono ancora in Iraq sostengono che, agendo così, noi facciamo il gioco di quanti vogliono l’espulsione dei cristiani dall’Oriente. «Aiutateci a restare, non a partire» è il loro grido disperato. È importante tener conto di questo appello urgente. Che assomiglia a quello, assai poco ascoltato, dei cristiani libanesi durante le due guerre a Beirut. L’essenziale è agire, e farlo in fretta.

Quali sono i Paesi dove i cristiani vengono più osteggiati?
In India è l’Orissa, dove i cristiani sono stati massacrati in gran numero, a volte addirittura bruciati nelle loro chiese. Poi vanno ricordati lo Sri Lanka, il Pakistan, l’Iraq, dove i terroristi islamisti vogliono cacciarli dal Paese. In Nigeria e in Sud Sudan si registrano massacri di centinaia di cristiani. In Egitto vengono assassinati da islamisti, che rimangono impuniti; le donne cristiane sono obbligate a portare il velo, costrette a convertirsi all’islam e a sposare uomini musulmani.

Perché ha scritto questo libro?
L’ho fatto come testimone in rivolta. Nell’ambito del mio lavoro viaggio regolarmente in Africa, in Medio oriente, in Asia per incontri interreligiosi e convegni. E ho constatato che per i cristiani la situazione, lungo gli anni, si è fatta sempre più preoccupante. Essi vengono perseguitati in quanto cristiani e perché minoranza. Ho vissuto con forza tutto ciò anche a causa del silenzio dell’Occidente e, troppo spesso, di certi media che non parlano di chi non è maggioranza. Si preferisce parlare di ciò che succede alle minoranze dei nostri Paesi. Certo, nessun atto di antisemitismo o islamofobia è accettabile. Ma non esistono vittime buone, di cui bisogna parlare, e vittime cattive di cui tacere. Mi sono ribellato agli atti anticristiani, li denuncio e stigmatizzo anche il silenzio che rischia di essere colpevole. Come, in altre epoche, avvenne in Europa, in particolare con l’ascesa di Hitler e i fatti di Monaco nel 1938.

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